le mie recensioni


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niente di personale

Si può essere giovani in tanti modi
Due notizie di cronaca portano sotto la lente d’ingrandimento dell’informazione due storie di giovani. Non due giovani qualunque, ma due giovani affermati.
Il primo è Antonio Cassano da Bari nato il 12 luglio 1982 e il secondo è Roberto Saviano da Napoli nato nel 1979. Cassano gioca a calcio nella Sampdoria, ha studiato poco e a letto ancora di meno, il secondo è laureato in Filosofia e ha scritto un libro che ha venduto alcuni milioni di copie in tutto il mondo, Gomorra.

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La promessa americana, Barack Obama

In altri tempi e soprattutto con personaggi diversi, un libro con i discorsi per la presidenza di un candidato alla Casa Bianca, eserciterebbe poca attrazione su noi europei. Ma il tempo che abitiamo non è un tempo qualunque e soprattutto non è un personaggio qualunque Barack Obama.
I quattordici discorsi che qui vengono proposti, a partire dal primo del febbraio del 2007 pronunciato a Springfield, Illinois, con il quale annuncia la sua candidatura per finire al discorso di Denver, Colorado, dell’agosto del 2008 in cui accetta la candidatura, ci restituiscono la statura di un uomo che ci appare come un gigante tra tanti nani.

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Lo sciopero generale farà scuola

La protervia del Governo di destra e del Presidente del Consiglio si sono plasticamente materializzate durante il dibattito, se di dibattito si può parlare visti i tempi e la disponibilità all’ascolto mostrati, parlamentare sul decreto Gelmini. L’ostinazione a non voler ascoltare le ragioni di nessuno se non le proprie la dice lunga sulla cultura politica di queste figure che, avallate dal voto popolare, governano il paese. Hanno una concezione strana della dialettica e della vita democratica di una nazione. Pensano che essendo stati votati possono fare quello che vogliono.

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Malabruzzo, Piero Giampietro

«La cena a base di capretto. Le pantofole da baciare al notabile. Un paesello ai piedi della montagna dove si gioca a scopetta nel bar della piazza. Remo Gaspari conteso da giornali e Tv. E un socialista accusato di aver intascato mazzette. La mattina del 14 luglio 2008 l’Abruzzo si risveglia in uno scenario da commedia che pensava di essersi lasciato alle spalle.» È questo l’incipit del libro di Piero Giampietro, Malabruzzo, come la Casta della Sanità ha portato una Regione alla Banca Rotta, edito da Castelvecchi e in libreria da pochi giorni, che riassume in 125 pagine la genesi, lo sviluppo e l’epilogo della Sanitopoli abruzzese. Un’instant book potremmo definire questo lavoro di Giampietro. Un libro che ha il pregio di usare parole semplici e di mettere in rigoroso ordine cronologico avvenimenti che letti in questa nuova ottica restituiscono un quadro più compiuto di ciò che ha attraversato l’Abruzzo nel campo della Sanità. Giampietro aggiunge inoltre alcuni elementi di riflessione che non si desumono sfogliando semplicemente le cronache di questi ultimi anni come ad esempio la lotta fratricida e senza esclusione di colpi per le preferenze che ha segnato il passaggio di testimone all’interno del mondo ex-dc e che aiutano il lettore a capire meglio il contesto in cui è stato possibile far nascere e crescere questo scandalo infinito.
«Ventuno ospedali pubblici, un debito di 2,4 miliardi di euro, un mostro che divora l’ottanta per cento del bilancio della regione inghiottendo le risorse per lo sviluppo, l’innovazione, l’occupazione», questa è la sanità in Abruzzo e ancora, «Ventritrè chilometri separano Casoli da Atessa, gli stessi che dividono Vasto da Gissi. Fra Ortona e Lanciano i chilometri scendono a ventidue. Ma in ognuno di questi centri della provincia di Chieti la regione, nel boom della spesa pubblica targata Dc, decide che deve esistere un ospedale. Lo fa anche nella Marsica, dove nel giro di trentasei minuti d’auto, come certifica Google Maps, si può scegliere fra i presidi di Ttagliacozzo, Avezzano e Pescina.»
In un contesto di questo tipo è difficile far quadrare i conti e mentre il disavanzo aumenta la politica non è capace di porre un freno alla dispersione di tante risorse.
«Fra il 1995 e il 2000, gli anni del regno di Del Colle, l’Abruzzo accumula 173,35 milioni di euro di rosso. Il disavanzo annuale per il solo 2001, primo anno della seconda era Salini, è di 193 milioni. Nel 2002 il rosso annuo è + di 167,17 milioni, nel 2003 torna a salire e sfonda il tetto psicologico dei 250 milioni, per scendere di nuovo nel 2004, a 225 milioni. Il record arriva nel 2005, proprio quando Giovanni Pace torna a casa e arriva Ottaviano Del Turco: il disavanzo annuale si ferma per un soffio sotto i 470 milioni di euro.»
La lettura degli accadimenti evidenzia una certa continuità di comportamenti tra Giunte democristiane prima, di centro destra poi e di centrosinistra oggi che sembrano trovare un’estrema sintesi nella vicenda della seconda cartolarizzazione.
«Il ciclone passa anche attraverso un viaggio a Londra nell’autunno del 2005 nella sede della banca internazionale d’affari Merrill Lynch, incaricata di gestire la partita dei debiti sanitari. Nella sede al numero 2 di King Edward Street entrano Del Turco e Masciarelli, uno di fianco all’altro. È il tempo della seconda cartolizzazione, che del Turco affida agli stessi uomini di fiducia del centrodestra, rimasti saldamente al timone della Fira.»
Una situazione grave e complessa che ha proiettato l’Abruzzo sui media di tutto il mondo e che il professor Glauco Torlontano, nella bella intervista che conclude il libro, sintetizza così: «Il problema è da sempre l’ingerenza della politica: con l’avvento degli enti ospedalieri, che subentrarono alle opere pie nella gestione degli ospedali, le seconde file della politica hanno messo le mani nella Sanità e da lì non le hanno più tolte, facendo fra l’altro emergere una classe politica meno preparata e autorevole.»
«Gran parte di ciò che è complicato non è sexy» ha detto David Foster Wallace sarà per questo motivo che la scrittura di Piero Giampietro non è complicata. Una scrittura che cerca e trova proprio nella chiarezza e nella semplicità di esposizione la sua chiave di seduzione.

Titolo Malabruzzo. Come la casta della sanità ha portato una regione alla banca rotta
Autore Piero Giampietro
Editore Castelvecchi
Anno 2008

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L’irresponsabilità di Maroni

«È un simbolo ma non è il simbolo. La lotta alla criminalità organizzata la fanno poliziotti, carabinieri, magistrati, imprenditori che sono in prima linea ma non sulle prime pagine dei giornali.»
Queste sono le parole del Ministro dell’Interno pro tempore della Repubblica Italiana, al secolo Roberto Maroni.

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niente di personale

Il razzismo di Berlusconi e Bossi
Ieri è stata approvata dalla Camera dei Deputati la proposta di legge della Lega Nord che prevede l’istituzione, nella scuola dell’obbligo, di classi riservate agli studenti stranieri. Piero Fassino l’ha definita una “proposta abbietta che inserisce la discriminazione nella scuola.” Non mi capitava di essere d’accordo con Fassino da almeno tre anni e sono contento di esserlo oggi. Il Governo di Berlusconi e Bossi con l’appendice di Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini, rompe gli indugi e fa capire agli italiani cosa intende per riforme. La proposta è passata per soli venti voti perché molti nella maggioranza hanno avuto un sussulto di orgoglio e davanti ad una proposta “abbietta” appunto, hanno votato no.
Nel varesotto intanto, patria della Lega, non restano con le mani in mano e ridipingono di bianco alcune sagome di bimbi di colore poste davanti alle scuole.  Stiamo diventando un paese razzista.

Nel frattempo…
Repubblica tramite un sondaggio Ipr marketing ci comunica che abbiamo sempre più fiducia in Berlusconi e nel suo Governo. E che tutti i ministri godono di buona salute, intesa qui come consenso che cresce. Anche la Carfagna e la Gelmini. La prima nonostante non si riesca a comprendere su cosa stia lavorando, e la seconda che è riuscita, con la sua prorposta di legge, a mettere insieme tutte le componenti della scuola che si preparano a scioperi ad oltranza..

Finto moralismo
Ciclicamente sale alla ribalta dei riflettori un bacio tra donne che qualche astuto regista propone per lanciare meglio il suo film e puntualmente la stampa alimenta e da vita a fasulli scandali: bacio saffico, il titolone sui giornali. Poi partono le interviste alla protagonista. Ti piacciono le donne, mai baciato una donna nella vita, quante donne si sono innamorate di te, le domande sempre uguali che si leggono sull’argomento.
Questa volta è il turno di Caterina Murino e del film The Garden of Eden che già dal titolo fa pensare a peccati originali e a donne tentatrici.
Ma davvero c’è qualcuno disposto a credere che tutto ciò possa suscitare scandalo? O meglio sono questi gli scandali?

Nessuno tocchi Roberto Saviano
La camorra e i casalesi hanno deciso che Roberto Saviano, l’autore di Gomorra, deve morire. Una morte spettacolare come quella di Falcone e Borsellino. Lui si ribella e dice di voler andar via dall’Italia per vivere i suoi ventotto anni.
“Andrò via dall’Italia, almeno per un periodo e poi si vedrà…Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre…Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l’odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri – oggi qui, domani lontano duecento chilometri – spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere.”
Ma in che cavolo di Paese viviamo se chi decide cosa si fa è solo la malavita organizzata?
Basta. Non se ne può più. Non è più possibile vivere in un paese così corrotto moralmente e in cui la commistione tra politica e malaffare ha superato i livelli di guardia. Per questo motivo sono totalmente con Claudio Fava quando dice che: “C’è un solo modo per far sentire a Roberto Saviano la nostra amicizia e la nostra solidarietà: liberare questo Paese dalle mafie e dalle camorre. Ciascuno faccia la propria parte, sino in fondo. A cominciare dai giornalisti: scrivano chi organizza le serrate dei commercianti contro gli immigrati a Castelvolturno, raccontino le carriere di governo cresciute all’ombra dei casalesi, si occupino delle cento storie in cerca d’autore che aspettano d’essere raccontate tra la Sicilia e la Campania. Altrimenti i gesti di solidarietà resteranno solo parole di carta.” E poi ancora: “Che triste Paese sta diventando l’Italia: per un giovane scrittore coraggioso come  Roberto Saviano che per vivere la propria vita deve andare all’estero, un sottosegretario, l’on. Cosentino, (all’Economia) chiamato in causa da pentiti della camorra, rimane imperterrito nel governo…”

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Memorie di una geisha, Arthur Golden

Cover_Memorie di una geisha

Questo articolo è stato pubblicato anche su Repubblica Bari.it

Memorie di una geisha è un romanzo che continua a piacere molto, ha superato il traguardo delle quindici edizioni e veleggia verso le venti ristampe in Italia, ai lettori e alla critica che è sempre stata molto generosa con questo libro. Io lo definire così: Come la vita, Memorie di una geisha, è un viaggio e quando si è in viaggio, il viaggiare è spesso più importante della meta da raggiungere. Ovvero il piacere della lettura supera, in ultima analisi, l’aspettativa di scoprire l’epilogo.
Siamo in Giappone e la vita nelle campagne è dura, spesso al limite della sopravvivenza. Chiyo è una bimba che vive alla periferia dell’impero con la mamma in cattive condizioni di salute e il papà che non riesce a governare la situazione.
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Parto e vi lascio in compagnia di fda

Starò fuori tre giorni, vi lascio in compagnia di Crueza de ma.

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Infinite Jest, David Foster Wallace

DFW

Infinite Jest è il libro più importante di David Foster Wallace. Leggendo i giudizi dei critici riportati nella seconda e quarta di copertina, (edizione Einaudi) si capisce subito che siamo di fronte a un’opera che ha cambiato il corso delle cose nella letteratura contemporanea. La lettura di Infinite Jest è infatti un’esperienza unica, un’esperienza da fare per chi ama la letteratura.
Una scrittura nuova non s’inventa, ma nasce e si sedimenta un po’ alla volta nella testa di chi scrive per emergere, all’improvviso, impietosa e irrefrenabile come la lava incandescente di un vulcano che al suo passaggio cambia per sempre un paesaggio. Così è stato per la scrittura di Infinite Jest.
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David Foster Wallace è morto, viva David Foster Wallace. Ovvero del mal di vivere.

L'Attacco_27 settembre 2008

La società nella quale viviamo, la società d’inizio millennio, è una società liquida. Una condizione accentuata, accelerata, dall’attentato dell’11 settembre alle torri gemelle di New York. Quel giorno, con le torri, sono precipitati nel vuoto cemento e acciaio ma anche corpi di uomini e donne, e con loro sono finite nel grande buco di “Ground zero” molte certezze della società che abitiamo. Una società nella quale si naviga a vista, in cui tutto è come sospeso e tutto cangia molto rapidamente, fluttua. C’è chi si fa carico più di altri di queste fluttuazioni, sono i più sensibili, spesso sono artisti. Sarà per questo motivo che non è raro leggere notizie di artisti che si suicidano. E tra gli artisti, molti scrittori cercano la morte.
Così è arrivata in questi giorni la notizia della morte di David Foster Wallace. Le cronache del New York Times e del Los Angeles Times ci dicono che la moglie di DFW, rientrando a casa, a Claremont in California, ha trovato suo marito con un corda la collo che penzolava nel soggiorno.
«Preferirei vivere fino a cinquant’anni» disse in un’intervista con Dave Eggers, è morto prima a quarantesi anni.
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