le mie recensioni


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Se tutto diventa sàtira e par condicio. Sottotitolo, le parole sono importanti.

Quando non c’era il videoregistratore, internet e il my sky, dovevi accontentarti della cronaca sulle pagine di musica e spettacolo dei quotidiani per sapere cosa era successo la sera precedente a Sanremo. Le canzoni le ascoltavi alla radio la mattina successiva mentre l’intervento dell’ospite d’onore era riassunto in quei fogli di giornale. Oggi non è più così. You Tube la fa da padrone. Dopo pochi minuti della messa in onda tutto è disponibile in rete. E cosi grazie alla rete ho visto le performance di Luca e Paolo dei primi due giorni della kermesse canora.

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Attraversare il guado

Giudizio immediato per concussione e prostituzione minorile è l’accusa dalla quale si dovrà difendere Silvio Berlusconi a partire dal 6 Aprile. Un accusa che ferisce l’Italia intera e ognuno di noi. La volontà dell’imputato di non presentare le dimissioni dall’incarico pro tempore che occupa rende ancor più grave la situazione del paese. Nessuno primo ministro, in nessuno stato del mondo, è stato mai accusato nell’esercizio delle sue funzioni, di reati così gravi. Tutto questo ferisce e umilia noi, cittadini italiani, e l’Italia in maniera superiore allo stesso imputato.

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«Le donne sono forti. Hanno la speranza nel cuore e nell’avvenire» (Monica Vitti)

Berlusconi e i “suoi” sbagliano a sottovalutare le manifestazioni che si sono svolte ieri in Italia e, seppur in tono minore in relazione ai numeri, in tutto il resto del mondo. Un milione di persone che sentono il bisogno di ritrovarsi in piazza per manifestare il proprio disagio, cittadini attivi dunque,  sono una realtà di cui un uomo politico dovrebbe tenere conto.

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Ex Aurum perché azzerare la storia recente?

Ex Aurum non era un semplicemente un nome ma un tòpos, un “luogo” della città di Pescara. Coniugava la memoria della fabbrica con la volontà, manifestata in più occasioni da tanti cittadini, di riappropriarsi di un pezzo di città.

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Bi-fronti, Oscar Buonamano e Enzo Verrengia

Che bella giornata

Oscar. Una narrazione semplice e lineare che regala allo spettatore novanta minuti di divertimento e insieme di riflessione. Non sono necessari effetti speciali, spettacoli in Tre D, tantomeno donnine nude. Al contrario ciò che più colpisce in questo film è proprio il senso della misura e la delicatezza con cui Checco Zalone lavora con le parole e il corpo riuscendo nell’impresa non semplice di trasformare la grevità in leggerezza. Il titolo riporta alla mente Raffaele La Capria in Ferito a morte.

Enzo. In Che bella giornata lo scontro di civiltà viene compresso alla misura di un pisello. E anche se inteso metaforicamente, non sarebbe mai grande quanto la realtà contemporanea, qui beffeggiata senza nessuno strumento conoscitivo adeguato. La tragedia di due religioni che, come altre volte è accaduto nei secoli, finiscono sull’orlo del conflitto, diviene spunto di macchiette a sfondo sessuale. Quest’ultimo ribadito nella canzoncina dei titoli di coda: «L’amore è quando è grande grande grande».

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Di umanità e di persone (1961_2010)

Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta, 1961
«Io» proseguì don Mariano «ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancora più in giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi… E ancora di più: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… […]»

Nicole Minetti, Intercettazione telefonica, 2010
«Ci sono varie tipologia di persona. C’è la zoccola, c’è la sudamericana che non parla l’italiano e viene dalle favelas, c’è quella un po’ più seria, c’è quella via di mezzo tipo Barbara Faggioli e poi si sono io che faccio quel che faccio, capito? Per cui non sii timida, fregatene, sbattitene il cazzo e via andare!»

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Quando la Fiat era di Gianni Agnelli

Quando la Fiat era di Giovanni Agnelli s’identificava l’intera Fabbrica Italiana Automobili Torino con il Paese. L’“avvocato” era solito ripetere: «Ciò che va bene alla Fiat, va bene all’Italia». Si dice che per far sentire meno soli i meridionali che lavoravano nella sua fabbrica comprò per la Juventus Pietro Anastasi, “Pietruzzo”, siciliano di Catania, che rimase a Torino per otto anni contribuendo in maniera decisiva a molte vittorie dei bianconeri.

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Pulizie di primavera

Il Consiglio di Amministrazione della Rai si prepara alla campagna elettorale e decide di fare un po’ di pulizia nei palinsesti della televisione pubblica italiana.

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C’è nessuno? C’è nessuno? C’è nessuno?

Ai tempi dell’università, nella “mia” facoltà (architettura a Pescara), c’era una contrapposizione fortissima tra due fazioni. Si proprio due fazioni. Quelli della tendenza e i decostruttivisti. Ognuna delle due squadre venerava delle icone. Aldo Rossi, Giorgio Grassi, Adolf  Loos appartenevano ai primi, Peter Eisenman, Frank O.Gehry, Daniel Libeskind, i portabandiera dei secondi.

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Belle giornate

Che bella giornata, il nuovo film di Checco Zalone, Pasquale Luca Medici all’anagrafe e una laurea in giurisprudenza nel cassetto, sbanca il botteghino. Nel primo weekend di programmazione il film del poliedrico artista pugliese incassa una cifra che sfiora i diciannove milioni di euro. Mai prima d’ora in Italia, dopo soli quattro giorni di programmazione, un film aveva incassato una cifra così alta. Un successo in qualche misura atteso, certamente non in queste dimensioni e perciò clamoroso.

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