le mie recensioni

|
Ex Aurum non era un semplicemente un nome ma un tòpos, un “luogo” della città di Pescara. Coniugava la memoria della fabbrica con la volontà, manifestata in più occasioni da tanti cittadini, di riappropriarsi di un pezzo di città.
Continue reading Ex Aurum perché azzerare la storia recente?

Che bella giornata
Oscar. Una narrazione semplice e lineare che regala allo spettatore novanta minuti di divertimento e insieme di riflessione. Non sono necessari effetti speciali, spettacoli in Tre D, tantomeno donnine nude. Al contrario ciò che più colpisce in questo film è proprio il senso della misura e la delicatezza con cui Checco Zalone lavora con le parole e il corpo riuscendo nell’impresa non semplice di trasformare la grevità in leggerezza. Il titolo riporta alla mente Raffaele La Capria in Ferito a morte.
Enzo. In Che bella giornata lo scontro di civiltà viene compresso alla misura di un pisello. E anche se inteso metaforicamente, non sarebbe mai grande quanto la realtà contemporanea, qui beffeggiata senza nessuno strumento conoscitivo adeguato. La tragedia di due religioni che, come altre volte è accaduto nei secoli, finiscono sull’orlo del conflitto, diviene spunto di macchiette a sfondo sessuale. Quest’ultimo ribadito nella canzoncina dei titoli di coda: «L’amore è quando è grande grande grande».

Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta, 1961
«Io» proseguì don Mariano «ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancora più in giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi… E ancora di più: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… […]»
Nicole Minetti, Intercettazione telefonica, 2010
«Ci sono varie tipologia di persona. C’è la zoccola, c’è la sudamericana che non parla l’italiano e viene dalle favelas, c’è quella un po’ più seria, c’è quella via di mezzo tipo Barbara Faggioli e poi si sono io che faccio quel che faccio, capito? Per cui non sii timida, fregatene, sbattitene il cazzo e via andare!»
Quando la Fiat era di Giovanni Agnelli s’identificava l’intera Fabbrica Italiana Automobili Torino con il Paese. L’“avvocato” era solito ripetere: «Ciò che va bene alla Fiat, va bene all’Italia». Si dice che per far sentire meno soli i meridionali che lavoravano nella sua fabbrica comprò per la Juventus Pietro Anastasi, “Pietruzzo”, siciliano di Catania, che rimase a Torino per otto anni contribuendo in maniera decisiva a molte vittorie dei bianconeri.
Continue reading Quando la Fiat era di Gianni Agnelli
Il Consiglio di Amministrazione della Rai si prepara alla campagna elettorale e decide di fare un po’ di pulizia nei palinsesti della televisione pubblica italiana.
Continue reading Pulizie di primavera
Ai tempi dell’università, nella “mia” facoltà (architettura a Pescara), c’era una contrapposizione fortissima tra due fazioni. Si proprio due fazioni. Quelli della tendenza e i decostruttivisti. Ognuna delle due squadre venerava delle icone. Aldo Rossi, Giorgio Grassi, Adolf Loos appartenevano ai primi, Peter Eisenman, Frank O.Gehry, Daniel Libeskind, i portabandiera dei secondi.
Continue reading C’è nessuno? C’è nessuno? C’è nessuno?
Che bella giornata, il nuovo film di Checco Zalone, Pasquale Luca Medici all’anagrafe e una laurea in giurisprudenza nel cassetto, sbanca il botteghino. Nel primo weekend di programmazione il film del poliedrico artista pugliese incassa una cifra che sfiora i diciannove milioni di euro. Mai prima d’ora in Italia, dopo soli quattro giorni di programmazione, un film aveva incassato una cifra così alta. Un successo in qualche misura atteso, certamente non in queste dimensioni e perciò clamoroso.
Continue reading Belle giornate
Terroni. Tutto quelle che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali, l’ultimo libro di Pino Aprile, rappresenta un’occasione rara per parlare, al di fuori delle celebrazioni ufficiali e senza retorica, del processo di unificazione dell’Italia. Di ciò che eravamo e di ciò che siamo diventati. Stabilmente ai vertici di tutte le classifiche di vendita in Italia si è aggiudicato il premio letterario Carlo Levi 2010 per la sezione saggistica.
Continue reading Intervista a Pino Aprile. «Tremonti? Drena al Sud e porta al nord»
Dal mare magnum dell’editoria italiana degli ultimi anni, e per essere più precisi dal 2010 che si è appena concluso, emerge Nel cemento di Mascia Di Marco. Un esordio letterario positivo che potrebbe fungere da apripista a nuove e più misurate narrazioni della scrittrice abruzzese.
La voglia di raccontare, scriverei l’esigenza se non considerassi questo termine troppo usato e spesso abusato, non si sovrappone agli elementi costitutivi del romanzo piuttosto si giustappone.
Continue reading Nel cemento, Mascia Di Marco
|
|