le mie recensioni

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L’11 febbraio del 1990 la notizia della liberazione di Nelson Mandela ci travolse come fa un temporale nel bel mezzo dell’estate con i vacanzieri sulla spiaggia. La notizia la portò una ragazza di Architettura. Erano i giorni della pantera e dell’occupazione delle università in Italia, non c’erano i telefonini e nemmeno internet. A lei si aggiunsero altre voci che confermarono la veridicità della notizia e poi, a tarda sera, giunse anche la prima edizione straordinaria di un quotidiano.“Madiba” era libero.
Continue reading Il giorno che Mandela fu liberato

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Quando sono in macchina, da solo o in compagnia, canto. Mi piace cantare in macchina perché mi rilassa e perché le parole e la musica sono sempre tra le migliori compagnie possibili.
Canto soprattutto quando viaggio da solo. E sempre, tutte le volte che succede, mi ritorna in mente una delle scene più belle de “La stanza del figlio”, il film con il quale Nanni Moretti ha vinto la Palma d’oro al Festival di Cannes del 2001.
Continue reading Fabrizio Miccoli, un cattivo esempio

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«Proseguiamo a Sud, perché il Sud è nel cuore» sono le parole e la promessa con le quali Emanuela Barbi, l’artista protagonista di GIROvita, chiude questa nostra intervista a sei voci.
GIROvita studio mobile è un progetto di arte relazionale, un osservatorio mobile che per dieci giorni, dal 15 al 25 maggio 2013, ha annusato, ascoltato, registrato, e ridisegnato la fauna umana che abita la città di Pescara. Un progetto artistico di Emanuela Barbi, a cura di Marcella Russo.
Continue reading GIROvita, ovvero l’arte relazionale

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Una delle citazioni più utilizzate, anche prima dell’avvento della rete e dei social media, è una frase del principe Miškin nell“Idiota” di Dostoevskij: «la bellezza salverà il mondo». E quando è stato annunciato “La grande bellezza”, il nuovo film di Paolo Sorrentino, ho pensato inevitabilmente anch’io a uno dei capolavori della letteratura russa. Sorrentino è un regista che apprezzo molto e Toni Servillo, protagonista assoluto del film, è, in questo momento, “l’attore” italiano. Continue reading La grande bellezza

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Il pomeriggio del 23 maggio del 1992 ero ospite a casa di amici, faceva già molto caldo e mi aggiravo inquieto alla ricerca di una bibita fresca e di un libro. Erano quasi le sei del pomeriggio e la radio sparava musica a tutto volume quando all’improvviso cessano le note e irrompe la sigla di un notiziario fuori orario. «Attentato in Sicilia. Una quantità enorme di tritolo ha distrutto un tratto dell’autostrada che dall’aeroporto di Punta Raisi porta a Palermo. Lo scoppio è avvenuto all’altezza dello svincolo di Capaci-Isola delle Femmine. Sembra che tra le persone coinvolte ci sia il giudice Giovanni Falcone». Poco dopo la tragica conferma: «Giovanni Falcone è morto in un attentato e con lui muoiono sua moglie Francesca Morvillo, e gli agenti della sua scorta». Continue reading Giovanni Falcone, un eroe contemporaneo

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La requisitoria al “processo Ruby” con la quale il magistrato Ilda Boccassini ha chiesto 6 anni di reclusione e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per Silvio Berlusconi arriva pochi giorni dopo la condanna in Appello, sempre per l’ex Presidente del Consiglio, del “processo Mediaset”. I reati contestati a Berlusconi dal magistrato milanese sono in questo caso concussione e sfruttamento della prostituzione minorile. I fatti, pur nelle differenti versioni che oscillano tra «erano solo cene eleganti» e «Le ragazze invitate ad Arcore facevano parte di un sistema prostitutivo organizzato per il soddisfacimento del piacere sessuale di Silvio Berlusconi», sono noti a tutti e dunque non approfondiremo questo aspetto. E i fatti sono noti a tutti per due motivi. Continue reading Il Paese in mano alle escort. Lo squallore del caso Ruby

Ho scritto questo articolo per un portale di controinformazione zemaniana, www.supremoboemo.it, per la mia amica Stella Corigliano.
Il Bayern Monaco, o il Fußball-Club Bayern München per i puristi, conquista la terza finale consecutiva di Champions League, vince la Bundesliga con sei giornate di anticipo ed è una delle finaliste della Coppa nazionale di Germania. Perché dunque la dirigenza tedesca non conferma Jupp Heynckes e assume il catalano Pep Guardiola per la prossima stagione agonistica?
Continue reading Sempre e per sempre

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Un epigramma greco, attribuito a Simonide, recita così: «Piange i suoi morti ognuno: or sono in lutto». Ed è esattamente la prima reazione che ho avuto quando ho saputo della morte di Giulio Andreotti. Ognuno pianga i suoi morti.
Io piango la morte di Agnese Borsellino, una morte che sento mi appartiene. Non ho mai incontrato personalmente Agnese, eppure la sua morte mi appartiene. Era una persona della mia famiglia, una famiglia allargata. La famiglia della legalità e della giustizia, della lotta alla mafia e alla criminalità organizzata, la famiglia degli italiani perbene. Di quegl’italiani che si riconosco nelle parole e nei principi della Costituzione Italiana. Quella Costituzione che Paolo Borsellino, il marito di Agnese, e Giovanni Falcone hanno seguito, difeso e onorato fino alle estreme conseguenze. Continue reading Borsellino e Andreotti. Ognuno pianga i suoi

La rielezione di Giorgio Napolitano, alla veneranda età di 88 anni, è una scelta da conservatori e non da progressisti. Innanzitutto autoconservatori, un ceto politico ormai giunto ben oltre il capolinea e che con questa scelta pensa di sopravvivere e guadagnare tempo.
Ma chi ha voluto il bis di Napolitano al Colle e perché si arrivati a questa rielezione?
A me paiono queste le due domande più pertinenti, ovvero comprendere la motivazione politica di tale scelta piuttosto che spiegare perché non è stato votato Romano Prodi. Non è stata scelta maturata sulla base del merito, sul curriculum. Se avessero valutato anche questo non ci sarebbe stata partita: il profilo politico istituzionale di Romano Prodi non può essere confrontato con quello di Napolitano. Avrebbe vinto il professore per distacco.
Il bis di Napolitano lo hanno voluto la maggioranza dei grandi elettori del Pd e tutto il Pdl. Una scelta che è figlia di un progetto politico che individua in un governo di larghe intese, un governissimo, la modalità per uscire fuori dallo stallo in cui si trova, politicamente, l’Italia.
Una spiegazione semplice e razionale che il Pdl ha fatto sua fin dalle prime ore successive allo spoglio delle schede elettorali, mentre Bersani e il suo partito hanno negato fino al giorno della candidatura di Franco Marini.
È dunque questa la ragione unica di questa rielezione: Napolitano garantisce questa scelta perché è anche la sua scelta. Optare per Romano Prodi non avrebbe garantito la possibile nascita della nuova “coppia di fatto” della politica italiana, Pd (o quel che resta del Pd) + Pdl. Possibile, perché dopo ciò che è successo nelle votazioni di questi giorni, è molto rischioso puntare sulla compattezza del gruppo Pd alla Camera e al Senato.
Questa è la motivazione politica dei 101 grandi elettori che non hanno votato Romano Prodi, il padre dell’Ulivo, l’unico uomo politico che ha battuto nelle urne, per due volte, Silvio Berlusconi. Grandi elettori che sono stati definiti «traditori» da Bersani, «sicari», da Sandra Zampa, deputata e portavoce di Romano Prodi e «quelli-di-sinistra-che-odiano-la-sinistra» da Civati.
Ma chi sono i 101 che hanno sancito la fine politica del Pd non votando prima Franco Marini e successivamente Romano Prodi?
Chi da un’indicazione precisa è sempre la Zampa, portavoce di Prodi, che si è autosospesa dal gruppo Pd alla Camera perché sostiene è «impossibile restare seduta accanto a chi ha accoltellato alle spalle Prodi come un sicario».
Per lei i mandanti sono le due anime del partito che non si sono fuse a caldo, ma solo a freddo: «Dopo il flop di Marini, erano in ballottaggio Prodi e D’Alema. D’Alema ha chiesto le primarie, ma non gli sono state concesse. I gruppi che fanno capo a lui si sono vendicati. Poi si sono aggiunti i sostenitori di Fioroni e Marini, che ha perso le primarie in Abruzzo, e non poteva sopportare venisse eletto chi le primarie le ha inventate. Mario Monti poi, per votare Prodi chiedeva in cambio posti di governo, figuriamoci».
Se si resta a queste dichiarazioni, non smentite da nessuno, l’identikit dei 101 è dunque svelata.
P.s.: Non ho scritto di Stefano Rodotà e del perché il Pd non abbia mai preso in considerazione una sua candidatura per il Colle non perché non me lo sia chiesto. Semplicemente perché Rodotà non è “uno di loro” e per questo motivo non lo avrebbero mai votato come fecero già venti anni fa quando gli preferirono lo stesso Napolitano alla Presidenza della Camera dei Deputati.

Correva l’anno 2007 e si era nel mese di Aprile e Firenze fu lo scenario che i dirigenti di Botteghe oscure scelsero per “chiudere” i Democratici di Sinistra.
In quel Congresso, l’ultimo dei DS appunto, si consumò l’atto conclusivo di un partito che veniva da lontano e che dal quel giorno non sarebbe andato più da nessuna parte.
Io c’ero, ero uno dei delegati che rappresentava la provincia di Pescara. Spiegammo le ragioni del nostro dissenso, ma perdemmo. Vinsero loro, D’Alema, Veltroni, Fassino, Bersani. Oggi possiamo dire, senza ombra di dubbio, che la loro fu una vittoria di Pirro.
M’iscrissi al Pds quando Massimo D’Alema diventò il segretario di quel partito e l’ultimo intervento politico che ascoltai Firenze fu proprio quello di D’Alema. Il suo intervento mi colpì per tre aspetti e perché fece chiarezza su molti punti che erano risultati ambigui o solo sullo sfondo di altri interventi favorevoli alla nascita del Pd.
Il primo punto fu un’affermazione chiara: «Questo è l’ultimo congresso dei Ds». Banale e scontato ma non lo aveva detto nessuno tantomeno durante i congressi di sezione, di federazione e regionali che avevano preceduto quello di Firenze.
Il secondo punto riguardò il profilo del nuovo soggetto politico. Assumendosi la responsabilità per i fallimenti dei progetti politici precedenti, cosa che in quella occasione fece fino in fondo solo Gianni Cuperlo oltre a lui, disegnò i tratti del nuovo partito che pose in un’ipotetica linea mediana tra Confindustria e il sindacato.
Il terzo aspetto riguarda un tema che non affrontò: la laicità dello Stato.
Alla luce di tutto quello che è successo in questi sei anni credo che i tre punti che colsi in quel suo intervento spiegano ancora oggi le ragioni di un clamoroso fallimento politico che oggi è chiaro per tutti.
In quel congresso io e le persone come me che non condividevano quel progetto politico fummo sconfitti e decidemmo d’intraprendere un percorso diverso che, dopo diverse esperienze, ci portò ad essere cofondatori di Sinistra Ecologia e Libertà.
La giornata di ieri, con il volgare voltafaccia di 101 deputati del Partito Democratico che non hanno votato Romano Prodi venendo meno a un impegno preso con se stessi, mi fa essere ancor più sereno e convinto della scelta compiuta a Firenze.
Da oggi, dunque, inizia un’altra storia per la sinistra in Italia. Deve iniziare un’altra storia perché la nostra storia, la storia della sinistra in Italia, non può finire così.
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