le mie recensioni

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La canea di questi giorni sul caso Eluana Englaro montata dal Governo e che vede come guest star il Vaticano di Ratzinger altro non è, a mio avviso, che un diversivo di Stato per distogliere l’attenzione sui problemi concreti che l’attuale maggioranza non è in grado di affrontare.
Non che i temi che il caso Englaro ha sollevato non siano temi importanti e per certi versi decisivi dello stare insieme, ma ci si poteva pensare prima e senza affanni. Eluana è in queste condizioni da diciassette anni e quindi qualunque tipo d’intervento poteva essere preso con tempi e modalità diverse.
Continue reading Diversivi di Stato
Sulla vicenda umana di Eluana Englaro negli ultimi giorni, alla canea precedente, si sono aggiunte affermazioni indecenti, pronunciate da politici a lunga, lunghissima, scadenza, che hanno contribuito a render ancor più barbaro il dibattito in corso. Un dibattito, quello che ha suscitato Beppino Englaro, il papà di Eluana, che ci riguarda direttamente. Riguarda le nostre coscienze, la nostra vita, la nostra anima.
Continue reading Eluana Englaro, la terra le sarà lieve
Governo di destra_uno.
Un decreto legge del governo di destra anche per la vita
Il Governo ha predisposto un decreto legge con un unico punto “Disposizioni urgenti in materia di alimentazione ed idratazione”, lo ha fatto per interferire nella vicenda umana di Eluana Englaro e dei suoi familiari. È una cosa indecente e inaccettabile.
Continue reading niente di personale
Tra le tante affermazioni che non condivido, su quello che viene definito comunemente dai media il caso Englaro, alla canea precedente si sono aggiunte nelle ultime ore affermazioni indecenti, pronunciate da politici a lunga, infinita, scadenza, che rendono barbaro il dibattito in corso.
E si perché il dibattito che ha suscitato Beppino Englaro, il papà di Eluana, è un dibattito che ci riguarda direttamente. Riguarda le nostre coscienze, la nostra anima, la nostra vita.
Continue reading L’ultimo respiro
Non ho mai scritto recensioni per libri di poesie. Forse non mi sento sufficientemente preparato per farlo. Leggo poesie ma mi sento più a mio agio tra i romanzi e i racconti e condivido molto del mio tempo con la saggistica e le biografie o le autobiografie.
Perciò ciò che segue più che una recensione la definirei una lettura altra, una sorta di dialogo a distanza nel tempo e nello spazio. Intercettare alcune emozioni attraverso la parola, le parole. Interpretarle forse. Seguire un percorso analogo a chi scrive e cercare nella semplificazione estrema e nella sintesi il significato vero e più profondo delle parole. Continue reading Pierrot scalzo, Cristina Mosca
La letteratura fa viaggiare la mente e trasporta in posti e dimensioni altre, aiuta a riscattare la realtà e offre opportunità che la vita vera, spesso, non è in grado di regalare. La città dei ragazzi di Eraldo Affinati è letteratura. Letteratura allo stato puro. Merce rara, da tutelare e conservare tra le cose più preziose.
Più che di fronte a un racconto si ha l’impressione di essere davanti a uno specchio. E la storia che si legge è una storia che si potrebbe definire di autocoscienza. Un modo per dirsi, ad alta voce, una verità incontrovertibile: da soli non siamo niente. E quando si pensa di avere dato tanto, in realtà si è ricevuto tanto.
Continue reading La città dei ragazzi, Eraldo Affinati
L’uomo indecente
La battuta sui militari e le donne per rispondere a una domanda sugli stupri, “Impossibile prevenirli. Servirebbero tanti soldati quante belle donne” evidenzia una volta di più, se ce ne fosse ancora bisogno, che l’uomo, Silvio Berlusconi, è un uomo indecente oltre che ignorante. Del resto, si sa, non bastano i soldi a modificare una persona. Sono sempre di più le occasioni in cui pensando di fare una battuta scivola sulla classica buccia di banana.
Continue reading niente di personale

E siamo arrivati all’ultima puntata di Zosia. Volevo ringraziare ancora Enzo Verrengia per questo bel regalo che ci ha fatto. E adesso scopriamo chi è l’assassino.
Riassunto. Interrogando Sergio, il capitano Montichiari, che indaga sull’uccisione di Zosia, scopre che due delle persone coinvolte, Bruna e Roberta, hanno rapporti con i Paesi dell’Est. Cui appartiene anche la Polonia, da dove proveniva la vittima.
Il coupé di Federico si avventò fuori dalla curva alle spalle del mio SUV nel tratto più impervio della strada a tornanti che collegava la costa al paese dell’entroterra in cui si trovava la stazione dei carabinieri.
La sgommata di Federico sul piazzale davanti alla villa, la mattina dell’arrivo, era stata una esibizione. Adesso dimenava i piedi tra acceleratore e freno per spingermi fuori strada. Il SUV ha il vantaggio della stabilità. A patto di mantenere velocità e assetto ragionevoli. Sui tornanti no. Il coupé di Federico inchiodava, il mio cassettone sbandava e perdeva la presa sull’asfalto.
Mirava a sorpassarmi e farmi deviare oltre il bordo della strada, dal lato della pendenza. Il SUV sarebbe precipitato fra i pini, con nessuna alternativa per l’autista, io.
Sorpresi Federico in contropiede. Uno smacco per l’ex calciatore di promozione. Infilai il SUV in un sentiero da picnic e affondai nella pineta fino a una piazzola. Lui, alle mie spalle, pigiava troppo per seguirmi all’impronta. Lo slancio del coupé l’aveva sospinto più in là. Per riprendermi dovette frenare a farsi una centinaio di metri in retromarcia. Io avevo avuto l’agio di scendere dal SUV e scarpinare fra gli alberi. Non correre, come una lepre o un coniglio.
Federico arrestò il coupé dietro il mio SUV e scese già di corsa, pigiando sugli aghi secchi con quei suoi piedi temprati alla sola maestria del calcio.
Gli balzai addosso dal ramo sul quale mi ero predisposto all’agguato.
Lo immobilizzai con un braccio a grosso rischio di frattura, se forzavo la presa.
– Secondo te, i carabinieri avrebbero creduto a un mio incidente con il SUV? – gli rimproverai.
– Confessavo io stesso – sibilò Federico. – Movente passionale, il mio. Vendetta. Tanto Zosia l’hai uccisa tu.
Ansimavo un po’ convulso, raschiando per l’umidità resinosa che si sprigionava dai pini.
– Sì – riconobbi alla fine. – Zosia l’ho uccisa io. Ma tu non volevi vendicarla. Hai altro da coprire. Per cui vale la pena finire dentro con una accusa diversa e patteggiare la riduzione della pena.
Sfoderai il telefonino e chiamai Montichiari.
Un attimo prima, la villa di Andrea e Bruna dominava il piazzale in cima alla salita di asfalto, non dissimile dagli altri templi innalzati dalla borghesia al culto della villeggiatura. L’irruzione delle auto di ordinanza con i lampeggiatori accesi e le sirene spente fu molto meno plateale dello stridore sul pietrisco del coupé di Federico, all’inizio della rimpatriata.
Io arrivai con il SUV dalla stessa direzione del giorno in cui, a tavola, dietro una bordata di parole maturava la morte di Zosia. Federico aveva deciso di risparmiarsi un’ingessatura al braccio e collaborava tacendo e astenendosi da gesti avventati. Specie dopo essersi reso conto di quello che sapevo sentendomi anticiparlo per telefono al capitano Montichiari.
Quest’ultimo venne dalla mia parte, mentre gli uomini dell’arma occupavano ogni via di accesso al piazzale.
La porta d’ingresso era aperta e non vi fu la necessità di bussare o sfondarla. Andrea, Bruna, Lorenzo e Roberta stavano sulla balconata, senza aperitivi.
Nessuno di loro ritenne di dover ulteriormente simulare. La loro occasione l’avevano perduta quella mattina, quando Zosia non era riuscita a uccidermi e io avevo spinto all’estremo la legittima difesa.
– Capitano – esordii, – purtroppo per lei, quelli che ascolterà sono soltanto gli avanzi di un’indagine molto più impegnativa.
Il bresciano solenne e brizzolato non ne fu scosso.
– L’idea della rimpatriata fu del Dottor Andrea Cansiano, dirigente dell’ASL. Perché ormai era sicuro che la mia ripresa delle frequentazioni puntava a tenerli nel mirino. Le mie consulenze al ministero non lo fuorviavano. Mi davano in quota a quei servizi di cui lo Stato ammette l’esistenza solo a malincuore. Anche la professoressa Bruna De Carlo, pediatra benefattrice, che aveva avuto l’idea di avviare il traffico di organi dall’est durante le sue esperienze nei balcani. Lì e più oltre, all’est, i bambini muoiono di violenza in quantità industriale. Bastava attivare il canale giusto e trovare i finanziamenti. La maestra Morrese inventa gli scambi pedagogici e il marito, l’alacre e salutista ragionier Losito, dirotta nell’impresa i soldi che affidano alla sua finanziaria. Federico Gentile si occupa dei trasporti di organi con la copertura di informatore scientifico che viaggia per distribuire medicinali. Comincia tutto cinque anni fa, quando in Polonia conosce Zosia, addestrata da servizi deviati di Varsavia, disposti a entrare nella combinata, fornendo una vigilante, lei. Ma in Polonia ci sono capitato anch’io, sulle tracce del traffico di organi. L’ultima volta, di recente. – Accennai alla busta con la bandiera polacca che conteneva la Madonna Nera regalata a Bruna. – Compito di Zosia era anche di provvedere agli intrusi della mia specie. Per questo hanno organizzato il fine settimana nella villa, invitandomi. Io sapevo che loro sapevano. Gioco di specchi. O scene. Di una recita che ha incluso le contumelie e i graffi di Roberta alla polacca. Il mattino dopo, Zosia mi ha seguito nella pineta, mentre passeggiavo. Era brava nell’omicidio a mani nude. Poco intonato per Zosia, che significa “saggezza”. D’altro canto, non c’è stato nulla di saggio in tutto questo.
Guardai Bruna, e in un istante mi ripresi tutto l’amore regalatole da adolescente.
Più tardi, Montichiari mi accompagnò sulla spiaggia: – Insomma, l’ha uccisa per legittima difesa.
Non era più una domanda. Montichiari spostò gli occhi da me a Federico. Malgrado volesse rimediare all’errore della polacca, lo avevo risparmiato. Gli imputati dovrebbero sempre arrivare in aula, senza perdite preventive.
– Ci rivediamo al processo, capitano – promisi. – La morte di Zosia sarà la parte meno rilevante.
Arrivò un elicottero anfibio, del Servizio: la mia preferenza degli apparecchi ad ala rotante come mezzi di trasporto. Mentre mi issavo a bordo, tornai sulla mia convinzione che certi panorami possono uccidere. Deve soltanto farlo qualcuno per loro. Hanno bisogno di un assassino. In questo caso, Zosia. Peccato per lei che anch’io me la cavassi a mani nude.
(6. Fine.)

Riassunto. L’inchiesta sull’uccisione di Zosia è condotta dal capitano Montichiari. Il quale per prima cosa scopre che nessuna delle persone coinvolte ha un alibi per le prime ore del giorno in cui è avvenuto il delitto.
L’omicidio di Zosia, per il solenne e brizzolato capitano Montichiari, poteva essere avvenuto all’interno stesso della villa di Andrea e Bruna, tanto ci chiamava tutti a una probabile colpevolezza. L’ufficiale dell’Arma scartava la tesi del balordo o dell’accolita respinti. Dalla perizia necroscopica sulla salma non si denotavano moventi sessuali. A Montichiari premeva acclarare il nostro piccolo assortimento, a partire dalla proprietà immobiliare.
Ordinaria e niente affatto cospicua, la villa non apparteneva al Dottor Andrea Cansiano, dirigente dell’ASL e protagonista recente di una lotta alla malasanità con il licenziamento di una cerchia di medici accusati di avere provocato la morte dei loro pazienti. La proprietaria era sua moglie, la professoressa Bruna De Carlo, luminare di chirurgia pediatrica, era apparsa in televisione durante le guerre balcaniche, celebrata dall’ONU dopo una serie di interventi nell’Europa orientale. Non meno straordinari dei suoi trapianti effettuati in occidente.
Il ragionier Lorenzo Losito, con la sua finanziaria, aveva contribuito a innescare un megaprestito di banche locali alle aree più disagiate dell’Europa orientale, da dove l’ex Impero del Male si era ritirato per inadeguatezza. Lo coadiuvava la sua brillante coniuge, la maestra Roberta Morrese, che favoriva scambi pedagogici con gli istituti elementari di quei Paesi usciti da una terza guerra mondiale mai combattuta ad armi nucleari e perduta sul piano dello sviluppo.
Quanto a Federico Gentile, la sua qualifica di informatore scientifico suonava irreale fra tante celebrità. Compresa la mia che, pur essendo tutt’altro che visibile in termini di giornali e televisione, aveva l’autorevole supporto della Farnesina. Dal Ministero mi qualificavano “collaboratore”. Il capitano stampò la mail e me la sventolò da dietro la scrivania del suo ufficio al comando stazione.
– “Collaboratore” non significa “innocente di diritto” – sbraitò.
– No – gli concessi.
– Cominciamo da questa riunione fra amici nella villa dei Cansiano.
– Dei De Carlo, capitano ribadii. – L’ha ereditata Bruna dai suoi, e lei e il marito non ci vanno quasi più, d’estate. Hanno acquistato qualcosa di più consono a Zermatt, con vista sul Cervino. La villa, qui, la sfruttano solo per queste rimpatriate.
– Appunto, parliamone – mi incoraggiò Montichiari. Non per ascoltare pettegolezzi, ma per acquisire agli atti la mia versione delle circostanze. Un altro modo di definire la delazione.
– Si ritrovano nei periodi meno frequentati. Che so, a febbraio, prima del caldo, o a fine estate.
– E lei?
– Io? Dopo il liceo, li avevo persi di vista per i miei incarichi poco sedentari. – Puntai l’indice sullo stampato della mail inviata dalla Farnesina. – Poi, cinque anni fa ho ripreso a incontrarli e mi toccano anche le rimpatriate alla villa.
Montichiari aprì la mano destra e la spinse verso di me: – Cinque anni? La stessa epoca del viaggio di Gentile in Polonia. Da dove è tornato con la morta.
– Piace anche a lei la matematica, capitano?
– Sì, quando trasforma le coincidenze in possibili moventi. Lei, cinque anni fa, ritrova il Gentile, già suo compagno di liceo, che ha divorziato e torna dalla Polonia con una donna giovane e attraente. Un incentivo a rinfocolare l’amicizia.
– Varrebbe anche per Andrea e Lorenzo. Il dottor Cansiano e il ragionier Losito. Anche loro hanno conosciuto Zosia cinque anni fa, ma si vedevano da prima con Federico, con il Gentile. Non avevano mai perduto i contatti, dopo il liceo.
– A proposito, perché, anche se ha fatto il liceo, Losito è ragioniere?
– Perché gli interessava lavorare subito nelle finanziarie e, anziché sopportarsi quattro anni di economia all’università, ha dato la maturità commerciale da privatista.
– Poteva risparmiarsi il liceo.
– No. Lì era più facile prepararsi un buon matrimonio. La Morrese. Roberta. Figlia di latifondisti che hanno investito una congrua parte di profitti agricoli nella finanziaria del Losito. Tutti recuperati con gli interessi.
Montichiari annuì. Quindi si sporse in avanti: – Tutto questo, però, va molto indietro nel tempo.
Sì. Anche quello che avevo omesso. Lo scotto di essere scartato da Bruna in favore di Andrea.
– Avviciniamoci all’epoca dell’omicidio. Il giorno prima, alla villa.
Non un giorno intero. La metà. Eravamo arrivati per l’ora di pranzo, rimandandolo soltanto di quei pochi minuti frivoli da dedicare all’aperitivo, subito inquinati dai risentimenti verso Zosia.
Risentimenti culminati nella lite del pomeriggio, che riferita a un capitano dei carabinieri, sfociava nella delazione.
– Sa, qui noi dopo pranzo abbiamo l’abitudine della controra – iniziai.
Un altro assenso muto di Montichiari.
– Federico, il Gentile, non l’ha sciupata per la pennichella. Lui diceva che Zosia era una bomba a tempo e voleva consumare la miccia prima dell’esplosione.
– Chiarisca.
– Era molto più giovane di lui e poteva succedere che lei si stancasse. Oppure che per il Gentile arrivasse l’età delle ridotte prestazioni.
L’assolo di Federico aveva praticamente invaso tutte le orecchie di casa. Soprattutto quelle di Roberta, che a cena, dopo la mia conversazione a due con Bruna, era andata sull’esplicito nelle recriminazioni su Zosia.
– Sai che cosa mi dà fastidio di voi che venite qui a disastrare le famiglie? – le aveva urlato. – La spudoratezza. Vi fa piacere che si “senta” come siete brave.
– Se qualcuno si sentiva, era Federico – la corresse Andrea, a testa bassa.
– Ma che, siamo bambini? – si schermì Federico, compiaciuto.
– Bambini? – gridò Roberta. – Io vado all’est per educare una nuova generazione di bambini, o meglio bambine, che devono crescere con il rispetto della propria persona. Non siamo tutti corpi da vendere, hai capito, Zosia?
– Tu e tu vende lo stesso, con matrimonio – aveva replicato la polacca, con quella sua magistrale abilità di superare il volume altrui a sussurri.
Bruna si era lasciata assalire dal demone del rancore, pronunciando per la prima volta un epiteto inequivocabilmente osceno all’indirizzo di Zosia.
Roberta aveva travalicato. Non tutti i segni sul cadavere erano dei gabbiani. Alcuni derivavano dai graffi inferti a Zosia da Roberta prima che la bloccassimo.
(5. Continua.)
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