le mie recensioni

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Un lunghissimo piano sequenza della durata di 29 pagine è l’incipit de Il tempo di vivere con te di Giuseppe Culicchia. Una sequela di attentati. Un lungo elenco di morti ammazzati. In apparenza è solo questo. A leggere meglio tra le righe è invece la storia di come si sia impedito sul nascere, in Italia e nel resto del mondo, lo sviluppo di una dialettica politica tra posizioni diverse. Tra idee diverse sullo sviluppo e l’evoluzione della società. La sconfitta del nazismo era ormai uno sbiadito ricordo e il nemico per gli Stati Uniti d’America non era più Hitler, sconfitto con la Seconda guerra mondiale, ma ogni movimento che virava verso il rosso. Prima il nero, poi il rosso.
Da qui inizia il racconto.
Continue reading Il tempo di vivere con te, Giuseppe Culicchia

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Luis Sepúlveda. Il ribelle, il sognatore, l’omaggio di Bruno Arpaia a Luis Sepúlveda, inizia con una festa e termina la promessa di continuare a cercare amici e altre risate, perché a lui così sarebbe piaciuto.
La festa è quella dei settant’anni dell’autore de Il vecchio che leggeva romanzi d’amore e Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, organizzata a Milano dal suo editore italiano, e, come racconta Arpaia, ci sono proprio tutti. Si mangia, si canta, si balla, ci si diverte stando insieme.
Continue reading Conoscere Luis Sepúlveda, la vita e la letteratura. E l’amicizia

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La città è quel luogo dove un bambino, attraversandola, scopre cosa vuol fare da grande.
Louis Khan
Ho iniziato a leggere La città dei vivi sabato pomeriggio alle 15:30 e mi sono fermato alle 20:30. Dopo cena un film, L’inganno perfetto, subito dopo ho letto ancora qualche pagina del libro e mi sono addormentato. In tutto 294 pagine.
L’inganno perfetto è un film apparentemente distante dal libro di Nicola Lagioia, in realtà molto vicino. Due ottuagenari si incontrano grazie a un sito di appuntamenti in rete e da qui parte tutto. Una narrazione in cui il passato, la storia di ognuno dei due protagonisti, è la ragione per cui Helen Mirren cerca Ian McKellen. Il film, che si regge sulla magistrale interpretazione dei due attori (la prima vincitrice di un premio Oscar, il secondo uno dei migliori interpreti della commedia shakespeariana), fonda la sua ragion d’essere su una questione successa molti anni prima del loro ultimo incontro. Questo accadimento, lo si scoprirà alla fine del film, darà il via al lavorìo nella testa della protagonista che trova pace solo quando ha di fronte colui che ha generato tutto.
Continue reading La città dei vivi, Nicola Lagioia

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Il mare magnun dell’informazione superficiale e caotica che oggi, spesso, è veicolata dal web, trova un contrappunto nella brillante riflessione che propone Antonio Alberto Clemente con Letteratura esecutiva. Cultura urbana e progetto. Una salutare boccata di ossigeno che giunge in periodo in cui la condizione di isolamento in cui siamo costretti dalla pandemia ci ha resi ancora più poveri e spesso orfani di dialoghi e di parole. E di parole nuove in particolare.
Gli oggetti della dissertazione di Clemente sono la Civitas e l’Urbs e i territori che abitiamo. Della poca cura che abbiamo per la loro definizione o ridefinizione, per la loro manutenzione. In ultima analisi per noi stessi che quei territori abitiamo.
In realtà come spiega già dal risvolto di copertina l’autore, il libro nasce dalla intersezione tra due constatazioni. La richiesta inevasa di lettura e il potenziale contributo che alcune letture possono dare per ampliare gli orizzonti delle discipline territoriali.
Continue reading Letteratura esecutiva, Antonio Alberto Clemente

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Dall’incipit si capisce che l’ambizione dello scrittore è alta, pari al successo internazionale del regista. Del resto è noto che la considerazione di sé è una delle molle che spinge tutto e come sempre accade nei libri che vale la pensa conservare nella propria libreria, nell’incipit c’è già tutta la storia.
«Come il giovane Holden, non mi va di dilungarmi in tutte quelle stronzate alla David Copperfield, anche se in questo caso i miei genitori magari possono essere un soggetto più interessante del sottoscritto…».
L’essenza del libro è tutta qui. Avere come metro di paragone uno dei romanzi più fortunati dell’intera produzione mondiale, Il Giovane Holden di J. D. Salinger, e, nello stesso tempo, proporre sé stesso come un uomo qualunque, perfino banale.
Continue reading A proposito di niente, Woody Allen
Otto anni fa Il Centro, quotidiano d’Abruzzo, usciva in edizione speciale per festeggiare la promozione in serie A del Pescara.
Questo è l’articolo che scrissi per quell’edizione speciale, per quella gioia infinita che è stata e sarà per sempre il Pescara di Zeman.
«Che bello è / quando esco di casa / per andare allo stadio / a vedere il Pescara… che bello è…», è finita così, con tutto lo stadio che cantava e ripeteva come un mantra questa sorta di nuovo inno alla gioia. Non un motivo che inneggia a una persona, o a un simbolo, ma un modo di vivere il calcio diverso dal solito cliché, quasi una nuova filosofia di vita. Siamo felici perché andiamo allo stadio a vedere il Pescara così come si può andare a teatro o al cinema piuttosto che ad assistere a un concerto. Questa è la prima, e forse più grande, vittoria di Zdenek Zeman, riportare entusiasmo tra i tifosi e soprattutto far vivere ogni partita di calcio come una festa.
Continue reading Il Pescara di Zeman, fenomenologia di un successo

Il 14 gennaio del 1976 è un giorno che ricordo bene. Era il primo giorno in edicola per la Repubblica e, ma questo accadeva e continua ad accadere ogni anno, l’anniversario di matrimonio dei miei genitori.
Quel giorno me lo ricordo bene perché quando tornai a casa per pranzo (non si usava dire per colazione perché al sud la colazione si fa al mattino appena svegli e nel 1976 si pranzava tutti insieme con la tavola apparecchiata e imbandita, primo, secondo, contorno, frutta e caffè), mia madre mi disse: «Oscarino un altro giornale?».
Continue reading Il mio grazie al quotidiano la Repubblica

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Edgar Lee Masters inventò Spoon River, nome di fantasia di un paese immaginario, per raccontare di tutti gli abitanti del suo paese reale. Scrisse 243 epitaffi, questo l’espediente utilizzato, in cui ognuno dei protagonisti parlava in prima persona. Una città dei morti in cui gli abitanti si appalesano uno dopo l’altro e raccontano di ciò che erano stati e di ciò che avrebbero potuto essere. Del loro lavoro, dei sogni, di amori e di tradimenti. In quella immaginaria città dei morti, prendeva forma una possibile, nuova e migliore città dei vivi.
Fernanda Pivano, che de l’Antologia di Spoon River fu la prima traduttrice italiana (1943), riportando il pensiero dell’autore l’ha definita «qualcosa di meno della poesia e di più della prosa».
Continue reading Nembro, la Spoon River d’Italia

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La pandemia scatenata dal Coronavirus Covid-19 ha trasformato il caos organizzato della società dei consumi che abitiamo in un mondo apparentemente in stato di calma. L’aspetto più evidente e facile da leggere, per chiunque, è rappresentato delle immagini inanimate delle città.
I cinque continenti mostrano tutti lo stesso volto: strade vuote e città simili a lande desolate.
Tutto si è fermato e tutto si è fermato, per la prima volta, insieme.
Continue reading Apparente stato di calma

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Non me ne vorrà Fausto Coppi, ma dopo aver letto il libro di Oliviero Beha, Un cuore in fuga, l’uomo solo al comando non ha la maglia bianco-celeste, se proprio deve avere dei colori quella maglia ha i colori dell’arcobaleno, e il suo nome non può che essere Gino Bartali.
Anzi l’Airone sarebbe contento di cedere la frase che lo ha reso indelebile nell’immaginario collettivo all’amico Ginettaccio, perché a dispetto della pubblicistica che per molto tempo li ha resi avversari e anche nemici, nemici non lo sono mai stati.
Continue reading Un cuore in fuga. La grande storia del campione Gino Bartali
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