le mie recensioni

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 Mancini ritratto da Massimo Mucciante
Questo articolo è pubblicato anche su QuasiRete, il blog di narrazione sportiva di www.gazzetta.it
Ho letto di recente “Sette brevi lezioni di fisica” di Carlo Rovelli, un libro che vi consiglio di leggere e di regalare ai vostri ragazzi perché aiuta a comprendere la finitezza dell’uomo e delle possibilità umane. Si, perché se pensiamo a ciò che la Terra, e noi che l’abitiamo, rappresenta nell’infinito spazio, ci rendiamo conto di come sia importante relativizzare ciò che accade attorno a noi per concentrarci di più e meglio sulle relazioni tra noi e gli altri. Per migliorare le relazioni tra noi e gli altri.
Continue reading Franco Mancini e la bellezza del suo sorriso

Questo articolo è pubblicato anche su QuasiRete, il blog di narrazione sportiva di www.gazzetta.it
L’utopia calcistica di Zden?k Zeman non poteva che ripartire da un”isola, la stessa dove, alla vigilia di Natale, si era interrotta. Fu Tommaso Moro a coniare il termine utopia per denominare un’isola immaginaria abitata da una società ideale, l’isola che non c’è. La Sardegna invece esiste ed è una terra bellissima e reale, non immaginaria e il suo nome non deriva dall’invenzione di un uomo di lettere del Cinquecento, ma si può far risalire ai tempi in cui ebbe inizio la nostra civiltà.
Continue reading Punto Z_Il ritorno dell’utopia di Zemanlandia

Questo articolo è pubblicato anche sul quotidiano La città.
La prima cosa da scrivere su La compromissione di Mario Pomilio è che andrebbe ripubblicato. Per poterlo leggere sono andato in biblioteca e solo lì ho trovato una copia del libro. Copertina cartonata rosso bordeaux. Vallecchi editore, prima edizione maggio 1965, seconda edizione settembre 1965. Lire 2.000. Con quest’opera Mario Pomilio vinse il Premio Campiello nel 1965, cinquant’anni fa.
Il prestito dura un mese, ma io l’ho letto durante un viaggio a Roma, in autobus, e credo sia stata una scelta giusta perché la lettura, inconsapevolmente, ha seguito e assecondato il mio viaggiare.
Continue reading La compromissione, Mario Pomilio

Conoscevo Marco Tornar dal molti anni anche se non ci siamo mai frequentati in maniera assidua. Ogni volta che c’incontravamo era sempre una festa. Parlavamo quasi sempre di letteratura e di poesia. Dei suoi progetti, dei miei. Di quello che stava scrivendo. Ci sarebbe piaciuto fare qualcosa insieme, ne abbiamo sempre parlato. Non ne abbiamo avuto il tempo e di questo me ne rammarico. Anche per questa ragione ho deciso di ripubblicare un’intervista del 1997. La feci per Sipario e parlammo di letteratura e di poesia, ovviamente.
Di Marco resta innanzitutto la sua poesia e il ricordo, per chi lo ha conosciuto, di una bella persona, questa invece è solo una testimonianza di vicinanza. Un modo, soprattutto per me, per ricordare quel bel pomeriggio trascorso insieme. Un bacio bello Marco, la terra ti è già lieve.
Continue reading Punto. Virgola, due punti: intervista a Marco Tornar

Questo articolo è pubblicato anche sul portale Resto al Sud
Napoli è una città nata capitale e che capitale, nonostante i tentativi di renderla marginale, resterà per sempre. Secoli di storia che l’hanno vista primeggiare in tutte le attività dello scibile umano hanno sedimentato nel corso degli anni saperi e conoscenze che hanno generato tante città, tutte racchiuse una dentro l’altra. Città che convivono a fatica, spesso in antitesi tra loro, sovraffollate. Città popolate da una fauna umana che ha pochi eguali al mondo.
Continue reading Pino Daniele, unico e grande come Napoli

Questo articolo è pubblicato anche sul portale Resto al Sud
All’inizio degli anni Ottanta quando imperava la “Milano da bere” e l’Italia delle grandi città si divertiva a scimmiottare l’America, gli orti, urbani e di campagna, non erano al centro dell’attenzione di nessuno. Il mondo dei media, della politica, tantomeno l’opinione pubblica era consapevole della follia e inutilità di quel modo di vivere che ci avrebbe portato dopo pochi anni sull’orlo di un precipizio, etico, morale ed economico. Sull’orlo di quel precipizio viviamo tutt’oggi. Una sorta di calamita che ci ha trascinati, nel corso di questi ultimi trent’anni, sempre più giù fino a farci diventare, quasi, marginali, nel grande scacchiere del mondo.
Continue reading L’orto dei miracoli verso Expo 2015

Questo articolo è pubblicato anche su QuasiRete, il blog di narrazione sportiva di www.gazzetta.it
Quando Luca Banti, l’arbitro di Inter-Cagliari, fischia l’inizio della partita, Zeman schiera otto calciatori sulla linea di centrocampo pronti all’assalto della porta difesa da Handanovic.
Alzi la mano chi non ha mai sognato di tifare per una squadra che, pronti via, parte a testa bassa alla ricerca del gol così come si fa quando si gioca al mare con gli amici. Chi non ricorda le partite infinite giocate da ragazzi che non avevano mai una durata temporale, ma finivano solo quando non c’era più luce e vinceva chi segnava un gol in più dell’avversario?
Scrive Edoardo Galeano, in uno dei libri più belli dedicati al calcio, «Un giornalista chiese alla teologa tedesca Dorothee Sölle: “Come spiegherebbe a un bambino che cosa è la felicità?”. “Non glielo spiegherei” rispose, “gli darei un pallone per farlo giocare”».
Continue reading Punto Z_Ajò o dell’isolitudine

Questo articolo è pubblicato anche sui quotidiani on line del Gruppo L’Espresso la Repubblica
Nell’incipit, spesso, è racchiuso il significato di un intero romanzo.
«Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo», è uno degli incipit più famosi della storia della letteratura mondiale. Il romanzo è del 1877, lo ha scritto Lev Tolstoj, il titolo è: Anna Karenina.
Certo l’intreccio narrativo di Anna Karenina è più complesso, così come lo sono i temi che riguardano la società dell’Ottocento che in questo capolavoro della letteratura russa sono chiari e intellegibili come dipinti sulla tavolozza di un pittore verista. Ma in quell’incipit è comunque racchiuso il significato più profondo della narrazione di Tolstoj.
Continue reading La vittoria, la gioia e il rispetto per gli sconfitti

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Brasile 2014 volge all’epilogo con una finale che non dovrebbe riservare sorprese. La Germania di Thomas Müller e Manuel Neuer ha dimostrato di essere la squadra più forte del torneo e dunque è la favorita per la finale di Rio de Janeiro. Una squadra giovane e piena di talento che, in questo Mondiale ha sempre giocato un buon calcio, un Tiqui-Taca rivisto e corretto che sull’onda lunga delle vittorie del Bayern di Pep Guardiola si è rivelato inarrestabile. Un solo attaccante di ruolo tra i convocati, Miroslav Klose, che diventa, proprio grazie ai gol realizzati in Brasile, l’attaccante più prolifico di sempre nella competizione più importante del calcio. Prestazioni positive che hanno, per una volta, messo tutti d’accordo.
Continue reading Ma quale Lionel, per gli argentini c’è ancora Diego

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L’8 luglio del 2014 fino alle 17.00, ora locale, lo stadio di Belo Horizonte si chiamava Mineirao. Dopo appena novanta minuti, quando in Italia era quasi mezzanotte, il suo nome è diventato Mineiraço. Non è stata la penna di un giornalista a decidere il cambio di nome, è stata la storia del calcio che ha deciso per tutti.
Il 16 luglio del 1950 fino alle 15.00, ora locale, lo stadio più importante di Rio de Janeiro si chiamava Maracanã. Uno stadio maestoso, il più grande al mondo con una capienza ufficiale di 160.000 spettatori. Quel giorno invece, il giorno della finale del campionato del mondo del 1950, pare ce ne fossero non meno di 200.000. Si gioca Brasile-Uruguay, la partita che decreterà la nascita ufficiale del mito del gioco del calcio.
Continue reading Il Brasile, la disfatta e l’ombra lunga del Maracanaço
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