L’ingresso a Villa Jamele è segnato da un viale di pini che scende fino ad adagiarsi, un centinaio di metri più giù, a valle. Dopo pochi passi, sulla sinistra, la palazzina gotica da cui prende il nome l’intero complesso. In fondo al viale, alla fine del declivio, l’edificio che contiene la sala Guadalajara richiama alla mente il manufatto circolare al centro del dipinto La Città ideale del 1470. A metà del viale se si piega a destra, una sorta d’ipotetico ingresso alla Biennale di Venezia accompagna nel bosco e al giardino delle essenze.
«Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci.
Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro» così scriveva Pier Paolo Pasolini, e per tre anni, dal 1990 al 1993, lo stadio Pino Zaccheria di Foggia è stato il tempio di una rappresentazione sacra che si officiava tutte le domeniche e che prenderà il nome di Zemanlandia.
Domenica 11 e lunedi 12 ottobre sarò ad una manifestazione culturale enogastronomica che si terrà a Orsara di Puglia, dalle parti di casa mia. “Le magie dell’oste. Custode dei beni enogastronomici ed animatore della cultura e dell’economia sociale” il titolo della manifestazione. Il mio intervento, Il caso editoriale delle Meraviglie sconosciute d’Italia e Il progetto Meraviglie d’Italia in Cucina, è previsto per lunedi mattina.
Sarò ospite del padrone di casa, Peppe Zullo, www.peppezullo.it, un personaggio straordinario che dovreste conoscere.
Oscar. È il Quentin Tarantino di Pulp Fiction e alla fine ti vien voglia di battere le mani. Il regista americano propone una sorta di rito collettivo che è anche un’esperienza catartica. Un inno e un amore senza limiti per il cinema tout court con le tante citazioni che Tarantino dosa sapientemente per tutta la durata del film. E come in una pièce teatrale tutto si organizza e converge verso il cuore del problema che trova nel grande rogo finale il giusto epilogo. Ancora una volta è il cinema il luogo dove i cattivi perdono e i buoni vincono.
Enzo. Quentin Tarantino rappresenta una generazione di cineasti formatasi sui film in videocassette senza passare per la letteratura. Ne risulta un linguaggio del tutto insufficiente sul piano dei contenuti. Bastardi senza gloria trasforma con picchi di involontaria cialtroneria l’incubo del Terzo Reich in un guazzabuglio splatter. I nazisti veri non si comportavano da marionette invertebrate pronte a dimenarsi sotto i colpi di mitra. Ci fosse almeno la danza di Salma Hayek che ravviva Dal tramonto all’alba…
«La politica è bella», sono le parole che il papà del protagonista pronuncia poco prima di morire. E questo è il messaggio di speranza che l’ultimo film di Giuseppe Tornatore ci regala.
Baarìa è un film. Un grande film. Baarìa è cinema.
Lontano dalle scelte minimaliste della cinematografia contemporanea, Tornatore ricostruisce un mondo che non c’è più. Uomini e donne che non ci sono più. La vera magia che si compie è che questa ricostruzione, del mondo e delle relazioni umane che quel mondo conteneva, ha la capacità di raccontare e raccontando, emoziona.
Gestire il proprio talento non è mai facile. Più facile gestire quello degli altri.
Nessuno sa da dove provenga il talento, è come il coraggio di Don Abbondio. Ognuno di noi nasce con il talento e il talento si manifesta nelle maniere più disparate.
Può capitare ai bambini bravi a scuola che devono imparare la disciplina dello studio per sfruttare al meglio le loro attitudini. Può capitare nel campo delle arti. Capita anche nel mondo dello sport. Continue reading Genio e sregolatezza
Perché tante, tantissime, persone si recano presso la tomba di Federico II nella cattedrale di Palermo? E perché portano fiori a distanza di 759 anni dalla sua morte sul sarcofago di granito rosso? La risposta è semplice, ed è contenuta nell’espressione, di epoca romana, riproposta nel Medioevo proprio per lui: stupor mundi, lo stupore del mondo. Continue reading Lo stupore del mondo, Cinzia Tani
Videocracy è un film di Erik Gandini. Immagini della mutazione genetica di un popolo.
Protagonisti Lele Mora e Fabrizio Corona in versione parlante, Flavio Briatore e Simona Ventura silenti ma comunque presenti e su tutti il grande capo: il Presidente.
Lele Mora nella sua casa bianca, tra le pareti bianche, di bianco vestito, nel letto bianco, cerca di spiegare il suo lavoro e il mondo che abita. Ci si trova bene e si vede.
È morta Teresa Sarti, fondatrice e presidente di Emergency.
L’ho conosciuta a Pescara, qualche anno fa. L’ho incontrata poi altre due volte. È stata una grande donna che ha dedicato una parte significativa della sua vita agli altri, con una generosità senza fine. Quello che mi ha colpito quando l’ho conosciuta è stata la sua “leggerezza della pensosità”.
Ieri sera, alla fine dello spettacolo “In clandestinità”, Vinicio Capossela ha dedicato una struggente versione di Con una rosa a Fernanda Pivano. Uno di quei momenti in cui devi esserci. La manifestazione era Spoltore Ensemblbe, la 27ª edizione. E Spoltore è a pochi chilometri da Pescara. E Vinicio è stato strepitoso.