le mie recensioni


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Istanbul, Orhan Pamuk

È il libro più bello che abbia letto negli ultimi anni. L’autobiografia di Pamuk e di Istanbul, Istanbul appunto. Un libro in cui la tristezza o tristesse o hüzün, scioglierete il nodo dopo aver letto il libro, è bellezza ed è il tratto distintivo che caratterizza e pervade tutto il viaggio che il libro ci propone.

«Istanbul non somiglia affatto alle città tropicali dal punto di vista climatico, geografico o della povertà sociale, ma per la fragilità delle sue esistenze, per la sua lontananza dai centri occidentali, per il «mistero» delle sue relazioni umane, che un occidentale farebbe fatica a comprendere, e per il senso di tristezza, che ricorda ciò che Lévi-Strauss chiama tristesse. Per definire non il dolore che affligge il singolo, ma una cultura, un ambiente in cui vivono milioni di persone e un sentimento, il termine hüzün è molto adatto, come tristesse […]»

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Valencia & dintorni

Sono stati quattro giorni belli quelli trascorsi a Valencia. Per la precisione due a Val d’Uixò e due a Valencia. È stata per me una piacevole pausa per i ritmi, abbastanza sostenuti, degli ultimi tempi. Il penultimo appuntamento, l’ultimo sarà a Bruxelles il 17 settembre, di un progetto transnazionale sul quale stiamo lavorando da circa due anni.
Dicevo giorni belli. Fuori dal ritmo folle al quale, sembra, ci siamo tutti assuefatti, io per primo.

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Le vespe di Panama_3

«[…] se Pentesilea è solo periferia di se stessa e ha il suo centro in ogni luogo, hai rinunciato a  capirlo. La domanda che adesso comincia a rodere nella tua testa é più angosciosa: fuori da Pentesilea esiste un fuori?»
Italo Calvino, Le città invisibili, Einaudi, Torino 1984

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Le vespe di Panama_2

«Andare a Disney World per farsi di acido e vomitare su Topolino non è rivoluzionario: andare a Disney World perfettamente consapevoli di quanto ridicolo e negativo sia tutto ciò, e, malgrado ciò, divertirsi in modo innocente, quasi inconsapevole, persino psicotico, è un altro paio di maniche. Questo è ciò che Certeau descrive come «l’arte di stare in mezzo», e  questa è la sola via per la vera libertà nella cultura d’oggi. Stiamo perciò in mezzo. Divertiamoci con Baywatch, le Camel, la rivista Wired, e persino con i libri in carta patinata sulla società dello spettacolo, ma non soccombiamo mai al loro fascino ammaliante.»
Hermenaut, Popular Culture, 1995

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Le vespe di Panama

Nei prossimi giorni vi proporrò una recensione di uno scritto di Zygmunt Bauman, Le vespe di Panama, una riflessione su centro e periferia, presentato a Torino all’ultima edizione della Fiera del libro. Questo piccolo opuscolo non è in vendita ed è un omaggio che l’editore Laterza, che pubblica in Italia l’opera di Bauman, ha fatto ad uno dei più importanti sociologi della contemporaneità.
Il tema centro e periferia è un tema che m’intriga molto. Ho scritto anch’io piccole cose su questo tema, in tempi e contesti diversi, e prima della recensione al lavoro di Bauman volevo proporvi tre miei brevi pensieri sul tema.

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In Alaska i primi profughi dell’effetto serra

Newtok è un villaggio indiano, si proprio indiano, che si trova in Alaska. Ci vivono 318 persone che sono i primo profughi dell’effetto serra. Il loro villaggio infatti rischia di sparire in un mare di fango a causa dello scioglimento dei ghiacciai.

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Macrocosmi erotici, Cristiana Rumori

Ho conosciuto Cristiana Rumori in una bella domenica, piena di sole. È stato ieri, mezz’ora prima di presentare il suo libro alla libreria Book & Wine di Pescara.
Abbiamo parlato, ci siamo “annusati”, forse conosciuti un po’. Abbiamo scoperto, parlando, di avere alcuni interessi in comune, che ci piacciono i film di Wim Wenders e che il racconto più bello del suo libro, lo stesso per tutti e due, è…, ma questo forse non posso dirvelo.
L’esordio letterario di Cristiana è un’esordio positivo, molto positivo.

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Torino_Fiera del libro

È stata una bella edizione della Fiera del Libro, la ventesima per l’esattezza, quella che si è conclusa a Torino. Rispetto alle passate edizioni c’è stata qualche defezione di troppo rispetto alle iniziative previste e forse qualche autore in meno. La spiegazione che mi sono dato è che ci sono meno libri “importanti” in giro. I confini, il tema conduttore di quest’anno.

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Torino_Fiera del Libro_3

Torino 13 maggio ore 13.50
ore 14.30. Daniele Del Giudice, lectio magistralis: Lo spazio dei nuovi confini. Daniele Del Giudice è una persona schiva, molto riservata. Parco. Quando parla o quando scrive, misura con parsimonia le parole, le utilizza con sapienza. Per introdurre l’argomento della sua dissertazione esordisce così: «È buona norma partire sempre dalla radice delle parole perchè le etimologie contengono il loro significato più autentico. »È una lezione dotta, affascinante. Sono felice di essere stato presente.
ore 15.40. Zygmunt Bauman. Per me l’evento più importante di tutta questa edizione della Fiera del libro di Torino. I suoi scritti sono oggi sicuramente i più citati soprattutto in ambito politico. La sua definizione di società liquida ci attraversa e c’immerge. A Torino non ha presentato l’utimo libro, ma ha parlato di nuova concezione di centro e periferia partendo da una ricerca di professori americani che hanno studiato sciami di vespe. Ci tornerò nei prossimi giorni e pubblicherò questo suo studio.

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Torino_Fiera del Libro_2

Torino 12 maggio ore 18.05
ore 13.00. Marino Sinibaldi presenta Niccolò Ammanniti e il suo ultimo libro, Come Dio comanda.
La prima domanda è semplice e diretta: come si scrivono i libri? Niccolò Ammanniti, che è stato introdotto dal presidente della Fiera del Libro Ferrero, inizia con un simpatico siparietto con Sinibaldi. In particolare parla del suo esordio letterario avvenuto con una pubblicazione curata dalla Cgil e dopo, sempre con tanta leggerezza passa a rispondere seriamente(?) alla domanda di Sinibaldi. «Scrivo perché penso che in questo modo riesco ad aprire una porta e ad uscire fuori […] Mi diverto a scrivere […] Ci metto dentro tutto ciò che conosco […] In questo senso Branchie è il mio libro più autobiografico.» Sinibaldi asseconda Ammanniti, si sente che c’è grande amicizia e affinità tra i due. inizia quindi un botta e risposta entusiasmante. Sinibaldi, Mi piaceva la concezione manipolatrice dei cannibali. Ammanniti, Il racconto è la prima froma espressiva per chi vuole scrivere. È come un bacio veloce che però ti lascia a lungo il sapore in bocca. Sinibaldi, una metafora. Ammanniti, non so nemmeno io perché l’ho detto. Sinibaldi, Il tuo Io non ho paura è un unicum. Ammanniti, Ma manco pe’ niente. E poi serio si va alla conclusione perché il tempo è finito e c’è un altro libro da presentare, ma prima di andare via Ammanniti trova il tempo e l’ispirazione per dire, «Non c’è più lo spazio per annoiarsi. Non c’è più lo spazio per far uscire il fantastico. Non si sta più soli in una stanza ad annoiarsi dalle 2 alle 4 di pomeriggio.»

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