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Romanzo privato

Questa articolo è pubblicato su Gariwo Mag

Romanzo privato di Stefano Petrocchi si apre con una data pubblica: 15 maggio 1986. Il giorno in cui l’ottantasettenne Jorge Luis Borges si sposa con María Kodama in Svizzera. Il giorno dei funerali della protagonista di questo libro, Maria Bellonci. Il giorno in cui si annunciano i finalisti della quarantesima edizione del premio Strega, tra i quali compare per la prima volta Maria Bellonci con Rinascimento privato. Il giorno in cui, per la prima volta, manca Maria Bellonci. A questo punto ci sono tutti gli elementi per iniziare a leggere Romanzo privato.

Ideatrice e organizzatrice del premio non aveva mai partecipato come autrice, anche perché «l’esistenza dell’animatrice culturale e quella della scrittrice sarebbero trascorse l’una accanto all’altra come due rette parallele. Ma una delle due è una linea continua: il premio si ripete di anno in anno, ha bisogno di cure costanti. L’altra procede a tratti: ora con più, ora con meno vigore». Per il premio aveva sacrificato la dimensione di scrittrice.

Quell’anno, l’anno del quarantennale e l’ultimo della sua vita, decide di partecipare. Pochi giorni dopo scopre che la malattia non le lascerà molto tempo.

Stefano Petrocchi è abile nel selezionare aspetti privati della vita della scrittrice mai fini a sé stessi, ma sempre funzionali a restituire e associare la sua figura alla letteratura e viceversaÈ il caso, per esempio, di André Desjardins «il prete canadese apparso nella mia vita ma tenuto sempre lontano per una misteriosa ragione: questa! Doveva entrare in un libro», nel libro che gli varrà, postumo, il premio Strega.

La prima parte del libro è dedicata al carteggio epistolare di amorosi sensi letterari tra il prete canadese e la Bellonci. Un amore letterario che vive di tempi lunghi e che non concede risposte. La trasposizione di questa vicenda nel romanzo costituisce una grande lezione di scrittura.

Piccolo libro delle consolazioni segrete, il carteggio tra Maria e Goffredo Bellonci e quello con André Desjardinsinsieme a Diario breve, costituiscono l’enorme materiale documentario sul quale Petrocchi lavora per regalare a tutti gli appassionati di letteratura uno scrigno di perle da centellinare e leggere con calma per goderne, fino in fondo, del loro luccichio e splendore.

Lo stesso luccichio permane nelle pagine dedicate al rapporto tra Maria e colui che diventerà suo maritoGoffredo Bellonci, del quale prenderà il cognome con cui entrerà nella storia letteraria italiana. In queste pagine si entra nell’intimità del loro rapporto, un’esposizione che pone interrogativi allo stesso Petrocchi.

«Questa parte della corrispondenza produce sensazioni contrastanti. Da un lato se ne ricavano notizie di prima mano circa la quotidianità e il carattere dei due, e il ruolo che l’uno ha avuto nella formazione dell’altra […] Dall’altro ci si sente colpevoli di spiare una coppia dal buco della serratura, salvo un attimo dopo essere presi dal dubbio di assistere non alla vita vera ma a una sua ridondante rappresentazione». E in effetti in queste pagine il rischio del voyeurismo è sempre presentebenché Petrocchi riesca quasi sempre a ricondurre il materiale privato a una riflessione letteraria.

Scrive Goffredo su Maria, «Io non credevo che fosse possibile incontrare nell’aspra vita terrena la creatura che abbiamo sognata, che abbiamo vagheggiato nella fantasia, per la quale – ignota – abbiamo avuto il cuore in tumulto. Quando l’ho incontrata, in te, ho sentito una gioia non comparabile se non al timore di perderti […] Tu non sai quale dolore gravi sulla mia povera fronte al solo pensiero che a mano a mano che tu acquisti e conquisti coscienza della tua naturalità (perdona la parola) e dell’umanità della tua anima, io possa scolorire al tuo intelletto, mancare alla tua fantasia e ai tuoi sensi».

E Maria su Goffredo in un altro momento della loro vita, «con lui anche una convivenza di anni non ha portato ad una conoscenza precisa: c’è in lui una parte teorica di idee che mi sfugge, ma esiste al di fuori della mia conoscenza. Quando io l’amo di più è proprio quando lo sento ragionare di economia o di filosofia: e allora la sua figura mi si compone intera, ammirabile, misteriosa, come occorre che sia la persona che si ama».

Leggere questa corrispondenza rende vivi i protagonisti che nel loro palpitare esprimono un’idea felice della vita. Voglia di imparare, ammirazione e stima professionale, tensione positiva e intimità che trasforma Maria in Micci e Goffredo in Picci. Una coppia forte, più forte dei lunghi momenti vissuti separatamente. Più forte della gelosia, più forte della differenza di età.

Tutto ciò che scrive Petrocchi in Romanzo privato concorre a una conoscenza più approfondita della persona Maria e della scrittrice Bellonci. Lo sono le dediche sui libri di casa Bellonci dalle quali si evincono il modo di essere e perfino il carattere di chi li autografa, così come il modus operandi della scrittrice. In particolare, la dedica che le regala Umberto Eco sul frontespizio de Il nome della rosa, «a Mara Bellonci, che sa i segreti di altri labirinti», profetica e rivelatrice di ciò che sta per accadere nella carriera letteraria di Maria.

C’è spazio anche per soffermarsi sulla scrittura e la struttura dei libri della Bellonci. Sulla costruzione delle sue narrazioni in cui «sovrappone realtà e immaginazione allo scopo di confondere la voce dell’autrice e quella della sua protagonista».

Ancora una volta la vita vissuta che trova riscontro nella letteratura e viceversa. Non ci sono confini nella sua scritturanon c’è separazione tra storia e finzione. Una scrittura che anticipa una forma di narrazione che non asseconda mai il gusto del tempo attraverso «giochi stilistici della prosa d’arte». Una scrittura autonoma che predilige la contaminazione. Ed è forse proprio in questa continua osmosi tra vita e letteratura che Petrocchi individua il segreto più autentico di Maria Bellonci.

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