le mie recensioni

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Quesa recensione è pubblicata anche su Resto al Sud
Dall’incipit si capisce che l’ambizione dello scrittore è alta, pari al successo internazionale del regista. Del resto è noto che la considerazione di sé è una delle molle che spinge tutto e come sempre accade nei libri che vale la pensa conservare nella propria libreria, nell’incipit c’è già tutta la storia.
«Come il giovane Holden, non mi va di dilungarmi in tutte quelle stronzate alla David Copperfield, anche se in questo caso i miei genitori magari possono essere un soggetto più interessante del sottoscritto…».
L’essenza del libro è tutta qui. Avere come metro di paragone uno dei romanzi più fortunati dell’intera produzione mondiale, Il Giovane Holden di J. D. Salinger, e, nello stesso tempo, proporre sé stesso come un uomo qualunque, perfino banale.
Continue reading A proposito di niente, Woody Allen
Otto anni fa Il Centro, quotidiano d’Abruzzo, usciva in edizione speciale per festeggiare la promozione in serie A del Pescara.
Questo è l’articolo che scrissi per quell’edizione speciale, per quella gioia infinita che è stata e sarà per sempre il Pescara di Zeman.
«Che bello è / quando esco di casa / per andare allo stadio / a vedere il Pescara… che bello è…», è finita così, con tutto lo stadio che cantava e ripeteva come un mantra questa sorta di nuovo inno alla gioia. Non un motivo che inneggia a una persona, o a un simbolo, ma un modo di vivere il calcio diverso dal solito cliché, quasi una nuova filosofia di vita. Siamo felici perché andiamo allo stadio a vedere il Pescara così come si può andare a teatro o al cinema piuttosto che ad assistere a un concerto. Questa è la prima, e forse più grande, vittoria di Zdenek Zeman, riportare entusiasmo tra i tifosi e soprattutto far vivere ogni partita di calcio come una festa.
Continue reading Il Pescara di Zeman, fenomenologia di un successo

Il 14 gennaio del 1976 è un giorno che ricordo bene. Era il primo giorno in edicola per la Repubblica e, ma questo accadeva e continua ad accadere ogni anno, l’anniversario di matrimonio dei miei genitori.
Quel giorno me lo ricordo bene perché quando tornai a casa per pranzo (non si usava dire per colazione perché al sud la colazione si fa al mattino appena svegli e nel 1976 si pranzava tutti insieme con la tavola apparecchiata e imbandita, primo, secondo, contorno, frutta e caffè), mia madre mi disse: «Oscarino un altro giornale?».
Continue reading Il mio grazie al quotidiano la Repubblica

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Edgar Lee Masters inventò Spoon River, nome di fantasia di un paese immaginario, per raccontare di tutti gli abitanti del suo paese reale. Scrisse 243 epitaffi, questo l’espediente utilizzato, in cui ognuno dei protagonisti parlava in prima persona. Una città dei morti in cui gli abitanti si appalesano uno dopo l’altro e raccontano di ciò che erano stati e di ciò che avrebbero potuto essere. Del loro lavoro, dei sogni, di amori e di tradimenti. In quella immaginaria città dei morti, prendeva forma una possibile, nuova e migliore città dei vivi.
Fernanda Pivano, che de l’Antologia di Spoon River fu la prima traduttrice italiana (1943), riportando il pensiero dell’autore l’ha definita «qualcosa di meno della poesia e di più della prosa».
Continue reading Nembro, la Spoon River d’Italia

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La pandemia scatenata dal Coronavirus Covid-19 ha trasformato il caos organizzato della società dei consumi che abitiamo in un mondo apparentemente in stato di calma. L’aspetto più evidente e facile da leggere, per chiunque, è rappresentato delle immagini inanimate delle città.
I cinque continenti mostrano tutti lo stesso volto: strade vuote e città simili a lande desolate.
Tutto si è fermato e tutto si è fermato, per la prima volta, insieme.
Continue reading Apparente stato di calma

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Non me ne vorrà Fausto Coppi, ma dopo aver letto il libro di Oliviero Beha, Un cuore in fuga, l’uomo solo al comando non ha la maglia bianco-celeste, se proprio deve avere dei colori quella maglia ha i colori dell’arcobaleno, e il suo nome non può che essere Gino Bartali.
Anzi l’Airone sarebbe contento di cedere la frase che lo ha reso indelebile nell’immaginario collettivo all’amico Ginettaccio, perché a dispetto della pubblicistica che per molto tempo li ha resi avversari e anche nemici, nemici non lo sono mai stati.
Continue reading Un cuore in fuga. La grande storia del campione Gino Bartali

Questo articolo è pubblicato anche su Resto al Sud
Se n’è andato in un giorno difficile da dimenticare, il 21 marzo e in un periodo in cui il ciclismo, il calcio e tutto lo sport sono fermi, come è ferma l’Italia intera.
Gianni Mura è morto a Senigallia, in ospedale per un attacco cardiaco, ad un amico aveva detto che era in ritiro per preparare il Tour de France. Non lo racconterà questa volta, forse, non lo racconterà nessuno.
Non ho mai incontrato di persona Gianni Mura, ma come per molti italiani è come se lo avessi conosciuto, come se lo conoscessi da sempre. Sicuramente lo leggevo dal 1976 anno in cui iniziava la sua collaborazione con la Repubblica.
Continue reading Gianni Mura, custode di parole belle
 Gino Cervi durante un’edizione dell’Eroica
Questo articolo è pubblicato anche su Resto al Sud
Quando ero ragazzo il 21 marzo era un giorno di festa a casa mia, a casa dei miei genitori.
«San Benedetto la rondine sul tetto», diceva mia madre. Avrei scoperto più tardi che la rondine era sotto il tetto e non sul tetto, differenza di poco conto però perché il significato era lo stesso: l’inizio della primavera e anche l’onomastico, per noi del sud l’onomastico è più importante del compleanno, di Benedetto, il papà di un collaboratore di mio padre.
Benedetto era un uomo della plebe, apparteneva a quella parte della società senza istruzione e senza diritti, padre di quattro figli. Era un appassionato di ciclismo, come moltissimi a quei tempi, ed era lui stesso un ciclista amatoriale. La sua bicicletta da corsa era l’oggetto più prezioso e costoso che possedeva. Con la bella stagione “usciva” tutte le mattine e i racconti di queste uscite riservavano sempre delle sorprese. Sembrava che tutto accadesse lungo il tragitto che percorreva, presenza pericolosa di animali selvatici, furti, incidenti, rovesci temporaleschi. In quel breve tratto di strada che separava Foggia da Manfredonia accadeva di tutto, in particolare dopo il bivio per San Giovanni Rotondo, quando iniziava la mitica salita di Santa Lucia.
Continue reading 21 marzo: San Benedetto la rondine sotto il tetto

Questo articolo è pubblicato anche su L’Espresso
Telmo Pievani, filosofo ed evoluzionista che ricopre la prima cattedra italiana di filosofia delle scienze biologiche, in un breve video, Coronavirus: uno sguardo evoluzionistico, pubblicato su un sito internet dell’università di Padova, dice: «I virus hanno degli avversari che noi possiamo scatenare contro di loro: la ricerca scientifica, l’igiene, il progresso sociale. Ricordiamo che la povertà, la disuguaglianza, le carestie, le guerre, sono tutti alleati dei virus. E poi naturalmente la protezione ambientale, può sembrare strano ma c’è un legame molto stretto tra tutte vicende. Noi evoluzionisti lo sappiamo, se si vuol sconfiggere un nemico temibile com’è questo virus, devi imparare a capire la sua logica che è una logica evolutiva». Continue reading Il giorno dopo domani
 L’intervento del presidente Giuseppe Conte alla presentazione de “Il Manifesto di Assisi”
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Un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica è il sottotitolo del Manifesto di Assisi, presentato lo scorso 24 gennaio nella città di San Francesco. Una dichiarazione d’intenti che non lascia spazio a dubbi o tentennamenti, la crisi climatica si affronta da un punto di vista economico. Non bastano le buone intenzioni, servono azioni concrete e una nuova economia a misura d’uomo. Sembra di rileggere le parole di Federico Caffè, «noi dobbiamo riscoprire l’economia degli affetti non delle regole», che sempre poneva la condizione materiale delle persone prima di ogni considerazione economica.
Una conseguenza di questa affermazione è che la crisi climatica non va affrontata solo come una sfida, necessaria e imprescindibile, ma deve essere colta come un’opportunità, una delle ultime forse, per costruire un mondo migliore partendo proprio da un’economia altra e più giusta. Mettendo in discussione dalle fondamenta lo stato delle cose.
Continue reading L’Italia unita nel Manifesto di Assisi
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