le mie recensioni

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«È un simbolo ma non è il simbolo. La lotta alla criminalità organizzata la fanno poliziotti, carabinieri, magistrati, imprenditori che sono in prima linea ma non sulle prime pagine dei giornali.»
Queste sono le parole del Ministro dell’Interno pro tempore della Repubblica Italiana, al secolo Roberto Maroni.
Continue reading L’irresponsabilità di Maroni
Il razzismo di Berlusconi e Bossi
Ieri è stata approvata dalla Camera dei Deputati la proposta di legge della Lega Nord che prevede l’istituzione, nella scuola dell’obbligo, di classi riservate agli studenti stranieri. Piero Fassino l’ha definita una “proposta abbietta che inserisce la discriminazione nella scuola.” Non mi capitava di essere d’accordo con Fassino da almeno tre anni e sono contento di esserlo oggi. Il Governo di Berlusconi e Bossi con l’appendice di Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini, rompe gli indugi e fa capire agli italiani cosa intende per riforme. La proposta è passata per soli venti voti perché molti nella maggioranza hanno avuto un sussulto di orgoglio e davanti ad una proposta “abbietta” appunto, hanno votato no.
Nel varesotto intanto, patria della Lega, non restano con le mani in mano e ridipingono di bianco alcune sagome di bimbi di colore poste davanti alle scuole. Stiamo diventando un paese razzista.
Nel frattempo…
Repubblica tramite un sondaggio Ipr marketing ci comunica che abbiamo sempre più fiducia in Berlusconi e nel suo Governo. E che tutti i ministri godono di buona salute, intesa qui come consenso che cresce. Anche la Carfagna e la Gelmini. La prima nonostante non si riesca a comprendere su cosa stia lavorando, e la seconda che è riuscita, con la sua prorposta di legge, a mettere insieme tutte le componenti della scuola che si preparano a scioperi ad oltranza..
Finto moralismo
Ciclicamente sale alla ribalta dei riflettori un bacio tra donne che qualche astuto regista propone per lanciare meglio il suo film e puntualmente la stampa alimenta e da vita a fasulli scandali: bacio saffico, il titolone sui giornali. Poi partono le interviste alla protagonista. Ti piacciono le donne, mai baciato una donna nella vita, quante donne si sono innamorate di te, le domande sempre uguali che si leggono sull’argomento.
Questa volta è il turno di Caterina Murino e del film The Garden of Eden che già dal titolo fa pensare a peccati originali e a donne tentatrici.
Ma davvero c’è qualcuno disposto a credere che tutto ciò possa suscitare scandalo? O meglio sono questi gli scandali?
Nessuno tocchi Roberto Saviano
La camorra e i casalesi hanno deciso che Roberto Saviano, l’autore di Gomorra, deve morire. Una morte spettacolare come quella di Falcone e Borsellino. Lui si ribella e dice di voler andar via dall’Italia per vivere i suoi ventotto anni.
“Andrò via dall’Italia, almeno per un periodo e poi si vedrà…Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre…Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l’odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri – oggi qui, domani lontano duecento chilometri – spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere.”
Ma in che cavolo di Paese viviamo se chi decide cosa si fa è solo la malavita organizzata?
Basta. Non se ne può più. Non è più possibile vivere in un paese così corrotto moralmente e in cui la commistione tra politica e malaffare ha superato i livelli di guardia. Per questo motivo sono totalmente con Claudio Fava quando dice che: “C’è un solo modo per far sentire a Roberto Saviano la nostra amicizia e la nostra solidarietà: liberare questo Paese dalle mafie e dalle camorre. Ciascuno faccia la propria parte, sino in fondo. A cominciare dai giornalisti: scrivano chi organizza le serrate dei commercianti contro gli immigrati a Castelvolturno, raccontino le carriere di governo cresciute all’ombra dei casalesi, si occupino delle cento storie in cerca d’autore che aspettano d’essere raccontate tra la Sicilia e la Campania. Altrimenti i gesti di solidarietà resteranno solo parole di carta.” E poi ancora: “Che triste Paese sta diventando l’Italia: per un giovane scrittore coraggioso come Roberto Saviano che per vivere la propria vita deve andare all’estero, un sottosegretario, l’on. Cosentino, (all’Economia) chiamato in causa da pentiti della camorra, rimane imperterrito nel governo…”

Questo articolo è stato pubblicato anche su Repubblica Bari.it
Memorie di una geisha è un romanzo che continua a piacere molto, ha superato il traguardo delle quindici edizioni e veleggia verso le venti ristampe in Italia, ai lettori e alla critica che è sempre stata molto generosa con questo libro. Io lo definire così: Come la vita, Memorie di una geisha, è un viaggio e quando si è in viaggio, il viaggiare è spesso più importante della meta da raggiungere. Ovvero il piacere della lettura supera, in ultima analisi, l’aspettativa di scoprire l’epilogo.
Siamo in Giappone e la vita nelle campagne è dura, spesso al limite della sopravvivenza. Chiyo è una bimba che vive alla periferia dell’impero con la mamma in cattive condizioni di salute e il papà che non riesce a governare la situazione.
Continue reading Memorie di una geisha, Arthur Golden

Infinite Jest è il libro più importante di David Foster Wallace. Leggendo i giudizi dei critici riportati nella seconda e quarta di copertina, (edizione Einaudi) si capisce subito che siamo di fronte a un’opera che ha cambiato il corso delle cose nella letteratura contemporanea. La lettura di Infinite Jest è infatti un’esperienza unica, un’esperienza da fare per chi ama la letteratura.
Una scrittura nuova non s’inventa, ma nasce e si sedimenta un po’ alla volta nella testa di chi scrive per emergere, all’improvviso, impietosa e irrefrenabile come la lava incandescente di un vulcano che al suo passaggio cambia per sempre un paesaggio. Così è stato per la scrittura di Infinite Jest.
Continue reading Infinite Jest, David Foster Wallace

La società nella quale viviamo, la società d’inizio millennio, è una società liquida. Una condizione accentuata, accelerata, dall’attentato dell’11 settembre alle torri gemelle di New York. Quel giorno, con le torri, sono precipitati nel vuoto cemento e acciaio ma anche corpi di uomini e donne, e con loro sono finite nel grande buco di “Ground zero” molte certezze della società che abitiamo. Una società nella quale si naviga a vista, in cui tutto è come sospeso e tutto cangia molto rapidamente, fluttua. C’è chi si fa carico più di altri di queste fluttuazioni, sono i più sensibili, spesso sono artisti. Sarà per questo motivo che non è raro leggere notizie di artisti che si suicidano. E tra gli artisti, molti scrittori cercano la morte.
Così è arrivata in questi giorni la notizia della morte di David Foster Wallace. Le cronache del New York Times e del Los Angeles Times ci dicono che la moglie di DFW, rientrando a casa, a Claremont in California, ha trovato suo marito con un corda la collo che penzolava nel soggiorno.
«Preferirei vivere fino a cinquant’anni» disse in un’intervista con Dave Eggers, è morto prima a quarantesi anni.
Continue reading David Foster Wallace è morto, viva David Foster Wallace. Ovvero del mal di vivere.
Non c’entrano le madeleine, o meglio c’entrano per assenza.
Nu juorno mme ne jette da la casa
jenno vennenno spingule francese
Mme chiamma na figliola
Trase
Trase
quanta spingule daje pe’ nu turnese Continue reading della giacca di renna e di mascotte
Non capita spesso
che il cuore prenda a battere forte
per il solo fatto di averla vista legata ad un palo.
Era una sera di fine estate
la fine di una bella, bellissima giornata,
tornavo a casa.
Continue reading mettete un titolo
Un cappello pieno di ciliegie è un libro pieno di donne, di coraggio, d’idee, d’ideali, di film, di amori, di tradimenti, di morte, di vita.
In un percorso affascinante che è un vero e proprio spaccato antropologico dell’Italia tra il 1700 e la fine del 1800, la Fallaci affonda le mani nel suo passato e senza reticenze ci rende partecipi e protagonisti in prima persona di una vera e propria saga familiare che corre parallela e s’interseca con la storia e la nascita della nostra nazione. Una storia collettiva che ci fa riflettere su noi stessi, sulla nostra identità.
Continue reading Un cappello pieno di ciliege, Oriana Fallaci
In occasione dell’uscita del nuovo romanzo di Orhan Pamuk, Masumyet Mezesi, Museo d’innocenza, il primo dopo la vittoria del Nobel, Raffaele La Capria scrive per il Corriere della Sera un bell’articolo, venerdì 29 agosto, La mia Napoli come Istanbul. L’emozione delle città gemelle. La Capria confessa che sta leggendo in questi giorni Istanbul, e forse lo sta leggendo proprio perché gli hanno commissionato questo articolo, e scopre tanti aspetti simili tra le due città e anche parole simili tra le due scritture, la sua e quella di Pamuk.
Continue reading La Capria e Pamuk. Napoli e Istanbul.
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