Questo articolo è pubblicato sul quotidiano Roma, il giornale di Napoli
Confesso di essere entrato ben predisposto al MAXXI di Roma per visitare la mostra dedicata a Franco Battiato (Un’altra vita, dal 31 gennaio al 26 aprile 2026, a cura di Giorgio Calcara con Grazia Cristina Battiato), ma una volta dentro le aspettative sono state superate, raggiungendo vette inattese. Uno stato di benessere psico-fisico mi ha accompagnato per tutto il tempo trascorso ad ascoltare la sua voce mistica e ad ammirare i suoi dipinti.
Superata la tenda nera che immette nell’esposizione, sono stato attirato dallo spazio dedicato all’Oriente, al centro del quale campeggia il tappeto persiano utilizzato nelle ultime esibizioni pubbliche. Sullo schermo scorrono in loop alcuni passaggi del Concerto di Baghdad, tenuto il 4 dicembre 1992 al Teatro Nazionale Iracheno. Canta in italiano e in arabo alcune delle sue canzoni più intense. La voce risuona tra l’oro e il bianco dei quadri che ritraggono sufi, dervisci e amici come Manlio Sgalambro, Elisabetta Sgarbi, Giuni Russo, Willem Dafoe, Giada Colagrande. Dipinti che raccontano un artista visionario, cresciuto tra musica, letteratura, cinema e pittura. Non è una mostra nostalgica, ma un itinerario dentro un pensiero in movimento.
In ognuna di queste discipline si è espresso con maestria, raggiungendo spesso l’eccellenza. Seguire il filo rosso del percorso aiuta a comprendere che cosa abbia rappresentato nel panorama culturale italiano. Grazia Cristina Battiato, presidente della Fondazione a lui dedicata, ricorda come fosse «un vulcano silenzioso: un ricercatore costante, un viaggiatore dello spirito», capace di attraversare le arti come passaggi segreti.
«I am large, I contain multitudes» scrive Walt Whitman in Foglie d’erba. Anni dopo Andrea Pazienza riprende il concetto ne Le straordinarie avventure di Pentothal: «Sono una moltitudine». Attraversando la mostra ho ripensato a queste parole. Dischi, dipinti, film, concerti, ricerca spirituale: Battiato era davvero una moltitudine, tanti artisti in uno.
Come se il percorso non fosse concluso, mentre scrivevo Rai Uno ha trasmesso Franco Battiato – Il lungo viaggio, diretto da Renato De Maria e interpretato da Dario Aita. Un film intenso, tra i più riusciti della recente televisione italiana, in cui emerge la sua complessità insieme alla sensibilità profonda. Struggente il rapporto con la madre, Grazia Patti, decisiva per la sua crescita umana e spirituale.
Una scena mi ha riportato alla mostra: i produttori lo pressano per un nuovo disco; lui promette sette canzoni destinate al successo. Nasce così La voce del padrone, del 1981, con sette brani diventati hit.
E proprio una di queste tracce mi è venuta incontro alla mostra, Gli uccelli. Una canzone a cui sono legato per ragioni personali: ogni volta mi fa ridere e piangere insieme. È accaduto al museo e davanti al film. È la potenza della musica e della visione di Battiato.
La mostra e il film, disponibile su RaiPlay, non perdeteli. Arricchiscono.









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