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#giornimondiali_Brasile 82

Questo articolo è pubblicato anche su QuasiRete, il blog di narrazione sportiva di www.gazzetta.it

Una bella mattina di Aprile del 1978, una mattina con il cielo terso e il profumo intenso dei gelsomini che rende l’aria molto piacevole, ricevo la cartolina precetto. Il 27 luglio, VII° scaglione 1982, parto per il militare con destinazione Pisa, Caserma SMipar. La notizia non mi coglie impreparato anche se leggere, nero su bianco, che è giunto il tempo di partire fa comunque effetto. Mancano, dunque, poco più di tre mesi alla partenza e tra me e il servizio di leva c’è solo il mondiale di calcio che si disputerà in Spagna e uno scampolo di estate da trascorrere con gli amici di sempre a Bovino, il paese di mia madre. Il paese dove ho imparato la maggior parte delle poche cose che so fare e che ancora oggi, a distanza di trent’anni, ricordo con affetto e, in qualche occasione, anche con commozione. Il luogo della spensieratezza e della gioventù.
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Neymar come Pelè. Quando si fa male il leader più atteso

Il Centro_8 luglio 2014_02

Questo articolo è pubblicato anche sui quotidiani on line del Gruppo L’Espresso la Repubblica

Gli occhi gonfi di lacrime e rossi di dolore di Neymar da Silva Santos Júnior che rimbalzano dal Brasile, nel video in cui si accomiata dal Mondiale dei Mondiali per una frattura procuratagli da un intervento falloso di un avversario, restituiscono al gioco del calcio e a uno dei suoi protagonisti principali di oggi, un’umanità e una fragilità che le idiozie di pochi, spesso, ci fanno dimenticare.
E così il Mondiale del Brasile perde uno dei suoi protagonisti principali, per i brasiliani “il” protagonista principale. Quegli occhi e quelle lacrime, c’è da scommetterci, resteranno nella memoria collettiva di chi ama il calcio come uno dei momenti da ricordare di questo sport. Quelle lacrime ci dicono inoltre che non vedremo, nelle partite più importanti del mondiale, la leggerezza e la bellezza del gesto tecnico oltre alla gioia che ogni singola giocata di Neymar sa regalare a tutti coloro che amano questo gioco.
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Da Gerd a Thomas, la Germania e la dinastia dei Müller

Il Centro 4 luglio 2014_02

Questo articolo è pubblicato anche sui quotidiani on line del Gruppo L’Espresso la Repubblica

L’aggettivo più appropriato per descrivere la nazionale di calcio della Germania è affidabile. Affidabilità che non è frutto di sensazioni o di luoghi comuni sulla Germania, «sono seri, preparati, fanno sempre le cose per bene», in questo caso l’affidabilità discende direttamente dai numeri, numeri da record. Con 103 partite disputate in un campionato del mondo è, infatti, la prima nazionale a tagliare il traguardo delle cento gare. Ha partecipato a tutte le edizioni del mondiale fatta eccezione per la prima, quella del 1930 e quella del 1950 in cui fu squalificata. Lo score, anche in questo caso è impressionante. Per tre volte ha vinto il campionato, quattro volte è arrivata seconda, sempre per quattro volte si è classificata terza. In undici campionati del mondo è finita sul podio, tra le prime tre squadre al mondo. Detiene anche il record, insieme alla Spagna, di campionati europei, ne ha vinti tre. Una squadra sempre vincente, tanto nel calcio premoderno quanto nel calcio moderno e che da sempre s’identifica nella, ormai mitica, maglietta bianca con calzoncini neri.
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#giornimondiali_Argentina 78

Questo articolo è pubblicato anche su QuasiRete, il blog di narrazione sportiva di www.gazzetta.it

L’Italia che si appresta a giocare il mondiale in Argentina nel 1978, è una squadra diversa da quella che è stata eliminata malamente al primo turno nei Mondiali di Germania. C’è un nuovo allenatore, Enzo Bearzot, che ha preso il posto di Ferruccio Valcareggi, e una rosa rinnovata e ringiovanita. Gli unici quattro superstiti della spedizione mondiale in terra tedesca sono il portiere Dino Zoff, il difensore Mauro Bellugi, il centrocampista Romeo Benetti e l’ala destra Franco Causio.
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Oscar Farinetti e l’Abruzzo: storia di un amore possibile

Resto al Sud_Farinetti

Questo articolo è pubblicato anche su restoalsud.it

Tra Oscar Farinetti, l’inventore di Eataly, e l’Abruzzo è scoccato l’amore. Galetto fu il convegno “Ben fatto, non contraffatto. Dal Made in Italy all’Italian Sounding, come promuovere e difendere i nostri prodotti nel mondo”, voluto dal Sottosegretario all’Economia, Giovanni Legnini, abruzzese di Roccamontepiano. La tutela dell’italianità nel mondo, un tema grande è di vitale importanza per l’economia e la cultura del “Bel Paese” e che può permettere all’Italia di uscire meglio dal tunnel della crisi.
Ma andiamo con ordine, riavvolgiamo il nastro, e raccontiamo quella che è stata la giornata abruzzese di Oscar Farinetti.
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Cruijff e il calcio totale: la rivoluzione della grande Olanda

Il Centro 1 luglio 2014_02

Questo articolo è pubblicato anche sui quotidiani on line del Gruppo L’Espresso la Repubblica

La data di nascita ufficiale del Calcio Totale è il 1974. È vero però che i prodromi di quella che da tutti è definita la più grande innovazione calcistica dal dopoguerra a oggi, c’erano già tutti nelle quattro vittorie consecutive in Coppa dei Campioni del Feyenoord nel 1970 e dell’Ajax di Johan Cruijff e Johannes Jacobus Neeskens nel 1971, 1972 e 1973.
Le vittorie a ripetizione delle due squadre richiamarono l’attenzione dei club più titolati del Vecchio Continente sui calciatori più rappresentativi, e fu così che le squadre più titolate e ricche saccheggiarono, impoverendolo, il campionato olandese.
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Chi, dopo Prandelli?

Darmian, De Sciglio e Verratti con la maglia della nazionale italiana di calcio

Darmian, De Sciglio e Verratti con la maglia della nazionale italiana di calcio

Questo articolo è pubblicato anche su calciototale.eu

Spifferi provenienti dallo spogliatoio azzurro in Brasile rischiano di far diventare ancor più dolorosa la negativa trasferta mondiale della squadra di Prandelli. Perché se è vero e palese il fallimento tecnico dell’allenatore di Orzinuovi non erano noti i malumori dello spogliatoio. La sensazione è che l’allenatore non fosse più il punto di riferimento del gruppo, anzi che il gruppo, forse, non c’è mai stato. Certamente non era un gruppo coeso e per affermare questo non c’è bisogno di dare credito o meno alle indiscrezioni, basta riascoltare le dichiarazioni post partita di Buffon, De Rossi e dello stesso Prandelli.
Uno spogliatoio che non ha saputo tenere insieme le nuove forze con quelle già presenti, soprattutto che non ha compreso le indecisioni del tecnico. Indecisioni che hanno riguardato le convocazioni, l’assetto tattico della squadra e la scelta degli uomini da schierare.
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Argentina, la terra dei numeri 10

28 giugno 2014_02

Questo articolo è pubblicato anche sui quotidiani on line del Gruppo L’Espresso la Repubblica

Nella Top 11 dei più forti e famosi numeri 10 di tutti i tempi, stilata dalla FIFA, figurano tre argentini, due brasiliani, due francesi, un italiano, un tedesco, un ungherese e un romeno. E se consideriamo che l’antesignano e, per certi versi, il prototipo del numero 10, Omar Sivori, non fa parte di questa classifica, possiamo affermare con assoluta tranquillità che l’Argentina è certamente la terra e la patria dei numeri 10.
Da quando la numerazione per le squadre di calcio è diventata una regola fissa e uguale per tutti, inizialmente tale numerazione andava dall’1 all’11 mentre oggi è libera, la maglia che esercita il fascino maggiore è proprio la numero 10.
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Il calcio brasiliano da Mané Garrincha a Neymar jr

Il Centro_25 giugno 2014_18-19

Questo articolo è pubblicato anche sui quotidiani on line del Gruppo L’Espresso la Repubblica

Il Brasile di Neymar Jr ha giocato e vinto l’ultima partita del girone di qualificazione del mondiale brasiliano a Brasilia, la capitale del Paese. Estadio Nacional, capienza 68.000 spettatori, intitolato a uno dei campioni più amati che abbiano mai giocato con la maglia verde oro: Manoel Francisco dos Santos, conosciuto come Mané Garrincha. Uno dei migliori interpreti del suo ruolo, era un’ala destra, oggi si direbbe esterno alto. E nello stadio intitolato a Mané Garrincha non delude le aspettative e le attese il giovane Neymar da Silva Santos Júnior, conosciuto come Neymar Jr che contro il Camerun gioca la sua cinquantaduesima partita in nazionale, segnando una doppietta e raggiungendo la cifra ragguardevole di 35 gol in maglia verde oro a soli 22 anni. In questo mondiale ha segnato già quattro gol in sole tre partite.
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Piccolo allenatore, piccola Italia

Cesare Prandelli, a testa bassa, dopo la sconfitta contro l'Uruguay

Cesare Prandelli, a testa bassa, dopo la sconfitta contro l’Uruguay

Questo articolo è pubblicato anche su calciototale.eu

L’Italia di Cesare Prandelli è stata eliminata al primo turno dei mondiali brasiliani, così come successe alla squadra di Marcello Lippi nel 2010. Il tecnico di Orzinuovi fu chiamato al capezzale azzurro proprio per porre rimedio alla brutta figura rimediata in Sudafrica. Quell’Italia fu eliminata senza mai vincere una partita. Pareggiò per 1-1 contro il Paraguay e la Nuova Zelanda e perse 3-2 contro la Slovacchia. La nuova Italia di Prandelli ha vinto la partita d’esordio contro l’Inghilterra, eliminata anch’essa con gli azzurri, e ha perso contro Costa Rica e Uruguay.
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