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Il metamondo labirintico di Paul Auster

Questo articolo è pubblicato sul quotidiano Roma, il giornale di Napoli 

Trilogia di New York di Paul Auster è una delle opere letterarie più convincenti della letteratura americana del secondo Novecento. Pubblicata quarant’anni fa negli Stati Uniti d’America e ventuno anni fa in Italia, continua ad essere letta e amata da lettori di ogni età.

Oggi è possibile godere della bellezza della scrittura di Trilogia di New York nella straordinaria interpretazione grafica di Paul Karasik, Lorenzo Mattotti, David Mazzucchelli, pubblicata da Einaudi. I tre romanzi che compongono la trilogia – Città di vetro, Fantasmi, La stanza chiusa – sono unanimemente considerati un’opera postmoderna, di più: un’opera chiave del postmodernismo.

Caso e memoria, realtà e finzione, identità, solitudine, frammentazioni esistenziali: temi che riflettono il vivere contemporaneo, in qualche modo tutti riconducibili all’esodo dalla campagna e all’inurbamento, all’invivibilità della metropoli contemporanea. Temi affrontati con altrettanta bravura da Italo Calvino nel suo lavoro e in particolare ne Le città invisibili.

Calvino e Auster sono accomunati dall’interesse per il processo del raccontare e per il rapporto che riescono a stabilire tra autore, testo e lettore: siamo nella metanarrazione. E se Calvino utilizza questa tecnica per rendere più consapevole il lettore, Auster la utilizza per destabilizzarlo, sia in merito alla narrazione stessa sia in relazione al processo identitario, all’identità dei personaggi.

Ma torniamo alla trilogia di nuovo vestita da tre bravissimi illustratori. A pagina otto la prima striscia in cui letteratura e segno grafico si completano a vicenda. Sette o otto quadri che fissano su carta il perdersi in una città labirinto. Questi disegni compiono un vero e proprio prodigio, danno forma ai pensieri di un lettore che legge, che sta leggendo.

Quando Daniel Quinn, il protagonista, si trova di fronte a Peter Stillman avviene un secondo prodigio, più prodigioso del primo. Nove pagine e venticinque quadri mostrano i pensieri che emergono e sprofondano, passano attraverso bocche, specchi d’acqua e cavità che ricordano la caverna di Platone, in cui convivono uomini e animali, o le loro proiezioni.

S’inabissano e riemergono più volte, fino ad uscire dalla bocca di un manichino adagiato sul fondo di ciò che potrebbe essere il letto di un fiume o della stessa caverna già citata. Un bell’incubo, un ossimoro che racconta molto di questo piccolo capolavoro che abbiamo la fortuna di avere tra le mani.

Paul Karasik e David Mazzucchelli interpretano la letteratura di Auster trasformandola in una nuova opera letteraria e grafica che appartiene, integralmente, alla sfera artistica. È filosofia che s’innerva su un tessuto narratologico capace di accompagnare le tesi di Auster fin dentro la testa del lettore.

Contribuisce non poco il lettering utilizzato. Accattivante e facile da leggere. Colto nell’alternanza tra maiuscolo e corsivo per evidenziare i diversi punti di vista e i tempi della narrazione, a sottolineare l’attitudine freudiana ad autoanalizzarsi per interpretare non i sogni, ma le nevrosi e le paure con le quali, spesso, non sappiamo convivere.

Questo graphic novel si ascrive pienamente alla sfera artistica anche grazie alla sintesi. Come un dipinto è sempre espressione di sintesi, così ogni quadro racconta una storia nella sua sequenza. Un esempio straordinario si trova in basso a sinistra di pagina novantatré: un disegno e sei parole che condensano tutte le pagine precedenti. Semplicemente sublime.

«Molto più numerosi sono quelli senza niente da fare…carcasse di disperazione avvolte di stracci, le facce contuse e sanguinanti. Avanzano per strada come in catene. Nel momento in cui li cerchi sembrano essere dappertutto. Altri sono prigionieri della pazzia…incapaci di uscire nel mondo che si allarga sul limitare del corpo. Forse, se quell’uomo smettesse di percuotere il selciato, la città crollerebbe…».

Le tavole che rappresentano queste parole vengono subito dopo il disegno della mappa della città sulla quale e nella quale Daniel Quinn vaga senza meta. New York, geometrica, razionale e asettica in questa rappresentazione; piena di vita, complessa e contraddittoria nelle pagine successive quando il protagonista, provato e trasandato, cerca e trova ristoro nell’artificio naturale urbano per eccellenza: Central Park.

La rappresentazione grafica di tutto questo e la riflessione sul rapporto tra l’uomo e la metropoli contemporanea è il cuore de la Città di vetro, il cuore della Trilogia di New York. Lo è nel libro di Paul Auster, lo è in questo graphic novel.

Analoghi incanti si registrano in Fantasmi nell’adattamento di Paul Karasik e Lorenzo Mattotti e ne La stanza chiusa nell’interpretazione di Paul Karasik. Permane la stessa tensione emotiva anche se cambiano le forme della rappresentazione.

Siamo al cospetto di una opera d’arte e a un ingegno umano che accompagnano il lettore per tutte le quattrocento pagine del lavoro. Originale, ricca di suggestioni, questa edizione invita a rileggere il capolavoro di Paul Auster o a scoprirlo per la prima volta, consapevoli di entrare in un metamondo labirintico in cui identità e realtà si intrecciano, trasformando il testo in un’esperienza viva e visiva.

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