le mie recensioni

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Apple Store, Fifth Avenue, il quinto monumento più fotografato di NYC
Oscar. L’Apple Store sulla Fifth Avenue di New York, un grande piano unico sotto il livello della strada che cattura la luce dall’alto dove è posta la mela, più che un negozio è un’anticipazione di futuro. Assurge a monumento – è più fotografato della Statua della Libertà – perché Mr. Jobs e le sue idee incarnano la contemporaneità. E come i monumenti è testimonianza di una storia collettiva e dell’ingegno umano. Chi fotografa quel cubo di vetro in realtà sta fotografando un’idea; è questa la notizia.
Enzo. Nell’Italia che tenta di imitare gli Stati Uniti con la perizia di un orango, Apple è sinonimo di complicazione. Costa troppo e non si trovano i programmi. Al di là dell’Atlantico rappresenta un emblema. Dell’iniziativa di due ragazzi che inventarono il personal computer nel garage. Dunque, considerarne lo store sulla Fifth Avenue uno dei monumenti più fotografati è il corollario di un successo che parte dall’inventiva e diviene business. Il computer negli Stati Uniti coincide con quel marchio.
Penso che la politica, in Italia soprattutto, abbia fatto il suo tempo. La politica così come si manifesta oggi non è più uno dei motori di sviluppo della società. Spesso rappresenta uno dei freni allo sviluppo.
In Italia questo fenomeno è avvertito in maniera particolare. Maggioranza (e) e opposizione (i) si comportano alla stessa maniera, non sono più in grado d’ipotizzare un futuro per il nostro Paese.
Per queste e tante altre ragioni penso che far bene il proprio lavoro ed essere cittadini consapevoli sia l’unica politica possibile oggi in Italia.
In questo senso la lettera di un cittadino di Adro, così si firma, è una bella testimonianza di buona politica. La pubblico senza ulteriori commenti.
Continue reading Lettera di una persona per bene
Storia di Astarte è l’ultima che Andrea Pazienza ha “visto”, disegnato e scritto. Le prime tavole di una narrazione epica, rimasta incompiuta, interrotta in una «fresca sera di giugno» del 1988.
«Una notte, mi apparve in sogno un cane nero, orbo, così brutto che mi svegliai» è l’incipit di Storia di Astarte, un sogno che diventa un incubo, così è anche una delle tavole più belle di Paz che introduce Le straordinarie avventure di Pentothal, il suo primo lavoro.
Continue reading Paz, Annibale e il cane Astarte

Mine Vaganti, di Ferzan Ozpetek
Oscar. La scena finale di Mine Vaganti determina il giudizio complessivo sul film. La musica e il gran ballo sono, come spesso succede nei film, elementi catartici e valgono da soli il prezzo del biglietto. Lo stesso finale però non risponde alla domanda che lo spettatore si pone fin dalla prima scena. È questo un errore di scrittura da attribuire tutto a Ivan Cotroneo e Ferzan Ozpetek, così come totalmente gratuita e ininfluente è la scena in cui Riccardo Scamarcio balla, da solo, davanti allo specchio di casa.
Enzo. L’omosessualità sta al patriarcato meridionale come il sale a una ferita sanguinante. Un padre pugliese ha dichiarato: «È meglio avere una figlia zoccola che un figlio ricchione». Ozpetek non riesce a fare antropologia compiuta. Affida l’inaccettazione della diversità ad un padre retrivo e talmente congestionato da avere l’infarto. Fantastichini è dunque una caricatura. Scamarcio e Preziosi due icone ambivalenti che non estinguono la rispettiva mascolinità nella sfida interpretativa dei diversi.
Nella prefazione a Il ritratto di Dorian Gray Oscar Wilde scrive a chiusura del suo breve testo: «Tutta l’arte è completamente inutile». L’arte intesa come culto della forma e del bello, l’arte fine a sé stessa. Un’affermazione che continua a far discutere. Certo è che nel tempo distratto e veloce che viviamo l’arte acquista una dimensione universalmente riconosciuta solo quando le si attribuisce un valore economico oppure quando riesce a occupare il centro della scena mediatica.
Continue reading La donna, l’arte e gli anni ’70
Quando dovevi aspettare le 18.10 per vedere i gol della domenica calcistica la televisione era in bianco e nero. Si aspettava impazienti la sigla tarattattattatarattatarattattatatà…e quando appariva 90° sullo schermo, la faccia tranquilla e sorridente di Paolo Valenti, che officiava quel rito, era il lasciapassare per vedere finalmente i gol di Giggiriva, scritto e pronunciato senza soluzione di continuità, noto anche come Rombo di tuono, di Gianni Rivera, l’abatino come lo aveva soprannominato Gianni Brera, di Pietro Anastasi e Sandro Mazzola.
Continue reading Carino, la prima icona di 90° minuto

Il centenario della nascita di Ennio Flaiano
Oscar. Ennio Flaiano è stato un pioniere della postmodernità. Precursore delle idee di Zygmunt Bauman che ha coniato il termine di società liquida per rappresentare la condizione umana nella postmodernità, Flaiano intuendo la frammentarietà, forse non la liquidità, della società che attraversava, dei costumi e dei relativi modelli di sviluppo, ha elevato ad arte il frammento. Proponendo in tutta la sua produzione intellettuale una forma di comunicazione che oggi, a cento anni dalla nascita, è patrimonio condiviso.
Enzo. Parole di talento sparse ed un solo romanzo, Tempo di uccidere, che NON è un giallo, come sostennero gli ignoranti abruzzesi che anni fa scelsero quel titolo per un concorso letterario sul noir. Di Ennio Flaiano rimane questo sulla carta. Diversa la prospettiva filologica. Flaiano è l’unico autore italiano del dopoguerra dalle capacità analitiche multimediali e multifocali. I suoi aforismi gli sono stati scippati da quella stessa bolsaggine collettiva che lui seppe irridere senza catastrofismi.
La domanda, semplice, che ci siamo posti all’inizio di questo breve viaggio per rievocare la Pescara nella quale ha vissuto Andrea Pazienza, il caposcuola del nuovo fumetto italiano che nasce proprio con lui a metà degli anni Settanta e la cui grandezza appare oggi, a ventidue anni dalla prematura scomparsa, sempre più chiara e intellegibile a tutti, è: dov’è finita la Pescara di Paz? Abbiamo cercato di capire cosa animava quella città, quali erano gli avvenimenti e le persone che gli occhi e il cuore di Paz attraversano in quegli anni, per certi versi, epici.
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Il liceo artistico di Pescara, all’inizio degli anni Settanta, era uno dei nove presenti in Italia, famoso e conosciuto per la qualità dei docenti e per il clima artistico che si respirava tra le sue mura che Giuseppe Misticoni, il suo mentore, era stato capace d’infondere in tutti, docenti e studenti. Lo ricorda, per esempio, Fernanda Pivano nell’introduzione al catalogo dell’ultima mostra dedicata a Pazienza, Jaques Prevért, svoltasi a San Benedetto del Tronto la scorsa estate, quando riferendosi a Pescara scrive: «Un liceo fuori dal comune, con dei professori che avevano capito chi avevano di fronte e con cui Andrea Pazienza aveva costruito un rapporto di stima.»
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