le mie recensioni

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Un filo rosso lega gli ultimi due libri che ho letto, gli uomini della CIA e «i fantasmi dei fatti» come li chiamava Leonardo Sciascia. Nel caso del libro di Bruno Arpaia, Il fantasma dei fatti, questi hanno una valenza pubblica e condizionano la vita di un Paese. Gli uomini della CIA sono invece gli stessi: interferiscono per indirizzare, condizionare e cambiare il corso delle cose in entrambi i casi.
«Quattro storie, guarda caso concentrate in un brevissimo arco di tempo, e, guarda caso, tutte e quattro finiscono male: per i loro protagonisti e per l’Italia… Niente più predominio nell’elettronica, nel nucleare e nelle biotecnologie, niente più ricerca dell’autonomia energetica e politica. Da quel momento, il nostro paese non è stato più lo stesso: è allora che si è concluso il boom ed è iniziato piano piano il suo declino», siamo a pagina 10 de Il fantasma dei fatti, chi parla è Pietro Greco, laureato in chimica, giornalista scientifico e scrittore di opere scientifiche divulgative, così come recita wikipedia.
Continue reading Il destino dell’Italia in quattro storie

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Rileggere o leggere per la prima volta gli scritti di due intellettuali come Alex Langer e Alessandro Leogrande è utile. Lo è da un punto di vista politico, sociale e antropologico.
Un’occasione offerta dal libro curato da Giovanni Accardo, Dialogo sull’Albania, già felice nel titolo e che proprio nel titolo, come nei migliori incipit di un’opera letteraria, contiene il tutto. Una selezione di saggi e articoli (degli anni 1990-1994 quelli di Langer, 2000-2017 quelli di Leogrande) sull’Albania.
Dialogo è la parola chiave. Entrambi, Langer e Leogrande, nella loro pur breve vita, hanno creduto molto nel dialogo, sul dialogo hanno costruito la conoscenza degli uomini e delle cose del mondo.
Continue reading Albania, quasi Europa

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«Era la controra, nel bel mezzo del pomeriggio, quando la solitudine morde di più […] Il respiro si fece affannoso, il terrore di diventare preda la prese alla gola. La finestra le parve la sua unica via di fuga. La aprì e, una volta sul balconcino, scavalcò l’inferriata e si lasciò cadere dal quinto piano giù nel cortile […] Si illudeva che fosse un volo per poi risalire, a volo d’angelo. Ma non fu così. Non ci fu risalita». Le pagine che Renzo Paris dedica ad Amelia Rosselli hanno a che fare con la spiritualità e sono un tributo ad una delle voci più libere, musicali e tribolanti della poesia italiana del secondo Novecento.
Continue reading Miss Rosselli, al dunque, Melina
 Dettaglio architettonico di Jože Plecnik. Foto di Luigi Ghirri (1988)
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C’è un che di prezioso nel libro di Domenico Potenza – Lubiana. Una città a memoria. L’eredità di Jože Ple?nik e l’architettura contemporanea – e riguarda tutte le città del mondo e anche quelle che non sono state ancora pensate e costruite: la ricerca dell’anima di un luogo.
Ovvero leggendo e studiando i capitoli che compongono questa narrazione della città di Jože Ple?nik scopri la natura architettonica di Lubiana, le sue origini e il suo sviluppo nel tempo. Emergono, su tutte, tre considerazioni fondamentali per comprendere i fenomeni urbani: la costruzione nel tempo della città, l’importanza di attraversarla camminando e la centralità dello spazio pubblico.
Continue reading Jože Plecnik e l’anima di Lubiana

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All’inizio degli anni Novanta Franco Summa convoca a Pescara, città nella quale è nato e ha vissuto fino al giorno della sua morte, alcuni intellettuali per discutere sul tema Arte&Città. Contributi per definire scelte più qualificate nella progettazione e riqualificazione della città contemporanea, gli ospiti furono Pierre Restany, Enrico Crispolti, Joseph Rykwert, Oriol Bohigas, John Outram, Costantino Dardi, Maurizio Vitta, Monique Faux, Carmelo Strano. Una scelta strategica per fare un resoconto di ciò che è stato il suo principale interesse culturale: la città come manufatto artistico.
Continue reading Franco Summa: Arte&Città

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Non lasciatevi condizionare da questa o altra recensione, ma andate a vedere Hammamet, il film di Gianni Amelio, e fatevi una vostra idea del film. Poi, con calma, leggetevi le recensioni scritte dalle persone che più vi aggradano. Leggetevi, se ne avrete voglia, anche i commenti politici al film. E, dopo, traete le vostre conclusioni.
L’incipit e il finale del film esprimono il giudizio di Gianni Amelio su Bettino Craxi: sul politico e sull’uomo. Una stratagemma che consente allo spettatore di godersi il film ponendosi poche domande, grazie ad un inizio che è quasi cronaca e un finale onirico.
Continue reading Hammamet o della caducità del potere

L’ultima lettura del 2019, una parziale rilettura in realtà, è stata una delle più belle e sorprendenti letture di tutto l’anno: un libro pubblicato per la prima volta nel 1759, Candido, ovvero l’ottimismo. Il libro mi è stato regalato per il mio compleanno, nel novembre del 1989.
Scrive Italo Calvino nella superba introduzione del 1974, «personaggi filiformi, animati da una guizzante mobilità, si allungano si contorcono in una sarabanda di leggerezza graffiante: così Paul Klee nel 1911 illustrava il Candide di Voltaire, dando forma visuale – e quasi direi musicale – all’allegria energetica che questo libro – al di là del fitto involucro di riferimenti a un’epoca e a una cultura – continua a comunicare al lettore del nostro secolo».
Continue reading Candide, ovvero la modernità di Voltaire

1. Javier Marías, Berta Isla, Einaudi
2. D.T.Max, Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi, Einaudi
3. Yuval Noah Harari, 21 lezioni per il XXI secolo, Bompiani

4. Annie Ernaux, L’evento, L’Orma editore
5. Edoardo Albinati, Cuori fanatici, Rizzoli
6. Carlo e Renzo Piano, Atlantide. Viaggio alla ricerca della bellezza, Feltrinelli
7. Vladimir Nabokov, Lezioni di letteratura, Adelphi
8. Antonio Scurati, M. Il figlio del secolo, Bompiani
9. Jonathan Franzen, La fine della fine della terra, Einaudi
10. Emanuele Trevi, Sogni e favole, Ponte alle Grazie
Elena Ferrante, Storia del nuovo cognome, Edizioni e/o
Elena Ferrante, Storia di chi fugge e di chi resta, Edizioni e/o
Elena Ferrante, Storia della bambina perduta, Edizioni e/o
Claudio Magris, Tempo curvo a Krems, Garzanti
Eraldo Affinati, Via dalla pazza classe, Mondadori
Paul Auster, 4 3 2 1, Einaudi
Mario Vargas Llosa, Il richiamo della tribù, Einaudi
Elena Ferrante, La frantumaglia, Edizioni e/o
Elena Ferrante, La vita bugiarda degli adulti, edizioni e/o
Gino Cervi, Giovanni Battistuzzi, Alfabeto Fausto Coppi, Ediciclo editore
Giuseppe Catozzella, E tu splendi, Feltrinelli
Elena Ferrante, L’invenzione occasionale, Edizioni e/o
Pietro Greco, La scienza e l’Europa. Il primo Novecento, L’asino d’oro
Telmo Pievani, Una storia naturale, Raffaello Cortina Editore
Claudia Durastanti, La Straniera, La nave di Teseo
Giovanni Dozzini, E Baboucar guidava la fila, Minimum fax
Eugenio Coccia, Stelle, galassie e altri misteri cosmici, Castelvecchi
Annalisa De Simone, Le amiche di Jane, Marsilio
Andrea Camilleri, Conversazioni su Tiresia, Sellerio
Michele Manigrasso, La città adattiva. Il grado zero dell’urban design, Quodlibet

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La vita bugiarda degli adulti è un romanzo di formazione, o Bildungsroman se preferite, nel senso più classico del termine, con due protagonisti assoluti: Giovanna e Napoli.
Giovanna Trada è la novità, Napoli rappresenta l’elemento di continuità nell’opera letteraria della Ferrante, la sua vera musa ispiratrice. Una città che viene proposta con descrizioni che svelano ogni volta una nuova forma urbana.
«Dio, sussurravo, Dio, lo so che è colpa mia, non avrei dovuto pretendere di incontrare Vittoria, non avrei dovuto andare contro la volontà dei miei genitori; ma ormai è accaduto, rimetti tutto in ordine, per favore. Speravo che Dio davvero lo facesse, perché se non l’avesse fatto, tutto sarebbe franato. San Giacomo dei Capri sarebbe ruzzolata sul Vomero e il Vomero sull’intera città e l’intera città sarebbe affogata in mare».
Continue reading Elena Ferrante, La vita bugiarda degli adulti

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Con poche, scelte e misurate parole Annie Ernaux racconta la vita che accade. E quando gli accadimenti della vita sono quelli che racconta ne L’evento ciò che prevale e rimane è un senso di liberazione che non si manifesta mai con parole roboanti, ma proprio con le poche, scelte e misurate parole che ha scelto di utilizzare.
La vita che accade è sempre un frammento di un contesto più ampio che s’incasella e incasellandosi costruisce e restituisce al lettore una visione, una presa di posizione. Una scelta politica.
Per questa ragione la vicenda personale racconta e rende conto, anche, di una vicenda collettiva. Esperienze che pur essendo separate e distinte nella stesura del testo, hanno lo stesso punto di approdo. Ciò è possibile grazie ad un modo di scrivere la storia, le storie, autenticamente personale.
Continue reading Annie Ernaux, L’evento
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