le mie recensioni

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Il nostro è un Paese dove può succedere di tutto.
E sul caso di Rahmatullah Hanefi, il mediatore di Emergency si odono le tesi più disparate.
Nel frattempo in una conferenza stampa Emergency ha annunciato: “Restiamo se saranno rispettate due condizioni: “Il rilascio del nostro mediatore e la possibilità di lavorare in sicurezza…Attualmente percepiamo di non avere più le condizioni di movimento e operatività per consentire l’attività. Nei prossimi due o tre giorni ci sarà una consultazione ed uno studio approfondito con il personale internazionale dell’organizzazione per valutare il da farsi”.
Può essere che il problema sia diventato Gino Strada?

Un sondaggio effettuato dall’IPR Marketing per conto di Repubblica nel periodo tra il 29 e il 31 marzo sulle intenzioni di voto alla Camera dei Deputati ha dato questo risultato: Cdl al 48%, Unione al 43%, Casini + Follini 7%. Un sondaggio che non premia l’Unione e risulta molto generoso con il centro destra con o senza Casini.
Ma l’aspetto che più mi preme sottolineare di questo sondaggio è che si vanno ad analizzare i dati per i singoli partiti emerge il dato sconsolante del Partito Democratico che viene dato al 25%, molto al di sotto delle aspettative dei suoi sostenitori.
Ora si sa i sondaggi sono solo degli orientamenti, inoltre siamo troppo lontani dalle elezioni e quindi vanno presi solo come una utile indicazione per lavorarci su e nulla più. Indicano però una tendenza e un sentire comune che non va sottovalutato. Credo perciò che tutti quelli che hanno a cuore le sorti dell’Unione debbano farsi carico di queste indicazioni e lavorare, ognuno per quello che può, per migliorare questa situazione.
In relazione invece al dato del probabile nuovo Partito Democratico il dato indica, a mio avviso, una condizione di difficoltà evidenziata innanzitutto dai suoi sponsor più qualificati, non possono sfuggire infatti le dichiarazioni di questi giorni del sindaco di Roma, Veltroni o di Arturo Parisi. Questo generale stato di malcontento e di delusione è del resto evidenziato da molti osservatori attenti e qualificati come per esempio Ilvo Diamanti che domenica 25 marzo sulle pagine di Repubblica ha scritto una articolo, che di seguito vi ripropongo, molto interessante dal titolo eloquente: Le foglie secche del Partito Democratico.
Le foglie secche del Partito Democratico*
di Ilvo Diamanti
Il viale che conduce verso il Partito Democratico (PD), in questa stagione, è coperto di foglie ingiallite. Secche. Come fossimo in autunno e non in primavera. Sul viale del tramonto invece che all’alba di una nuova era. Chi rammenta il tempo dell’Ulivo e delle “mitiche” primarie rischia di affogare nello spleen. D’altronde, gli inventori e i portabandiera del progetto, oggi, hanno altro a cui pensare. Romano Prodi, Arturo Parisi. Alle prese con i problemi seri che assillano non solo la maggioranza, ma, prima ancora, il governo.
Al Senato, dove ogni voto è una scommessa. In politica estera, che vede il Paese in conflitto con gli USA, deprecato dagli europei. Isolato. Perfino Vallettopoli. Prima il governo, poi la politica. Per cui il Partito Democratico diventa una questione di secondo ordine. Anche se è nell’agenda dei due “azionisti” di riferimento. I Ds e la Margherita. Alla vigilia dei congressi che dovrebbero sancire la prossima confluenza nel “Partito Democratico”. Non più condominio, ma “casa comune”. Un viatico senza gioia e senza festa. Come mostra il sondaggio condotto da Demos-Eurisko, nelle scorse settimane. Il sostegno al Partito Unico è progressivamente sceso, fra gli elettori di centrosinistra. Dal 77% nel luglio 2004, al 67% del luglio 2006, fino al 60% scarso di oggi. Una maggioranza robusta. Ma sempre meno “maggioritaria”. Tanto che oggi appaiono più “unitari” (seppur di poco) perfino gli elettori di centrodestra. Reduci da una campagna elettorale nel corso della quale hanno sperimentato il “Partito Unico”; la Casa guidata e governata da un solo padrone. Inoltre, solo una parte significativa, ma limitata, degli elettori di centrosinistra pensa che la costruzione del PD costituisca un progetto urgente. Una priorità. Il 20%: esattamente come un anno fa.
È un segno di declino? Ne dubitiamo. Semmai di delusione. Perché ciò che sta emergendo appare diverso e distante dalle attese originarie. Dal sogno condiviso da molti elettori. Per fortuna, potremmo dire. Visto che i sogni, quando si materializzano, quando vengono riprodotti nella realtà, spesso generano mostri. Tuttavia, il viale che conduce al PD non riesce a suscitare neppure un’illusione. Altro che sogni… Il Partito Democratico sta crescendo integralmente dentro i gruppi dirigenti dei Ds e della Margherita. Animati, alcuni, anzi, molti di essi, da buone intenzioni. Cui, però, non sono seguite le buone azioni. Visto che la discussione ha proceduto interna agli apparati, secondo i rituali e le logiche dei partiti di una volta. Non manca nulla, in questa vigilia congressuale. Correnti e frazioni a condurre il confronto, sempre più aspro. Le polemiche sul tesseramento gonfiato ad arte. Gli iscritti talora superiori ai voti. Le minacce di scissione, che inquietano i Ds. I riformisti e la sinistra preannunciano la volontà di andarsene, in caso il partito approdasse nel PD. Gli uni in nome della socialdemocrazia, gli altri del socialismo. Mentre nella Margherita fanno sentire il loro peso e la loro voce (ma soprattutto le loro tessere) i Popolari. Gli ex democristiani. Che sfidano non solo i partigiani dell’Ulivo, guidati da Parisi (una minoranza ridotta, nel partito). Ma anche il ruolo di Francesco Rutelli. Il leader. Il baricentro. Ciò che manca (soprattutto nella Margherita) è il confronto sulle idee. Sul progetto.
Il Partito Democratico che verrà – se verrà – rischia di nascere dal compromesso fra i resti di questi due partiti. Dall’accordo fra i gruppi che prevarranno, al loro interno. Dall’intesa con quelli che decideranno di restare. Un cartello di correnti, fazioni, leader. Nessuno dei quali disponibile a “perdere l´identità”. La visibilità. Questo rischia di diventare il PD. Un partito nato non per passione, ma per pigrizia. Perché, arrivati a questo punto, non è possibile fare altrimenti. Non si può più tornare indietro. Anche se non è chiaro dove conduca questo percorso. Cosa ci sia in fondo al viale.
D’altronde, il progetto del PD è nato parallelamente alla riforma del sistema partitico e istituzionale. Un “partito nuovo”, concepito in funzione di una “nuova Repubblica”. Il nome stesso evoca l’esempio americano. I partigiani del PD, infatti, immaginavano e immaginano un modello presidenzialista o, comunque, fondato su un premier forte; insieme a un Parlamento espresso attraverso un sistema maggioritario e bipolare. Meglio se bipartitico. Come suggerisce il progetto organizzativo presentato da Salvatore Vassallo al seminario di Orvieto. Consigliato da Arturo Parisi. Loro, per primi, “referendari”. Non solo perché il referendum costituisce l’unico metodo di pressione efficace, per cambiare questo indecoroso sistema elettorale. Ma perché il referendum, in sé, spinge al bipolarismo. Anzi, in direzione bipartitica. Di qua o di là. Senza mediazioni. Magari non permette di fare buone leggi, però, se e quando riesce a captare l’umore popolare e a mobilitare gli elettori, può produrre effetti devastanti – e comunque destrutturanti – sugli assetti e sugli attori politici. Soprattutto sui partiti. Com´è avvenuto dopo il 1991. Non pare questo il disegno che, oggi, anima l’incontro fra Margherita e Ds. Non solo perché risulta sinceramente difficile scorgere un “disegno”, nel percorso che conduce al PD. Ma perché le proposte di riforma elettorale sostenute dai Popolari, da Rutelli, ma anche da figure autorevoli dei Ds (D’Alema), richiamano principalmente il “modello tedesco”. Un proporzionale con sbarramento, senza premio di maggioranza. Lo stesso Prodi, d’altronde, ha dato il suo assenso a questa ipotesi.
Facendone la base del confronto con le forze politiche di opposizione. Ma il modello tedesco, inutile girarci intorno, è in contrasto con il disegno originario del Partito Democratico: maggioritario e, tendenzialmente, presidenzialista. Ne rivela, invece, una diversa concezione. Suggerisce, cioè, l’intenzione di dar vita a un partito orientato alla competizione proporzionale. Una forza politica di taglia media; sicuramente meno forte dei Socialdemocratici o dei Popolari tedeschi. Ma in grado di crescere, in futuro, e di affermarsi. Alleandosi, magari integrandosi con le altre formazioni di centro.
L’Udeur, la Lista Di Pietro e, forse, anche l’Udc. Insomma, un Partito Democratico di centro-sinistra. Più di centro che di sinistra. Leva di una meccanica proporzionale. Simmetrico e alternativo al Partito Forzaleghista. Dove la Lega agirebbe da soggetto regionalista. Mentre AN assumerebbe un ruolo di rincalzo e di complemento; come la Sinistra radicale, sull’altro versante. Spinti ai margini della competizione elettorale e del sistema partitico.
Uno scenario che riproporrebbe il bipartitismo della Prima Repubblica. Questa volta meno “imperfetto” di allora. Aperto all’alternanza. (Ma non è detto).
Per queste ragioni, la prospettiva unitaria e il PD, oggi, non entusiasmano gli elettori di centrosinistra. Non è ciò che avevano sperato nell’autunno 2005, quando si erano recati, in massa, a votare alle primarie. Un partito americano, maggioritario e presidenzialista, che rischia di trasformarsi, strada facendo, in un partito alla tedesca, piegato alla logica proporzionale. Senza averne i requisiti, la vocazione. Da ciò i dubbi. Vale la pena di rinunciare a dirsi socialisti, comunisti e democristiani per confluire in un partito “nuovo”, che sorge seguendo logiche “vecchie”? Dal compromesso di vertice fra leader, partiti e correnti? E perché questo partito-collage, dai riferimenti culturali incerti, dovrebbe “funzionare”, in una competizione proporzionale, dove è importante offrire un’identità specifica e riconoscibile?
*(pubblicato il 25 marzo 2007 su Repubblica)

“Una delle navicelle spaziali robotizzate
che l’America ha lanciato anni fa per
esplorare l’universo ha scattato una
fotografia mentre stava lasciando la
gravità terrestre. Un’immagine del nostro
pianeta che ruota lentamente nel vuoto.
Anni dopo, quando la stessa navicella
aveva percorso quattro miliardi di
chilometri oltre il nostro sistema solare,
il compianto Carl Sagan ha suggerito che
la NASA inviasse alla navicella il segnale
di girare gli obiettivi di nuovo verso
la Terra e, da quell’incommensurabile
distanza, scattasse una fotografia.
Questa è l’immagine che abbiamo
ricevuto. Quel puntino azzurro, visibile
al centro di quella striscia di luce sulla
destra, siamo noi.
Sagan l’ha chiamato un puntino
azzurro e ha fatto notare che la storia
dell’umanità era racchiusa tutta in
quel minuscolo pixel. Tutti i trionfi e le
tragedie. Tutte le guerre. Tutte le carestie.
Tutte le grandi conquiste.
È la nostra sola casa.
E questa è la posta in gioco. Se saremo
In grado di continuare a vivere sul
Pianeta Terra, se avremo un futuro come
Civiltà.
Io credo che questo sia un imperativo morale”.
«Ognuno di questi figli di Anchise, ognuno degli ultimi giovani capi del PCI, ha interpretato a suo modo il ruolo di Enea. C’è chi lo ha fatto riuscendo a reinventarsi una fantasiosa ma efficace tradizione personale, come Walter Veltroni, selezionando gli aspetti meno spinosi di quella vicenda per adattarli morbidamente alle trasformazioni del sentire comune; chi invece ha affrontato gli inciampi senza alcun tentennamento apparente, come Massimo D’Alema, sorretto da una granitica convinzione nella coerenza della storia e nelle virtù della tattica politica; chi infine, ed è il caso di Piero Fassino, si è orientato verso una navigazione meno ambiziosa e più realistica, dedicandosi all’onesta amministrazione di un capitale di consenso e potere pur sempre significativo.»
Continue reading Compagni di scuola, ascesa e declino dei postcomunisti, Andrea Romano

Un’atmosfera magica, di una all’allegra malinconia avvolge la cantantessa. Lei è splendida con il vestito viola, i capelli che le coprono in parte il viso e il suo irriproducibile timbro di voce. La sua presenza al centro del palco è totemica. Attira a sè ogni sguardo, ogni sospiro, che ricambia con la fisicità della sua presenza. Ha un grande carisma. Suona con gusto e si diverte. Con i ragazzi della band ha un grande feeling che traspare dall’intenso gioco di sgaurdi che attraversa il palco del teatro Massimo di Pescara. Non si risparmia e con le sue chitarre per quasi tre ore canta il meglio del suo repertorio centrato sull’ultimo lavoro Eva contro Eva. Il finale è una chicca autentica. La riproposizione di un antico lamento siciliano che la cantantessa definisce un canto di lotta di classe della sua Sicilia dei primi dell’800 che racconta di un poveraccio che si rivolge a Cristo sulla croce. Un concerto da non perdere.
Continue reading La cantantessa a Pescara

Oggi il Cardinal Carlo Maria Martini compie 80 anni e volevo fargli gli auguri attraverso questo mio blog.
In un’epoca difficile come quella che viviamo, l’ex Vescovo di Milano ha rappresentato e rappresenta una figura importante della nostra società, della nostra cultura. Un uomo che rifugge la retorica e che ha sempre dimostrato come attraverso il dialogo e il confronto ci si capisce di più e meglio. Un uomo di Dio che parla anche ai laici, rispettoso delle diversità e che ha scelto di vivere a Gerusalemme per pregare e studiare.
C’è sempre un grande bisogno di uomini come lui, in Italia e nel resto del mondo, soprattutto in un momento come questo in cui, estremisti di centro pensano di mettere in discussione la laicità dello Stato per piccoli interessi di bottega o per compiacere le alte sfere della Chiesa di Roma.
1. A Vicenza è giusto partecipare come partito così come è giusto che il Governo non partecipi;
2. Il manifesto del Partito Democratico è in linea con la mozione di Piero Fassino per il congresso dei Ds o viceversa, intenzionalmente ambiguo sul PSE e pernicioso sulla laicità. Non lo condivido nell’impianto e soprattutto per quel che riguarda questi due punti: collocazione internazionale e laicità;
3. Sulle Foibe il Presidente Giorgio Napolitano ha ragione;
4. Sui “DICO” la chiesa esprime la sua opinione forte e chiara, che io non condivido, faccia altrettanto la politica;
5. Ho visto Blood diamond e mi è piaciuto molto.
Antonella Cilento riesce in un’impresa non facile, scrivere una guida per Napoli che non somiglia a nessuna delle innumerevoli guide in commercio. Fedele allo spirito della collana contromano degli editori Laterza la Cilento traccia un’affresco di Napoli a tratti entusiasmante. Entusiasmante sia per la scrittura sia per le occasioni che ci offre per visitare una città unica nel suo genere. Una miscela di colori, sapori e vita. Vita vera che ci accompagna man mano che sfogliamo le pagine a visitare luoghi che altrimenti guarderemmo con altri occhi o che non guarderemmo affatto.
Continue reading Napoli sul mare luccica, Antonella Cilento
Ho letto in questi giorni un bellissimo libro di Erri De Luca, Montedidio, pubblicato nel 2001 e giunto alla sua ottava edizione nel luglio del 2006. Mentre leggevo questa straordinaria ed emozionante storia di Erri de Luca ambientata a Montedidio un quartiere di Napoli che si trova sopra Piazza Plebiscito, su in alto, mi è venuto alla mente un disco che ha gli stessi colori, la stessa musicalità di Montedidio che è Sanacore, un disco degli Almamegretta del 1995.
Continue reading Montedidio e Sanacore
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