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Ma quale Lionel, per gli argentini c’è ancora Diego

Il Centro_13 luglio 2014_02

Questo articolo è pubblicato anche sui quotidiani on line del Gruppo L’Espresso la Repubblica

Brasile 2014 volge all’epilogo con una finale che non dovrebbe riservare sorprese. La Germania di Thomas Müller e Manuel Neuer ha dimostrato di essere la squadra più forte del torneo e dunque è la favorita per la finale di Rio de Janeiro. Una squadra giovane e piena di talento che, in questo Mondiale ha sempre giocato un buon calcio, un Tiqui-Taca rivisto e corretto che sull’onda lunga delle vittorie del Bayern di Pep Guardiola si è rivelato inarrestabile. Un solo attaccante di ruolo tra i convocati, Miroslav Klose, che diventa, proprio grazie ai gol realizzati in Brasile, l’attaccante più prolifico di sempre nella competizione più importante del calcio. Prestazioni positive che hanno, per una volta, messo tutti d’accordo.
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Il Brasile, la disfatta e l’ombra lunga del Maracanaço

Il Centro_10 luglio 2014_02

Questo articolo è pubblicato anche sui quotidiani on line del Gruppo L’Espresso la Repubblica

L’8 luglio del 2014 fino alle 17.00, ora locale, lo stadio di Belo Horizonte si chiamava Mineirao. Dopo appena novanta minuti, quando in Italia era quasi mezzanotte, il suo nome è diventato Mineiraço. Non è stata la penna di un giornalista a decidere il cambio di nome, è stata la storia del calcio che ha deciso per tutti.
Il 16 luglio del 1950 fino alle 15.00, ora locale, lo stadio più importante di Rio de Janeiro si chiamava Maracanã. Uno stadio maestoso, il più grande al mondo con una capienza ufficiale di 160.000 spettatori. Quel giorno invece, il giorno della finale del campionato del mondo del 1950, pare ce ne fossero non meno di 200.000. Si gioca Brasile-Uruguay, la partita che decreterà la nascita ufficiale del mito del gioco del calcio.
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#giornimondiali_Brasile 82

Questo articolo è pubblicato anche su QuasiRete, il blog di narrazione sportiva di www.gazzetta.it

Una bella mattina di Aprile del 1978, una mattina con il cielo terso e il profumo intenso dei gelsomini che rende l’aria molto piacevole, ricevo la cartolina precetto. Il 27 luglio, VII° scaglione 1982, parto per il militare con destinazione Pisa, Caserma SMipar. La notizia non mi coglie impreparato anche se leggere, nero su bianco, che è giunto il tempo di partire fa comunque effetto. Mancano, dunque, poco più di tre mesi alla partenza e tra me e il servizio di leva c’è solo il mondiale di calcio che si disputerà in Spagna e uno scampolo di estate da trascorrere con gli amici di sempre a Bovino, il paese di mia madre. Il paese dove ho imparato la maggior parte delle poche cose che so fare e che ancora oggi, a distanza di trent’anni, ricordo con affetto e, in qualche occasione, anche con commozione. Il luogo della spensieratezza e della gioventù.
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Neymar come Pelè. Quando si fa male il leader più atteso

Il Centro_8 luglio 2014_02

Questo articolo è pubblicato anche sui quotidiani on line del Gruppo L’Espresso la Repubblica

Gli occhi gonfi di lacrime e rossi di dolore di Neymar da Silva Santos Júnior che rimbalzano dal Brasile, nel video in cui si accomiata dal Mondiale dei Mondiali per una frattura procuratagli da un intervento falloso di un avversario, restituiscono al gioco del calcio e a uno dei suoi protagonisti principali di oggi, un’umanità e una fragilità che le idiozie di pochi, spesso, ci fanno dimenticare.
E così il Mondiale del Brasile perde uno dei suoi protagonisti principali, per i brasiliani “il” protagonista principale. Quegli occhi e quelle lacrime, c’è da scommetterci, resteranno nella memoria collettiva di chi ama il calcio come uno dei momenti da ricordare di questo sport. Quelle lacrime ci dicono inoltre che non vedremo, nelle partite più importanti del mondiale, la leggerezza e la bellezza del gesto tecnico oltre alla gioia che ogni singola giocata di Neymar sa regalare a tutti coloro che amano questo gioco.
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Da Gerd a Thomas, la Germania e la dinastia dei Müller

Il Centro 4 luglio 2014_02

Questo articolo è pubblicato anche sui quotidiani on line del Gruppo L’Espresso la Repubblica

L’aggettivo più appropriato per descrivere la nazionale di calcio della Germania è affidabile. Affidabilità che non è frutto di sensazioni o di luoghi comuni sulla Germania, «sono seri, preparati, fanno sempre le cose per bene», in questo caso l’affidabilità discende direttamente dai numeri, numeri da record. Con 103 partite disputate in un campionato del mondo è, infatti, la prima nazionale a tagliare il traguardo delle cento gare. Ha partecipato a tutte le edizioni del mondiale fatta eccezione per la prima, quella del 1930 e quella del 1950 in cui fu squalificata. Lo score, anche in questo caso è impressionante. Per tre volte ha vinto il campionato, quattro volte è arrivata seconda, sempre per quattro volte si è classificata terza. In undici campionati del mondo è finita sul podio, tra le prime tre squadre al mondo. Detiene anche il record, insieme alla Spagna, di campionati europei, ne ha vinti tre. Una squadra sempre vincente, tanto nel calcio premoderno quanto nel calcio moderno e che da sempre s’identifica nella, ormai mitica, maglietta bianca con calzoncini neri.
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#giornimondiali_Argentina 78

Questo articolo è pubblicato anche su QuasiRete, il blog di narrazione sportiva di www.gazzetta.it

L’Italia che si appresta a giocare il mondiale in Argentina nel 1978, è una squadra diversa da quella che è stata eliminata malamente al primo turno nei Mondiali di Germania. C’è un nuovo allenatore, Enzo Bearzot, che ha preso il posto di Ferruccio Valcareggi, e una rosa rinnovata e ringiovanita. Gli unici quattro superstiti della spedizione mondiale in terra tedesca sono il portiere Dino Zoff, il difensore Mauro Bellugi, il centrocampista Romeo Benetti e l’ala destra Franco Causio.
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Oscar Farinetti e l’Abruzzo: storia di un amore possibile

Resto al Sud_Farinetti

Questo articolo è pubblicato anche su restoalsud.it

Tra Oscar Farinetti, l’inventore di Eataly, e l’Abruzzo è scoccato l’amore. Galetto fu il convegno “Ben fatto, non contraffatto. Dal Made in Italy all’Italian Sounding, come promuovere e difendere i nostri prodotti nel mondo”, voluto dal Sottosegretario all’Economia, Giovanni Legnini, abruzzese di Roccamontepiano. La tutela dell’italianità nel mondo, un tema grande è di vitale importanza per l’economia e la cultura del “Bel Paese” e che può permettere all’Italia di uscire meglio dal tunnel della crisi.
Ma andiamo con ordine, riavvolgiamo il nastro, e raccontiamo quella che è stata la giornata abruzzese di Oscar Farinetti.
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Cruijff e il calcio totale: la rivoluzione della grande Olanda

Il Centro 1 luglio 2014_02

Questo articolo è pubblicato anche sui quotidiani on line del Gruppo L’Espresso la Repubblica

La data di nascita ufficiale del Calcio Totale è il 1974. È vero però che i prodromi di quella che da tutti è definita la più grande innovazione calcistica dal dopoguerra a oggi, c’erano già tutti nelle quattro vittorie consecutive in Coppa dei Campioni del Feyenoord nel 1970 e dell’Ajax di Johan Cruijff e Johannes Jacobus Neeskens nel 1971, 1972 e 1973.
Le vittorie a ripetizione delle due squadre richiamarono l’attenzione dei club più titolati del Vecchio Continente sui calciatori più rappresentativi, e fu così che le squadre più titolate e ricche saccheggiarono, impoverendolo, il campionato olandese.
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Chi, dopo Prandelli?

Darmian, De Sciglio e Verratti con la maglia della nazionale italiana di calcio

Darmian, De Sciglio e Verratti con la maglia della nazionale italiana di calcio

Questo articolo è pubblicato anche su calciototale.eu

Spifferi provenienti dallo spogliatoio azzurro in Brasile rischiano di far diventare ancor più dolorosa la negativa trasferta mondiale della squadra di Prandelli. Perché se è vero e palese il fallimento tecnico dell’allenatore di Orzinuovi non erano noti i malumori dello spogliatoio. La sensazione è che l’allenatore non fosse più il punto di riferimento del gruppo, anzi che il gruppo, forse, non c’è mai stato. Certamente non era un gruppo coeso e per affermare questo non c’è bisogno di dare credito o meno alle indiscrezioni, basta riascoltare le dichiarazioni post partita di Buffon, De Rossi e dello stesso Prandelli.
Uno spogliatoio che non ha saputo tenere insieme le nuove forze con quelle già presenti, soprattutto che non ha compreso le indecisioni del tecnico. Indecisioni che hanno riguardato le convocazioni, l’assetto tattico della squadra e la scelta degli uomini da schierare.
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Argentina, la terra dei numeri 10

28 giugno 2014_02

Questo articolo è pubblicato anche sui quotidiani on line del Gruppo L’Espresso la Repubblica

Nella Top 11 dei più forti e famosi numeri 10 di tutti i tempi, stilata dalla FIFA, figurano tre argentini, due brasiliani, due francesi, un italiano, un tedesco, un ungherese e un romeno. E se consideriamo che l’antesignano e, per certi versi, il prototipo del numero 10, Omar Sivori, non fa parte di questa classifica, possiamo affermare con assoluta tranquillità che l’Argentina è certamente la terra e la patria dei numeri 10.
Da quando la numerazione per le squadre di calcio è diventata una regola fissa e uguale per tutti, inizialmente tale numerazione andava dall’1 all’11 mentre oggi è libera, la maglia che esercita il fascino maggiore è proprio la numero 10.
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