Questo articolo è pubblicato sul quotidiano Roma, il giornale di Napoli
Prima di ogni altra cosa, La vacanza degli intellettuali, il nuovo libro di Paolo Massari, è un omaggio a Sabaudia, un debito di riconoscenza che l’autore sente di dover onorare. Restituisce ciò che quella spiaggia, quelle case tra le dune, il monte Circeo gli hanno regalato, contribuendo a costruire un immaginario dal quale continuerà a trarre ispirazione.
Non un’agiografia, ma una ricostruzione, a tratti quasi filologica, della centralità che la città di fondazione ha avuto per alcune personalità della cultura italiana tra gli anni Sessanta e Settanta. E nel leggere le dediche sui libri di Alberto Moravia conservati nella casa di Sabaudia, provo gratitudine nei confronti di Massari, perché un atto così privato (e bello) come una dedica è sempre un bel leggere.
Il suo è uno sguardo attento, curioso e colto sugli ultimi intellettuali italiani unanimemente riconosciuti come tali. Donne e uomini che avevano eletto Sabaudia come il loro buen retiro, luogo che da sempre custodisce bellezza, storie, amori. L’interazione di questi tre concetti costituisce il genius loci di Sabaudia ed è anche la ragion d’essere del libro. Con queste premesse, in una domenica uggiosa di fine novembre, ho goduto la lettura di queste pagine. Lette per il piacere di leggere.
L’avvio è potente. In poche pagine Massari racconta l’origine del luogo e chi lo ha frequentato, e così facendo parla anche di sé, delle sue radici, della sua famiglia. Nelle prime righe c’è già tutto il libro, e sono certo che questo modo di scrivere sarebbe piaciuto a Giuseppe Pontiggia. A questo proposito, apro una piccola parentesi. Vi consiglio la lettura del delizioso volume Scrittori non si nasce. Il linguaggio della narrativa, pubblicato da Bibliotheka Edizioni, con introduzione di Daniela Marcheschi.
Notevole la competenza con cui l’autore descrive l’idea di città su cui si fonda Sabaudia e gli eventi, non previsti, che hanno portato a una precocissima svolta ambientalista e infine alla nascita del Parco nazionale del Circeo. Egregia anche la sintesi sulla cinematografia che si è occupata di Sabaudia: dall’Istituto Luce alle prove documentaristiche e autoriali dei nostri giorni.
Poi, a partire da pagina 57, fanno il loro ingresso gli intellettuali. Pasolini, Bertolucci e, ovviamente, Alberto Moravia, che troneggia in copertina guardando dritto negli occhi il lettore. Anche qui, in poche pagine, Massari racconta molto di questi giganti della cultura italiana del Novecento.
Di Pasolini restituisce la visione arguta della città. Svela aneddoti. E all’interno di una narrazione compiuta trova il modo di riproporre ciò che il poeta corsaro pensava del fascismo, «Allora penso questo, che il fascismo, il regime fascista, non è stato altro, in conclusione, che un gruppo di criminali al potere che non ha potuto in realtà fare niente, non è riuscito a incidere, nemmeno a scalfire lontanamente la realtà dell’Italia». Una citazione che oggi risuona con una forza particolare.
Le pagine dedicate a Bernardo Bertolucci evocano il lavoro avviato con Ian McEwan, mai tradotto in un film, e la composizione architettonica della casa, la vita normalissima trascorsa con la moglie Clare e gli amici a Sabaudia.
Il rapporto di Alberto Moravia con Sabaudia è profondo. Gli piace tutto, la spiaggia, il mare ancora pulito, il rito della spesa e il contrattare il pesce con i venditori. Da queste pagine riaffiorano il dolore per la morte del suo più caro amico, Pasolini, e la passione per i colori sgargianti.
Di Enzo Siciliano, Dacia Maraini, Jean Genet, Lorenzo Tornabuoni, Raffaele La Capria, Laura Betti, Renzo Paris, Dario Bellezza, Daniele Del Giudice, Emilio Greco e Mario Schifano, non vi racconto nulla, non voglio privarvi del piacere della lettura.
Se scrivi di Sabaudia non puoi non ricordare il Circeo. Quel monte che dà il nome al luogo e che, «visto dalla spiaggia, sembra la testa di Alberto», non può non evocare ciò che accadde nella notte tra il 29 e il 30 settembre 1975, il delitto del Circeo. Per Edoardo Albinati, che ha vinto il Premio Strega con La scuola cattolica, il Circeo è una «montagna incombente e magnetica […] una specie di “montagna incantata” come quella di Mann».
Mi sarebbe piaciuto frequentare quella spiaggia, quelle persone, dialogare con loro. «Immagino le luci accese la sera, le luci di queste ville tra le dune piene di appunti, di progetti…» scrive Massari nel finale. È l’immagine con cui archivio la lettura di una domenica uggiosa di fine novembre.









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