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Mia madre aveva una cinquecento gialla, Enrica Ferrara

Questo articolo è pubblicato anche su pagina21

Nei primi due paragrafi del libro Enrica Ferrara ha già svelato al lettore gli elementi su cui costruisce il suo esordio narrativo, una scelta che svela l’ordito letterario che ci apprestiamo a leggere.

La storia di una bambina che diventa ragazza e della sua famiglia che si sovrappongono alla storia del suo Paese, l’Italia. Sono gli anni più drammatici della giovane democrazia italiana, quella del terrorismo che insanguinò la Penisola. Anni che culminarono con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, uno degli uomini più influenti della politica italiana.

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Grande studio su Baudelaire (un romanzo storico), Felipe Polleri

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La ghigliottina (porta) che occupa tutta la pagina di copertina della versione italiana dell’ultimo libro di Felipe PolleriGrande studio su Baudelaire (un romanzo storico)è sempre sul punto di decapitare qualcosa o qualcuno lungo le cento pagine del componimento. Resterà saldamente ancorata ai suoi montanti dall’inizio alla fine come monito più che presagio. Ogni testa resterà sul proprio corpo, così come la letteratura continuerà il suo percorso di cambiamento continuo, senza strappi o fughe, sconsiderate, in avanti. Cambierà cambiando.

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Tua figlia Anita, Paolo Massari

Il ritmo incalzante della narrazione che fa da contraltare alla fissità della malattia prima e della morte poi è la chiave di lettura e uno dei pregi dell’esordio narrativo di Paolo Massari.

C’è ritmo e velocità di pensiero e di azione, un muoversi continuo per non restare fermi a pensare, come se la scrittura potesse eludere, spostare in avanti, la fine.

Da qui, da questo tentativo, discende anche il sarcasmo e la leggerezza della descrizione di brandelli di vita. C’è umorismo che si contrappone, quasi respinge, l’idea stessa della morte.

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La più grande libertà a cui aspirare è quella di poter scegliere

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Presentata e poi ritirata la proposta di legge del senatore della Lega, Manfredi Potenti, che prevedeva la proibizione dei titoli al femminile all’interno degli atti ufficiali. Dunque, via sindaca, ministra, rettrice per dare spazio esclusivamente a sindaco, ministro, rettore. È di pochi anni fa un libro, Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, che sembra essere stato scritto proprio per metterci in guardia dall’avvento di cose brutte precedute sempre da piccole, spesso inconsistenti e ridicole (come in questo caso), posizioni politiche che diventano modi di essere, esempi da seguire. «Nulla muta istantaneamente…» scrive la Atwood.

Nel commentare e recensire i romanzi di Margaret Atwood ci si sofferma con più insistenza sul contenuto, sul messaggio, spesso anticipatore di eventi futuri. Sull’immaginazione della scrittrice canadese, sulla sua capacità visionaria. Una visionaria realista.
Poco, troppo poco, ci si sofferma sulla sua capacità descrittiva. E invece la scrittura di vaglia la si riconosce proprio dalle descrizioni. La descrizione di un luogo, del carattere di una persona, di un sentimento, sanciscono la grandezza di un’autrice o di un autore…

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L’età fragile, Donatella Di Pietrantonio

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La promessa della vincitrice del più prestigioso premio letterario italiano è un segnale bello e positivo: «Prometto che userò la mia voce scritta e orale in difesa di diritti per cui la mia generazione di donne ha molto lottato e che oggi non sono più scontati». Le parole con cui Donatella Di Pietrantonio ha festeggiato il Premio Strega ci dicono che gli intellettuali in Italia ci sono e sono in prima linea per la difesa dei diritti e delle libertà. Non è un segnale di poco conto che segue di qualche mese il dibattito pubblico che ha visto un altro Premio Strega, Antonio Scurati, difendere la libertà e la democrazia in occasione dei festeggiamenti del 25 aprile.

C’è dunque da essere fieri delle scrittrici e degli scrittori italiani che tengono accesa la fiamma vitale e rivoluzionaria della letteratura.

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Le città del mondo, Eraldo Affinati

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Leggendo di Charkiv si comprende cosa sia la «cosa umana per eccellenza», insuperata definizione di città di Claude Lévi-Strauss, per Eraldo Affinati. Siamo tra le prime pagine del suo ultimo libro ed emerge con chiarezza la sua idea di città: l’incontro tra persone, la contaminazione.

Filo rosso che determina e avvicina l’essenza di Eraldo Affinati a quella del pellegrino. Pellegrino tra pellegrini. Anima inquieta tra anime inquiete.

«Animula vagula blandula
Hospes comesque corporis
Quae nunc abibis in loca?
Pallidula rigida nudula
Nec ut soles dabis iocos…».

Sono le parole dell’imperatore Adriano di Marguerite YourcenarL’anima, ci ricorda «il più umano tra gli imperatori», separata dal corpo diventa inesistentecongiunta al corpo diventa vita. Il pellegrino Eraldo, il letterato Affinati.

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Ci vediamo in agosto, Gabriel García Márquez

La forza evocativa delle parole di Márquez conduce direttamente sul luogo dove si svolgono i fatti. Una scrittura ricca. Il racconto si sviluppa e cerca spazio tra le descrizioni che sono minuziose, raffinate, uniche. E dunque, tra una descrizione l’altra, si appalesano prendono corpo e vita, Ana Magdalena Bach, sua madre, l’isola sulla quale è sepolta, i gladioli, i suoi, occasionali, amanti.

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Zeman è per sempre

Questo articolo è pubblicato anche su calciototale.eu

Da oggi Zdenek Zeman non è più, ufficialmente, l’allenatore del Pescara. Dopo l’intervento chirurgico a cui si è sottoposto questa settimana e non avendo, per il momento, l’idoneità sportiva, ha rassegnato le sue dimissioni.

Molto probabilmente la carriera dell’allenatore boemo termina a Pescara, laddove nel 2012 aveva scritto una delle pagine più belle del calcio italiano con la promozione in serie A della squadra adriatica e lanciando nel grande calcio calciatori come Lorenzo Insigne, Marco Verratti e Ciro Immobile.

Termina la carriera di allenatore sul campo, ma non finisce l’influenza che eserciterà sull’intero movimento calcistico, perché l’efficacia e la bellezza del suo calcio offensivo continueranno a vivere nei movimenti in campo che altri allenatori insegneranno ai propri calciatori sulla scia del suo esempio. Continue reading Zeman è per sempre

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Ma tu chi sei, Bruno Arpaia

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Bruno Arpaia torna in libreria con un nuovo romanzo, Ma tu chi sei, e riapre il dibattito sulla narrativa contemporanea, confermando la sua capacità di ampliare «la nozione stessa di romanzo».

Il romanzo così come lo abbiamo conosciuto fino a pochi anni fa non esiste più, ovvero ci sono molti scrittori e molte scrittrici che lo propongono anche oggi, ma la sua strada è, ormai, segnata. Perché se è vero che la letteratura serve, tra le altre cose, a farci comprendere meglio il mondo in cui viviamo o quello in cui vorremmo vivere, la natura umana, i sentimenti, la vita e la morte, è vero che il modo di narrare tutto ciò è cambiato e continua a cambiare.

Racconto in prima persona di una storia veraapprofondimento scientifico e spiegazione degli argomenti trattati, riflessione sulla condizione contemporanea dell’uomo, sono gli argomenti che Arpaia tiene insieme con grande maestria e sapienza, facendo restare il lettore attaccato alla storia dalla prima all’ultima pagina.

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27 gennaio 1945, la fine di Auschwitz

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Settantotto anni fa, il 27 gennaio del 1945 l’Armata Rossa entra nel campo di concentramento nazista di Auschwitz e da quel giorno inizia una nuova era per gli esseri umani.

«La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945. Fummo Charles ed io i primi a scorgerla: stavamo trasportando alla fossa comune il corpo di Sòmogyi, il primo dei morti fra i nostri compagni di camera. Rovesciammo la barella sulla neve corrotta, ché la fossa era ormai piena, ed altra sepoltura non si dava: Charles si tolse il berretto, a salutare i vivi e i morti».

Primo Levi così descrive l’arrivo dei soldati russi nel lager, nelle prime pagine de La Tregua. In realtà Levi si trovava nel lager di Monowitz, satellite del complesso di Auschwitz, ma poco importa.

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