le mie recensioni

i miei libri

Rivera Rivera Rivera Rivera

Il Campionato degli Italiani
Visit Us On FacebookVisit Us On TwitterVisit Us On PinterestVisit Us On YoutubeVisit Us On LinkedinVisit Us On Google PlusCheck Our Feed
Instagram

Dieci anni di Orsa Minore: una testimonianza di vicinanza

15x10_Orsa Minore

L’editoriale che ho scritto per il numero 15 dei Quaderni dell’Orsa, il periodico della libreria Orsa Minore di San Severo. Un numero speciale per festeggiare i dieci anni di attività della libreria di Gabriella de Fazio e Michele Piscitelli.

La libreria Orsa Minore compie dieci anni. Un traguardo importante, soprattutto se raggiunto in un piccolo centro del Sud. In una nazione come la nostra, in cui si legge pochissimo, chi decide di far vivere una libreria è un benemerito della Repubblica e meriterebbe un encomio solenne nella pubblica piazza nei giorni di festa.
Un mestiere difficile quello del libraio, ma un bel mestiere. Ti concede il lusso di conoscere il mondo pur restando sempre nello stesso posto. Di vivere tante vite quante sono quelle dei personaggi che popolano le pagine dei libri che abitano le mensole della libreria. In questo immaginario viaggio intorno al mondo, che il libraio compie ogni giorno, capita anche d’incontrare persone in carne ed ossa: i genitori di questi personaggi, le scrittrici e gli scrittori. E i lettori ovviamente.
Gabriella e Michele, i benemeriti proprietari dell’Orsa Minore hanno deciso che per festeggiare il decennale dell’apertura della libreria non ci fosse bisogno di fuochi d’artificio, ma dell’intelligenza e della riconoscenza degli autori dei personaggi che popolano i libri che vendono. E così hanno preso carta e penna e hanno scritto ad alcuni degli scrittori che sono passati per San Severo a presentare le loro opere e gli hanno chiesto di partecipare a questa festa con un proprio testo. Non un testo che parlasse della libreria o dei proprietari, ma una testimonianza di vicinanza. E la festa, possiamo dirlo, sarà, è, una bella festa perché i testi sono arrivati. Tanti e diversi. Ricchi di suggestioni e di amore per una terra, la Puglia, che è la protagonista di molte delle riflessioni e della prosa che i generosi autori hanno voluto regalare a Gabriella e Michele e ai lettori dei Quaderni dell’Orsa.

«In queste pagine ho cercato di spiegare, ribadendo alcuni concetti che ritengo particolarmente significativi, come rendere i libri materia viva sia l’unico modo per scatenare quel furore di possederli che farà grande una libreria. La fisicità, un tema sul quale tornerò più volte, è una caratteristica vincente per chi scelga di fare il libraio. Il piacere del tatto, di toccare i libri, è fondamentale per amare questo mestiere e quindi svolgerlo nel miglior modo». Le parole di Romano Montroni certo non suoneranno estranee ai nostri librai, ma al contrario familiari e appropriate. Perché per svolgere questo mestiere bisogna essere dei buoni lettori e amare i libri.
Bisogna saper parlare con loro, considerarli come membri della propria famiglia. Solo così si è in sintonia con i lettori, solo così si può pensare immaginari viaggi intorno al mondo. Solo così si possono intraprendere viaggi nella letteratura come quello che stiamo per iniziare nei testi che leggerete nelle prossime pagine, prezioso regalo degli amici scrittori a Gabriella e Michele.
Dalla Puglia e precisamente da Castel del Monte, Eraldo Affinati fa partite il suo Peregrin d’amore. Sotto il cielo degli scrittori d’Italia. Si accosta con rispetto al maniero di Federico II perché questo «brillante grezzo» collocato «in uno spazio senza tempo» incute davvero timore, e perché l’inizio di un viaggio rappresenta sempre un’incognita. Per superare questa difficoltà iniziale Affinati decide di dare del tu al gioiello architettonico pugliese e proprio come lui anche noi iniziamo da qui il nostro viaggio.
Scritti diversi sia per forma sia per contenuto. Tutti, ognuno a modo loro, necessari.
Nicola Lagioia scrive una dichiarazione d’amore per la Puglia, che è anche una verità senza tempo: andare via, significa restare per sempre in quel posto che si è lasciato. Se poi il posto che hai lasciato è la terra dove sei nato, dove ci sono le tue origini, dove hai iniziato a camminare, a leggere, a scrivere, ad amare, allora non puoi non portarla per sempre con te. Non è nostalgia, ma vicinanza. Vicinanza e riconoscenza.
Anche Pino Aprile canta la terra di Puglia. La descrive fin nelle sue più recondite pieghe e in questo canto che è denuncia ma nello stesso tempo esplicitazione di bellezza e di sapere accumulato nel tempo, mette in vetrina alcuni degli uomini che meglio hanno saputo rivendicare orgoglio di appartenenza e battersi per diritti universali. E dunque su un ipotetico tappeto rosso fa sfilare Nicola Sacco, Matteo Salvatore, Giuseppe di Vittorio come in una processione laica che ha come meta il recupero della migliore tradizione di Puglia per affrontare, ora e qui, le sfide del futuro.
La Puglia di Miguel Gotor è una finis terrae che ha saputo conservare «più a lungo che altrove alcune manifestazioni folkloriche in cui elementi magici e religiosi hanno convissuto insieme». La terra della Taranta, la cui origine Ernesto De Martino fa risalire al Medioevo e alle Crociate e che per Salvatore Quasimodo, nel 1961, continua a tramandarsi, e crescere «tra le spighe di grano e le foglie del tabacco».
Gaetano Cappelli, per la gioia di tutte le lettrici, si fa accompagnare da Rodolfo Valentino da Castellaneta. Una storia divertente che ha come protagonista Vittor Ugo Gabrielli guida e custode del museo dedicato al celebre rubacuori di Puglia che si trova nel convento di Santa Chiara. Una storia che scorre via veloce e che condurrà il nostro protagonista nel mondo luccicante del cinema.
Luca Bianchini racconta di quanto sia stata importante la Puglia per la sua carriera di scrittore e non solo per avergli “regalato” il romanzo Io che amo solo te. E da vero innamorato così la descrive: «Una bambina che però si sa ancora stupire per un complimento, si commuove per un applauso, sa ridere delle proprie debolezze e non è ancora del tutto consapevole della sua profonda bellezza».
E poi c’è Gabriella Genisi che scrive una storia potente. La storia di due amici, Michele e Gaetano, due piccoli uomini pieni di sogni e di futuro che vengono uccisi, per errore, dalla malavita organizzata. La mafia, la mafie sono tutte uguali, cambia il nome, cambiano le modalità di adesione, non cambia la cultura di morte di cui sono portatrici. La storia della Genisi ti fa respirare a pieni polmoni la bellezza possibile di Bari, ti fa sentire il profumo di una ruota di focaccia, ma nello stesso tempo spalanca le porte su una realtà che spesso fingiamo di non vedere. E fino a quando non si apriranno fino in fondo quelle porte non si riuscirà ad estirpare la mala pianta della mafia che imprigiona la bellezza del Sud e tiene sotto scacco le sue potenzialità di sviluppo.
E di sviluppo scrive il giovane ma già autorevole storico dell’economia Emanuele Felice che inserisce la Puglia nel contesto più ampio del Mezzogiorno e sottolinea l’incapacità di saper utilizzare le risorse a disposizione, ascrivendo il mancato sviluppo del Sud rispetto al Nord alla classe dirigente locale. Un ragionamento complessivamente negativo che lascia intravedere, però, una flebile luce in fondo al tunnel: «Nuove risorse insomma ma anche nuove regole, che premino la trasparenza e il merito: lungo queste coordinate il Sud si gioca le possibilità di sviluppo».
Figlio del Sud è stato Massimo Troisi di cui scrive Rosaria Troisi che ci ci fa piangere. Un pianto bello, liberatorio, che scalda e consola. Si rivolge a suo fratello esplicitando un’intesa che solo una sorella e un fratello possono condividere. Una sorta di grado zero dell’intimità, scevra da ogni superfetazione. Un’intimità, che seppur a un grado altro, abbiamo in molti con Massimo Troisi. Un diamante puro di bravura e di bellezza. Un diamante che è stato rubato troppo presto e che troppo presto è volato via.
Così come troppo presto volarono via tante giovani vite nel terremoto che sconvolse il Mezzogiorno nel 1980. Ne scrive Maurizio De Giovanni che ricorda i lutti dell’Irpinia e quel boato che si udì in tutto il Sud. Si sentì forte, molto forte, anche in Puglia. Quattro storie che corrono parallele tutte sincronizzate sullo stesso orario, le diciannove e trenta del 23 novembre del 1980. E mentre fotografa lacerti di vite spezzate dal grande bang, ha la capacità e la concentrazione necessaria per fermare sulla carta altrettante fulminee e nitide immagini di città. «Questa è una città di gente veloce […] Questa è una città di gente che i segni li sa interpretare […] Questa è una città di gente che si industria […] Questa è una città di gente che sa ricordare».
Alessandra Appiano e Lino Patruno ci portano in contesti altri.
Appiano racconta un breve tratto del percorso di vita di Lucia Lerro, per presentarci una storia tipica dei nostri giorni. La storia di tutte quelle ragazze, ma potrebbero essere tranquillamente anche dei ragazzi, che inseguono un successo tanto veloce quanto effimero che, certo, non porterà niente di buono e utile alle loro vite così come a quelle dei loro cari.
Lino Patruno utilizza questa occasione per presentarci l’autore aspirante suicida. Una riflessione esilarante, una sorta di biografia collettiva degli scrittori che non vendono migliaia di copie dei propri libri. Una riflessione che fa riflettere sul basso livello culturale dell’Italia che, però, non sembra preoccupare nessuno.
Il racconto di Luciana Castellina è invece strettamente legato alla libreria Orsa Minore e alla presentazione del suo libro Guardati dalla mia fame. Una bella storia racconta con maestria e grazia proprie dell’autrice. Di più non posso scrivere altrimenti vi rovino la sorpresa.
Così come strettamente legata alla libreria di San Severo è la storia di Francesco Leto che scrive di Pilù, il cane di Gabriella e Michele. Racconta, dalla parte del cane, la cena post presentazione del suo libro a San Severo. Lui, il cane, buono e silenzioso che ascolta i discorsi dei suoi padroni e dello scrittore. Una narrazione che sale di tono quando Pilù sale in cattedra e dispensa consigli per i suoi simili. «Bisogna fingersi mansueti e accomodanti. Far credere, ai padroni, che siano loro a decidere la lunghezza del guinzaglio. Che abbiano pure come certezza il loro comando su di me. Io intanto porto avanti la mia dolce monarchia. Sono un monarca accorto, ubbidiente, illuminato. Così, nel fingere che io risponda solo alle loro istruzioni, sono loro a seguire i miei capricci».
Siamo partiti da Castel del Monte con la poetica di Eraldo Affinati e chiudiamo il nostro viaggio interno alle parole dei nostri amici scrittori con i versi del poeta Franco Loi.
«Ero un vagabondo,
e mi piaceva camminare tra le case,
gironzolare con le ragazze
e poi sognarmi la vita come un continuo viaggiare…»

A proposito di Romano Montroni e del suo Vendere l’anima. Il mestiere del libraio, scrive Umberto Eco nella prefazione al libro. Montroni, che è stato un grande libraio, anzi secondo Eco il più bravo di tutti, «elabora una sorta di “filosofia” della libreria, credo che esso possa interessare a chi in libreria ci va come cliente. Per sapere che cosa attendersi e persino che cosa dovrebbe pretendere. E per capire quale lavoro complesso, quali competenze culturali, quanta sapienza diplomatica vi siano dietro a quella che, a prima vista, parrebbe soltanto un’esposizione di merci. Insomma, leggendo Montroni, si capisce che fare il libraio è una bella vocazione».
Vocazione che è alla base dell’impegno quotidiano di Gabriella e Michele ai quali faccio anch’io i miei complimenti per questo traguardo importante: dieci anni della libreria Orsa Minore.
Complimenti e auguri belli. Belli assai.

Condividi
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • MySpace
  • RSS

Addio Campione

#14

Il mio omaggio a Johan Cruijff.

Condividi
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • MySpace
  • RSS

Rivera Rivera Rivera Rivera

Cover Rivera Rivera Rivera Rivera

Dal 1° marzo è in libreria un libro collettivo dedicato a Gianni Rivera, un’antologia di 26 racconti emozionanti e divertenti. È così che Em Bycicleta – Presidio di fabulazione sportiva – decide di salutare i propri lettori per trasformarsi in Rivista Melina, che manterrà in ogni caso lo stesso spirito che per anni ha animato il gruppo. Il titolo del libro è Rivera Rivera Rivera Rivera

Ma perché proprio un libro sul dieci milanista? La risposta l’ha data tempo Alf Ramsey, mitico allenatore dell’Inghilterra mondiale, che alla domanda su chi fossero i quattro giocatori italiani più forti rispose, lapidario: «Rivera, Rivera, Rivera, Rivera».

Ecco le firme che trovate nel volume: Gianni Brera, Gianni Bertoli, Biagio Goldstein Bolocan, Alberto Brambilla, Oscar Buonamano, Mimma Caligaris, Silvano Calzini, Gino Cervi, Pinuccio Corsi, Stefano Corsi, Emiliano Fabbri, Stefano Fregonese, Claudio Gavioli, Tino Gipponi, Antonio Gurrado, Andrea Maietti, Carlo Martinelli, Dario Mazzocchi, Valerio Migliorini, Marco Ostoni, Frank Parigi, Darwin Pastorin, Gianni Rossi, Luigi Sampietro, Claudio San­filippo, Francesco Savio.

Gianni Brera: «Unendo il proprio destino al Milan fu sempre coerente, non fortunato. Nessuno osa privarsene o mancargli di rispetto. È equilibrato, forse anche saggio. La fama gli si dissolve sul capo come una nube non più molto grata. Non se ne affligge e per questo lo stimo. Forse l’angoscia lo prende sentendosi vecchio per un atleta che invero è stato più artista che atleta: però è composto, schivo, e mai lo dà a vedere. L’ho incontrato l’altra sera presso un amico comune, Ross Galimi. Abbiamo bevuto e conversato a lungo, molto serenamente. Fra i due, a capir meglio l’altro è stato lui. Orrida vecchiezza, ridammi il mio abatino».

EM BYCICLETA
Em Bycicleta. Presidio di fabulazione sportiva è nata in un’osteria di Lodi, nel dicembre del 2003. È un nome collettivo che raccoglie ‘sognatori e balenghi’ uniti in un’idea di sport diversa da quella proposta dallo show-business. Sport come metafora di vita, fonte di ‘favole’, nutrimento dei brevi sogni dei poveri che siamo stati, ora che il rischio è di diventare miserabili di mente e di cuore.

Condividi
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • MySpace
  • RSS

Il campionato degli italiani

cover_serie_b

È da pochi giorni in libreria un’antologia di racconti sulle città che partecipano al campionato di calcio di serie B. S’intitola Il campionato degli italiani, 22 giornalisti e scrittori per 22 racconti sulle 22 squadre della serie cadetta, un’antologia che fonde il calcio con il tessuto sociale. Ventidue racconti sul calcio e sulle realtà cittadine delle squadre che compongono la serie B 2015/16.

Ecco la rosa: Titti Festa (Avellino), Marco Amabili (Ascoli), Bruno Palermo (Crotone), Gaetano Imparato (Livorno), Oscar Buonamano (Pescara), Lorenzo Mazzoni (Viruts Lanciano), Francesco Vannutelli (Perugia), Mauro Frugone (Virtus Entella), Roberto Guerriero (Salernitana), Sergio Fortini (Novara), Nicola Conforti (Trapani), Mauro Corno (Como), Andrea De Carlo (Modena), Gianluca Mattioli (Cesena), Marco Ursano (Spezia), Eva Pommerouge (Latina), Gianluca Atlante (Bari), Luca Biribanti (Ternana), Gianpaolo Laffranchi (Brescia), Franco Cottini (Pro Vercelli), Enrico Astolfi (Cagliari), Filippo Landini (Vicenza).
L’allenatore è l’ideatore e curatore del progetto editoriale, Gian Luca Campagna.

Dal mondo singolarmente provinciale di Latina fatto di procaci milf interessate più ai garretti dei calciatori che al pallone alla passionale armonia di una città d’acciaio come Terni. Dai ricordi con gli occhi di un bambino del braccio chiuso di Sollier dopo una rete alla morte di Renato Curi a Perugia, al dramma degli immigrati che Trapani vive ogni stagione. Da una scommessa nata male e finita peggio a Lanciano alla leggenda del fratello sfigato di Dan Corneliusson sul ramo del lago di Como. Dalla tradizione olimpica e pitagorica di Crotone alla realtà colma di calcio e di vita di Salerno. Dalla sciarpa portafortuna di un tifoso del Cesena allo spigoloso momento che vive un ultras del Novara. Dai sogni e le delusioni di un bambino che tifa Avellino all’ironia della giovanissima Pro Vercelli che regala all’Inter una lavagna. Dalla tensione del cronista che attende il ripescaggio del ‘suo’ Ascoli in B al quadro picaresco, noir e cinico di una La Spezia preda della criminalità. Dal dramma intimo e familiare di un tifoso del Vicenza ai sogni di un giovane che desidera giocare nel suo Entella. Dai ricordi in bianco e nero di due tifosi del Pescara passando per YouTube e Twitter alla sorprendente solidarietà ‘a livello ultras’ dei tifosi del Cagliari. Dai sogni di una notte di mezza estate a Modena con le preghiere alla Ghirlandina alle vicissitudini di un giovane ghanese con problemi di carta d’identità a Brescia. Dai sogni di un giovane che un giorno esordisce con la maglia del suo Bari al ricordo sempre vivo di chiaroscuro e colmo di lacrime per il giovane amaranto Piermario Morosini, morto in campo il 14 aprile 2012 durante Pescara-Livorno, cui è dedicata quest’antologia.
Ci provano tutti a infangarlo, a sgonfiarlo, a rottamarlo, ma il pallone, stoicamente, resiste grazie alla passione della gente. Perché si rigenera. Si rigenera «ogni volta che un bambino prende a calci un pallone per strada è lì che rinasce la storia del calcio». Lo ha scritto  tanti anni fa. E, ancora oggi, con questi racconti, sappiamo che è straordinariamente vero.

Condividi
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • MySpace
  • RSS

Il ritorno di Wim Wenders

ritorno-alla-vita-recensione-v4-24932-1280x16

Non fosse Wim Wenders scriverebbero tutti che Ritorno alla vita è un gran bel film, con una fotografia superba. Di più, scriverebbero che la pittura di Edward Hopper diventa film in una trasposizione che è insieme omaggio e citazione. In realtà è come se Wenders togliesse ai quadri di Hopper il sole e i colori e li sostituisse con l’oscurità, demandando alla figura umana e ai luoghi scelti per le inquadrature il ricordo di quell’arte. Un’operazione che vale solo per gli interni e che gli serve anche per assecondare il lungo e doloroso calvario che attraversa la vita di alcuni dei protagonisti. Una sorta di espiazione della pena che si accompagna alla presenza della penombra, a volte dell’oscurità.

Continue reading Il ritorno di Wim Wenders

Condividi
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • MySpace
  • RSS

Francesco Moser, Ho osato vincere

Cover Moser

Questo articolo è pubblicato anche su QuasiRete, il blog di narrazione sportiva di www.gazzetta.it, e su www.calciototale.eu

Ci sono campioni dello sport che restano impressi nella memoria di ognuno di noi e che ci segnano indipendentemente dalle vittorie. Le vittorie, i record, le belle prestazioni, sono importanti, sono l’essenza stessa dello sport, ma il campione è tale se ha qualcosa in più. Qualcosa che va oltre la vittoria, il record o la prestazione straordinaria. Il campione sa incendiare i cuori anche quando non vince, soprattutto quando non vince. Crea senso di appartenenza. Soprattutto il campione non invecchia mai, resta fisso, immobile, nella tua mente con la stessa, identica, faccia che non conosce età e tempo. Francesco Moser è uno di questi. Un campione che ha fatto piangere di gioia generazioni di appassionati di ciclismo e che resta, ancora oggi, uno dei campioni più amati di tutti i tempi dello sport italiano. Un campione che ha vinto molto e che è sempre rimasto umile e legato alla sua terra d’origine, ai valori con i quali è cresciuto, alla sua gente.

Continue reading Francesco Moser, Ho osato vincere

Condividi
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • MySpace
  • RSS

Nicola Rizzoli, Che gusto c’è a fare l’arbitro

Rizzoli_culturemetropolitane

Questo articolo è pubblicato anche su QuasiRete, il blog di narrazione sportiva di www.gazzetta.it, e su www.calciototale.eu

Diciamo la verità, da bambini nessuno vuole fare l’arbitro, così come nessuno vuole fare il portiere. Poi s’inizia a giocare e ci si rende conto dei valori in campo. A quel punto chi è meno capace è disposto a giocare anche anche in porta. L’arbitro però no, proprio no. Nessuno vuole farlo. Per questa ragione il titolo del libro di Nicola Rizzoli, Che gusto c’è a fare l’arbitro, è un titolo appropriato e che cattura l’attenzione.
«Quasi tutti quelli che parlano di calcio hanno giocato a calcio almeno una volta nella vita. Quasi tutti quelli che parlano di arbitri non hanno mai arbitrato una partita nella loro vita».
E già dall’esergo si capisce che Rizzoli ha ragione e che il libro promette bene. Siamo un Paese di allenatori, ma non di arbitri.

Continue reading Nicola Rizzoli, Che gusto c’è a fare l’arbitro

Condividi
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • MySpace
  • RSS

Zlatan Ibrahimović, Io Ibra

Cover Ibra

Questo articolo è pubblicato anche su QuasiRete, il blog di narrazione sportiva di www.gazzetta.it, e su www.calciototale.eu

L’autobiografia di Zlatan Ibrahimović è giunta alla sua quarta edizione. Una nuova edizione, ogni anno, a partire dal 2011, data della prima pubblicazione. Un successo editoriale che premia un lavoro sincero che rispecchia ciò che di pubblico si conosce di uno dei più forti calciatori al mondo.
Un libro sincero che conferma l’immagine che ognuno di noi si è fatto di Zlatan  Ibrahimović e che insieme alla biografia sportiva del campione apre la porta di casa Ibrahimović svelando un’intimità che non tutti sarebbero stati capaci di svelare e di raccontare. Un libro che affronta ogni argomento in modo diretto, proprio come il calciatore che in campo da sempre tutto senza risparmiarsi, soprattutto non cerca alibi. Uno che accetta il gioco duro e non si lamenta per questo.
«Pep Guardiola – l’allenatore del Barcellona, quello con i completi grigi e l’aria pensierosa – venne verso di me, e sembrava pensieroso. A quell’epoca pensavo che fosse ok, non esattamente un Mourinho o un Capello, ma un tipo a posto».

Continue reading Zlatan Ibrahimović, Io Ibra

Condividi
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • MySpace
  • RSS

Il lato oscuro di Plutone

Il lato oscuro di Plutone

L’undecisima edizione del festival Lector in fabula è stata dedicata a Pino Daniele e per quell’occasione mi hanno chiesto un ricordo, ritratto. Ecco ciò che ho scritto. 

Napoli è una città nata capitale e che capitale, nonostante i tentativi di renderla marginale, resterà per sempre. Secoli di storia che l’hanno vista primeggiare in tutte le attività dello scibile umano hanno sedimentato nel corso degli anni saperi e conoscenze che hanno generato tante città, tutte racchiuse una dentro l’altra. Città che convivono a fatica, spesso in antitesi tra loro, sovraffollate. Città popolate da una fauna umana che ha pochi eguali al mondo. Un popolo, quello napoletano, che rappresenta e svela le contraddizioni con le quali siamo costretti a convivere ogni giorno. Alto e basso. Bello e brutto. Educato e maleducato. Legale e illegale. Consapevole e inconsapevole. Una capitale unica e generosa, come unici sono i tanti talenti che la città da sempre genera.

Continue reading Il lato oscuro di Plutone

Condividi
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • MySpace
  • RSS

Anthony Cartwright, Gian Luca Favetto, Il giorno perduto

Il giorno perduto_per sito

Questo articolo è pubblicato anche su QuasiRete, il blog di narrazione sportiva di www.gazzetta.it, e su www.calciototale.eu

Il giorno perduto
è il racconto di un viaggio e di una lunga attesa. Attesa che prende il sopravvento e aiuta a non pensare sempre e in modo ossessivo all’argomento centrale del libro: la tragedia dell’Heysel. Ovvero tutto è costruito affinché l’evento clou, la ragion d’essere stessa del libro, sia il punto di arrivo della narrazione. Alla fine della lettura ci si accorge però che l’attesa e il viaggio sono narrazione nella narrazione, per certi versi quasi svincolati dal contesto in cui sono inseriti.
Nel breve spazio temporale che separa la partenza dall’arrivo, i protagonisti compiono un viaggio nel viaggio e di-svelano la propria vita come in un romanzo di formazione, scoprendo la condizione nuova dell’età adulta.

Continue reading Anthony Cartwright, Gian Luca Favetto, Il giorno perduto

Condividi
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • MySpace
  • RSS