Ho sempre pensato che i materiali elettorali fossero inutili. O meglio ho sempre votato indipendentemente dalla pubblicistica elettorale dei singoli candidati. Ho scelto perché conoscevo le persone che votavo e sapevo quello che volevano. Oggi, in questa veste per me inedita di candidato, comincio a capire che non tutti conoscono il candidato che devono votare e quasi nessuno sa ciò che pensa. Allora mi sono chiesto cosa dovessi preparare per la mia campagna elettorale.
Girando per Pescara, a piedi o in macchina, ti accorgi che la città è satura di propaganda elettorale e che gli spazi che solitamente sono destinanti alla pubblicità sono appannaggio dei candidati. Si badi bene non dei candidati a Sindaco ma soprattutto dai candidati al Consiglio Comunale. Volti che ti guardano, da grandi poster sei metri per tre, e ti accompagnano da mattina a sera. Tra un po’ inizieranno a girare anche i grandi troller che porteranno a spasso per le vie cittadine le facce sorridenti e allegre degli aspiranti consiglieri comunali o sindaci.
Io non farò così.
Ho deciso d’incontrare i miei potenziali elettorali di persona, nei mercati, a piccoli gruppi, nei luoghi d’incontro abituali e nelle case, il famoso porta a porta che soprattutto a sinistra è stato sempre il modo migliore di fare propaganda politica.
Non andrò a mani vuote ma porterò con me i materiali a cui ho pensato.
L’immancabile santino, lo strumento più antico eppure il più moderno per un candidato. Slogan, foto e modalità di voto.
Un pieghevole che ripropone la foto e lo slogan, una brevissima biografia, e una sintesi di quella che è la mia idea di città, o meglio le priorità sulle quali vorrei lavorare. Essendo un testo molto breve sono più che altro delle suggestioni.
Ve le propongo e mi auguro vi piacciano ma soprattutto siano efficaci.
È la prima volta che sono candidato in una competizione elettorale.
Sono nella testa di lista, il secondo in ordine alfabetico, de La Sinistra, l’Arcobaleno, per le elezioni amministrative di Pescara. Una grande responsabilità che sento, e molto, sulla mia persona.
Sono il coordinatore provinciale di Sinistra Democratica e come tale ho lavorato fino all’ultimo giorno utile per presentare anche qui da noi la lista La Sinistra, l’Arcobaleno. Non è stato facile, tutt’altro, ma, sono certo, ne è valsa la pena.
Il progetto della costruzione di una sinistra forte, unita e plurale, un progetto nel quale credo molto, serve all’Italia e serve anche a Pescara, la città dove ho scelto di vivere.
Da oggi inizia un’esperienza per me totalmente nuova. È una sfida difficile, difficilissima. Ce la metterò tutta.
…Footfalls echo in the memory Passi echeggiano nella memoria
Down the passage which we did not take lungo il corridoio che non prendemmo
Towards the door we never opened verso la porta che non aprimmo mai
Into the rose-garden sul giardino delle rose…
Solo ieri sono riuscito a vedere Into the wild, il bellissimo film di Sean Penn. Un film in cui immagini, parole e musica si giustappongono e si mescolano e alla fine quando scorrono i titoli di coda, in quegli attimi in cui rivedi tutto il film davanti agli occhi, non sai cosa ti sia piaciuto di più, le immagini, le parole o la musica appunto.
Sono andato via dalla mia città quando avevo diciotto anni, perché non l’ho mai sentita “la mia città”.
Il servizio militare prima e l’università poi, hanno assecondato una scelta che in cuor mio avevo fatto da tempo. E questa scelta nasceva dalla sensazione di sentirmi in un luogo popolato, vissuto, consumato, da persone che sentivo estranee. Mi sono sempre visto ed immaginato altrove.
Mentre salgo la scalinata che mi porta all’interno del Vittoriano, mi chiedo che cosa diavolo significhi fare una mostra su una giornalista e soprattutto cosa vedrò nelle sale che contengono la mostra. Perciò quando, percorsa la lunga scalinata, sono davanti al grande portone del palazzo che ospita la mostra sono ancora distratto dalla domanda che mi ronza in testa da più di un’ora: cosa significa fare una mostra su un giornalista?
Un’esordio brillante per Andrea Simeone. Il suo primo libro si legge tutto d’un fiato ed ha il potere di isolarti da tutto ciò che ti circonda, anche se il contesto in cui vivi è un non luogo della periferia campana dove trascinano le loro esistenze Ciro, Vinicio, Gaetano e Domingo i protagonisti di Recinto di porci.
Un romanzo dal rarefatto sapore pasoliniano che mette in scena la cruda realtà della periferia italiana. Periferia come terra di confine e di mafia e di camorra. Periferia che non riesce ad essere città e che non è campagna e che si adagia sul nulla come scrive Simeone, perché sul nulla è costruita e dal nulla è abitata.
Un romanzo costruito su tre aspetti fondanti della vita: l’amicizia, l’amore e la morte.