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La neve al tempo di facebook

C’è stata una fila lunghissima alla SIAE per registrare il titolo “La nevicata del ’12”. Il secondo ha registrato “La nevicata del 2012”. Il terzo, pensando di spiazzare tutti, ha tutelato “Una nevicata da fine del mondo”. Dal quarto in poi erano tutti in paranoia e hanno atteso il loro turno solo perché avevano aspettato sotto una fitta nevicata e aiutato a spalare gli accumuli di neve davanti al portone.

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Il partigiano, l’economista e il messaggio virale

La foto del novantenne partigiano greco, Manolis Glezos, strattonato dalla polizia greca e trattenuto da un signore con la mascherina sul viso, in piazza Syndagma ad Atene il 5 febbraio del 2010, durante la grande manifestazione democratica contro le misure economiche varate dal governo Papandreou, aiuta a riflettere sullo stato della democrazia nel nostro Continente.
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Punto Z _ La solitudine del numero uno

Questo articolo è pubblicato anche su QuasiRete, il blog di narrazione sportiva di www.gazzetta.it

La lunga, lunghissima, traversata nel deserto di Zdenek Zeman è terminata. Era iniziata in una calda giornata di luglio del 1998 ed è finita a Crotone nel freddo polare che avvolge l’Italia intera in questo inizio di 2012. Non è ancora la serie A, quella arriverà presto così come ci auguriamo in tanti, ma in questi giorni il boemo guarda tutti dall’altro in basso in virtù dei 51 punti realizzati, 25 partite con 55 reti all’attivo, che lo incoronano leader della classifica di serie B con la sua attuale squadra, il Pescara. Per i tifosi di Zeman, perché c’è un vero e proprio popolo di tifosi che seguela carrieradel tecnico boemo indipendentemente dalla squadra che allena, è una soddisfazione indescrivibile che va oltre l’affermazione sportiva. Il ritorno prepotente delle sue idee, «Non è vero che non mi piace vincere: mi piace vincere rispettando le regole» (questa le riassume bene quasi tutte), commuove e mi commuove fino alle lacrime.

«Il calcio sta cambiando. Purtroppo, aggiungo… Vorrei che il calcio uscisse dalle farmacie e dagli uffici finanziari e rimanesse soltanto sport e divertimento», era il 25 luglio del 1998 quando, rispondendo alle domande di un giornalista, con queste dichiarazioni contribuì a rendere migliore il mondo del calcio italiano e dello sport più in generale. Il popolo dei tifosi era con lui ma l’“establishment” non lo considerò un eroe. Gli presentarono un conto salatissimo e l’anno successivo anchela Roma gli diede il ben servito. La sua carriera era stata costellata esclusivamente da successi, un crescendo continuo. Dopo un lungo apprendistato nelle giovanili del Palermo, dalla stagione 1974/75 fino al 1982/83, approda al Licata e ottiene un primo, clamoroso, successo sportivo portando la squadra siciliana per la prima volta in C1 con una squadra composta esclusivamente da elementi provenienti dal vivaio. Dopo tre stagioni che lo vedono protagonista sulla panchina del Foggia, del Parma e infine al Messina, nell’anno in cui lancia nel grande calcio Totò Schillaci che diventerà capocantiere della serie B con 23 reti, approda ancora al Foggia. Qui in cinque anni, due in B e tre consecutivi in A, sfiora la qualificazione europea e costruisce un sogno che la stampa italiana denominerà Zemanlandia. Un’autentica macchina da gol capace di far decollare la carrieradi molti calciatori conosciuti e che, dopo l’esperienza foggiana, conosceranno nuova gloria anche con la maglia della nazionale italiana di calcio. I nomi sono noti. Giuseppe Signori, Ciccio Baiano, Roberto Rambaudi, Gigi Di Biagio, Igor Sahlimov, Dan Petrescu, Ivan Kolyvanov, Francesco Mancini. Dopo l’esperienza foggiana Zeman approda nella capitale, allenerà prima la Lazio e successivamente la Roma. Con la Lazio, prima degli investimenti miliardari di Sergio Cragnotti, conquista il secondo posto alle spalle della Juventus, mentre conla Roma, prima dell’arrivo di Capello che farà spendere alla famiglia Sensi diversi miliardi di lire, conquisterà il quarto posto.

Dalla luce abbagliante dei riflettori di quel quarto posto sono passati quattordici anni. Anni in cui il mondo del calcio, (che nel frattempo ha avuto aveva come protagonisti squallidi personaggi che oggi per fortuna, anche se con colpevole ritardo, sono stati emarginati e in alcuni casi estromessi anche formalmente) lo ha lasciato solo. Solo ad espiare una pena per un reatomai commesso. Zemanha attraversato questi anni con la schiena dritta e in perfetta solitudine. Non ha cercato alleanze nella stanza dei bottoni. Il mondo del calcio e la sua vita professionale sembravano ormai correre su binari paralleli. Però «tutti i fatti umani hanno un inizio e avranno una fine», cito a memoria un concetto espresso da un grande italiano, e perciò anche il lungo embargo è terminato. L’inizio della fine dell’embargo ha preso il via lo scorso anno in Lega Pro.Il tecnicodi Praga ha disputato un ottimo campionato allenando una squadra di calciatori poco più che ragazzi e pescando, ancora una volta, nei vivai di tante squadre italiane e trasformando perfetti sconosciuti in calciatori veri che oggi sono protagonisti in campionati di categoria superiore. Qualche nome? Lorenzo Insigne, Simone Romagnoli, Moussa Kone, Marco Sau, Bartosz Salomon, Karim Laribi, Diego Da Silva Farias, Salvatore Burrai.

La solitudine del numero uno è finita, il maestro è tornato.
Nessuno mai conoscerà i pensieri che lo hanno attraversato negli spogliatoi dello “Scida” di Crotone la sera d’inverno in cui ha riconquistato il primo posto assoluto in classifica con il Pescara. In molti invece hanno visto il suo volto felice, quella stessa notte, a Pescara. «E se ne va, la capolista se ne va, la capolista se ne va» cantavano i tifosi nel cuore della notte, all’Aeroporto d’Abruzzo, quando è atterrato l’aereo che riportava a casa la squadra e il suo allenatore dalla vittoriosa trasferta di Crotone. Sì,il Pescara tenta la fuga, «se ne va» intonano i tifosi del Pescara; i tifosi di Zeman si augurano invece che il maestro non vada più via, che resti per sempre nel calcio che conta. La solitudine del numero uno è finita davvero.

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Per ricordare Lucio Magri e la sua idea di mondo

Martedi 7 febbraio alle ore 17.00 presso l’ex Aurum di Pescara, Sinistra Ecologia e Libertà ricorda Lucio Magri e il suo impegno nella storia della sinistra. Saranno Roberto Musacchio e Luciana Castellina a ripercorrere le tappe della vita politica di una delle figure più nobili della sinistra italiana.

Sono trascorsi poco più di due mesi dalla morte di Lucio Magri avvenuta in Svizzera alla fine di novembre del 2011. Suicidio assistito. Una morte programmata e iniziata tre anni prima del 2011 quando morì sua moglie, Mara. Lo scrive lo stesso Magri in una struggente lettera di commiato agli amici e ai compagni letta da Famiano Crucianelli nel cimitero di Recanati il giorno della sua tumulazione.
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Mario Monti e l’Italia malata

Mario Monti

Mario Monti

II web ha rivitalizzato il luogo collettivo per eccellenza della discussione pubblica: la piazza. Ha trasformato la piazza reale delle nostre città in un luogo virtuale, in cui le coordinate del tempo e dello spazio sono mutate e gli interlocutori non sono più gli stessi di sempre. Offre la possibilità di discutere direttamente, se si hanno le opportune conoscenze tecnologiche e si frequentano i posti giusti, con i maître à penser, i dirigenti politici, gli uomini dello sport e dello spettacolo.
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Punto Z_Clamoroso al Cibali

Lorenzo Insigne

Lorenzo Insigne

Questo articolo è pubblicato anche su QuasiRete, il blog di narrazione sportiva di www.gazzetta.it

La fredda cronaca c’informa che Lorenzo Insigne è nato a Frattamaggiore, a metà strada tra Napoli e Caserta, il 4 giugno del 1991. Ha esordito in serie A con il Napoli il 24 gennaio del 2010 nella vittoriosa partita contro il Livorno per andare in prestito, sempre nello stesso anno, alla Cavese in Lega Pro dove ha giocato la parte finale della stagione. L’anno successivo, e siamo alla cronaca dell’altro ieri, Zeman lo chiama a Foggia sempre in Lega Pro, la vecchia serie C per intenderci meglio, dove gioca 33 partite realizzando 19 gol. Il resto è cronaca di ieri.
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I campi di concentramento d’Abruzzo e il “Giorno della Memoria”

Costantino Di Sante

«L’Abruzzo vanta il poco lodevole primato di essere la regione nella quale, durante la seconda guerra mondiale, il regime fascista istituì il maggior numero di campi di concentramento, ben 15, oltre a diverse località d’internamento libero». E ancora, «Fin da quando, nel 1994, appresi dell’esistenza dei campi di concentramento nella mia provincia, in seguito alla visione della mostra “Anni di Guerra. Teramo 1943-1944. Fascismo Resistenza Liberazione”, e iniziai le ricerche per la mia tesi, ho dovuto constatare come nel nostro paese, e nello specifico nella nostra regione, non esista un’adeguata politica della memoria».
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Punto Z_Nei numeri, un’idea felice della vita

Questo articolo è pubblicato anche su QuasiRete, il blog di narrazione sportiva di www.gazzetta.it

In Italia tante persone parlano a sproposito di giovani. Spesso si pronuncia la parola “ggiovani” con due g. Ne parlano innanzitutto gli uomini politici in campagna elettorale. «Il futuro è dei giovani», «Abbiamo il dovere di lasciare un mondo migliore per le future generazioni», «Occorre creare nuove opportunità per i giovani». Ne parlano spesso anche gli uomini di sport e gli allenatori di calcio in particolare. «Spazio ai giovani per una crescita internazionale del calcio italiano», «Bisogna investire sui giovani e dargli spazio in prima squadra», «Bisogna puntare sui vivai». Tanti ne parlano pochi, pochissimi, danno seguito alle buone intenzioni.
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Se si confonde la goliardia e il cazzeggio con la politica

Bersani_Hopper

Sul profilo Facebook di Pierluigi Bersani, il segretario del partito democratico, campeggia l’immagine di uno dei quadri più famosi di Edward Hopper, Nighthawks del 1942, taroccata con l’aggiunta dell’immagine, ormai famosa, dello stesso Bersani seduto al tavolo di un locale con un bicchiere di birra davanti mentre scrive un intervento politico.
Bersani è un uomo di spirito è noto a tutti, e questo sottolinea un aspetto positivo in un mondo, quello della politica, dove tutti si prendono troppo maledettamente sul serio.
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Nanni e Moretti e la sinistra da salotto che siede in Parlamento

Nanni Moretti

Nanni Moretti

Leggo con molto piacere, anzi proprio con gioia, che Nanni Moretti sarà il presidente della giuria del 65° Festival del Cinema di Cannes. Il festival transalpino è certamente il più prestigioso tra i festival dedicati alla settima arte e presiederlo è perciò un riconoscimento importante per la persona che riceve quest’onore e per il paese che questa persona rappresenta. Nanni Moretti in Italia è un regista che divide: piace molto o non piace affatto. Io appartengo alla prima categoria. Ho visto tutti i suoi film, e per tanti anni, soprattutto quelli dell’adolescenza e fino ai primi anni dell’università, è stato per me un vero riferimento, anzitutto culturale.
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